Gruppo: Black Rainbows
 
Formazione:
  • Gabriele Fiori - Chitarra e Voce
    Daniele Conti - Batteria
    Marco De Masi - Basso
 


 


Qual è la storia dei Black Rainbows? Come sono nati? E cosa hanno fatto sinora?

I Black Rainbows nascono dopo l'uscita di Gabriele (chitarra e voce) dai Void Generator, altra band space rock con cui suona dal '98, da lì sono stati registrati dei brani, che sono stati inviati in giro per etichette e a rispondere è stata la francese Longfellow Deeds records. Che propone un contratto per ben tre dischi e con la quale poi nel tempo si instaurerà un ottimo rapporto. Si è cominciato a lavorare piano piano con l'uscita del primo disco e cominciando a esplorare il mondo dei live non solo nella propria città, che è Roma, ma anche in giro un po' per l'Italia, vedendo cosa proponevano i locali e la gente fuori dal raccordo anulare! Da lì in poi una valanga di date in giro non solo per l'Italia, ma anche in Europa, con tre tour alle spalle in Germania, Austria, Svizzera, Slovenia e un gran numero di aperture con Airbourne, Nebula, Dead Meadow, Black Mountain, Los Natas, Witchcraft, White Hills, Micheal Davis from MC5, Fatso Jetson, Vic Du Monte’s Persona Non Grata e Alfredo Hernandez dei Kyuss. E vari festival qua e là, compreso lo Stoned From The Underground in Germania, la più grande manifestazione per l'heavy psych. Proprio ora sta uscendo il nuovo lavoro "Carmina Diabolo": quarantacinque minuti di stoner e heavy psych, bella produzione, in cd e vinile doppio formato gatefold limited edition! Con fantastico artwork made by Angryblue, noto illustratore americano.

Ha preso vita quest'anno il vostro secondo album "Carmina Diabolo", forse meno istintivo del debutto "Twilight In The Desert", ma che denota un netto passo in avanti sia nella composizione che nel ricreare atmosfere intrise di psichedelia. Quali sono le differenze che ritenete fondamentali fra i due lavori?

"Twilight..." è nato in studio, anche un po' per gioco, mi sono avvalso di due amici come turnisti in realtà, e non era esattamente il sound che cercavo. Le tracce sono belle, sì, ma non era ancora stato definito bene il sound dei Black Rainbows. Nel tempo insieme a Daniele alla batteria e Marco al basso si è trovato un proprio sound, il quale è il prodotto di decine di concerti, prove in sala, provini di registrazione e dalla scelta dei brani che ritenevamo più opportuni inserire nel disco, dato che avevamo una valanga di materiale tra cui scegliere!

A cosa si riferisce il titolo "Carmina Diabolo"?

A nulla in particolare, in ogni disco mi piacerebbe affrontare un tema diverso, in "Twilight..." c'era il deserto a farla da padrone; qui ci siamo voluti spingere in argomenti piu accattivanti come il diavolo, nulla di esoterico intendiamoci, solo usare questa figura come tematica per l'album; e l'artwork aiuta molto a figurare quest immagine!

All'interno del disco ci sono tracce definibili come hit ("Under The Sun", "Bull & Bones" "Carmen Diabolo", "The Witch"): come nasce un vostro brano? È cambiato l'approccio compositivo nell'arco di questi ultimi due anni?

Io personalmente non riconosco delle hit in particolare, come ti dicevo sono stati scelti i pezzi a nostro avviso migliori, qualcuno è leggermente diverso dall'altro per differenziare un po' l'ascolto, ma in linea di massima ci piace un po' tutto! Spesso sono io che porto dei riff che vorrei sentire realizzati con batteria e basso, ho il telefono e il computer pieni zeppi di riffetti che mi spuntano fuori in ogni momento e quindi poi proviamo a incollare un po' di questi pezzettini e vedere cosa succede. Altre volte, come sta succedendo ultimamente, stiamo ore a jammare e avendo la fortuna di avere il mio studio di registrazione a disposizione possiamo fare delle belle prese dirette e riascoltarci un po'! Avendo poi sviluppato in questi anni un'intimità musicale molto alta, ci conosciamo come musicisti e ci capiamo abbastanza in fretta, sappiamo già cosa vogliamo, dove deve andare il pezzo, che tiro deve avere, senza troppe chiacchiere! Prima era diverso, essendo un progetto più acerbo e indefinito, ora chiaramente sappiamo molto di più cosa vogliamo e dove vogliamo arrivare.

Quanto influisce il vostro background musicale nella stesura dei pezzi? Ci sono band a cui è quasi impossibile rinunciare quando si crea un "proprio" sound stoner?

Beh sì, le influenze stanno lì in bella mostra, ma bisogna comunque lavorare sodo per tirare fuori quel qualcosa di caratterizzante che hai te e soltanto te; è chiaro, si sta suonando un tributo a un genere già esistente, c'è poco da sperimentare, anzi più si va avanti e più si guarda alle band passate dei '60 e '70 come molte grandi band di oggi stanno facendo, cioè lasciare il territorio detto più stoner per avvicinarsi a quello piu settantiano. Però occupandoci tutti e tre anche di altri generi, anche lontani dal rock questo ci aiuta a volte a contaminare la musica con altri germi, magari dal funk al blues, al jazz addirittura.

Su cosa incentrate i vostri testi?

Direi su varie cose, non sempre ci sono dei riferimenti marcati. Si può andare dal racconto di "Babylon", la storia di Babilonia, a "Space Kingdom", suite con un testo che parla del Signore Dello Spazio. Sempre di spazio si parla in "Return To Volturn", un immaginario viaggio per tornare alla terra madre Volturn! Mentre nel passato disco ci sono chiari riferimenti al tema deserto.

La scena mondiale oltre a nomi altisonanti come Kyuss, Fu Manchu, Los Natas (mi limito a questi, la lista sarebbe troppo lunga) ha portato alla ribalta formazioni come Monsters Of The Ordinary, Mexicola Oil Company, Black Pyramid e Serpent Throne. Come si muove la scena nostrana? Ci sono gruppi che vi sentireste di consigliare?

Sinceramente di questi nomi non ne conoscevo nessuno e me li sono andati a vedere subito! Nella nostra scena fortunatamente stanno nascendo un po' di gruppi, segnale che il genere va ancora, è apprezzato. Sicuramente non avrà un vasto pubblico, ma è un buon pubblico che segue questi gruppi e li apprezza quanto devono! I gruppi credo che si conoscano già, ma di sicuro band come OJM, Zippo, Doomraiser, El Thule, Ufomammut, Midryasi e altri stanno facendo la storia di questo genere nel nostro paese. L'unica cosa è che all'estero non ci conosce nessuno! Quindi avanti a spingere, spingere, spingere fuori dal nostro paese che non sempre ci regala belle situazioni.

Da dove traete la voglia e lo spunto per suonare uno stile desertico e allucinato che pesca in un territorio morfologicamente distante dal nostro?

Semplicemente dalla passione che ci lega a questo genere, come ti dicevo oramai questo disco è meno lisergico e desertico rispetto al primo, lo considero più hard, heavy psych. Personalmente è da quando ho dieci anni che sento Kyuss, Monster Magnet, Motorpsycho e company, quindi non ce lo avrò nelle vene il deserto, ma in testa e nelle orecchie di sicuro!

Ci sono elementi emotivi che ritenete necessari per potersi calare in fondo alla natura di questo genere?

Sicuramente un'apertura diversa da chi ascolta metal e altro, questo non è un genere esattamente definito, l'heavy psych può andare dallo space rock degli Hawkwind e Ufo, al prog dei King Crimson, alla psichedelia dei Pink Floyd, Dead Meadow, allo stoner dei QOTSA, al rock più veloce degli MC5 o all'acid blues dei Blue Cheer, quindi un'apertura sia musicale che mentale, l'uso di droghe allucinogene e non eccitanti è stato fatto ed è in uso da molte band ad esempio.

Siete stati il gruppo d'apertura per gli Airbourne nella loro data romana, com'è andata la serata? È stata inaspettata se non erro: forfait di un'altra band?

Sì, siamo stati chiamati il giorno prima dello show, non so bene cosa sia successo alla band, ma è andata così per fortuna. Tutto all'ultimo momento, quindi Daniele (batterista) ha dovuto chiedere un permesso al lavoro che ci ha tenuto un po' sulle spine, ma alla fine tutto per il meglio! Quindi prove la mattina del concerto (che vi assicuro in quell’orario non sono gradite affatto, quando suoni Heavy Psych!) La serata in sé è andata molto bene, avevamo già partecipato a festival da duemila persone ed eravamo appena tornati da due settimane di tour in Germania, quindi non eravamo troppo nervosi, ma solo ansiosi di farcela pigliare bene e di far divertire il pubblico e così è stato. Ci saranno state settecento persone quando abbiamo suonato (così mi hanno detto gli organizzatori), abbiamo fatto trenta minuti di scaletta con pezzi un po' tirati, appunto per stare in tema con la serata. Il pubblico mi è sembrato entusiasta, anche dalle varie recensioni sulle webzine e i ringraziamenti sui vari social network che ci sono stati i giorni seguenti.

Quali sono state le esperienze più belle e quelle più brutte capitatevi on stage?

Beh, quella più divertente proprio nel tour in Germania, eravamo su al nord vicino Amburgo e abbiamo suonato in un posto chiamato Crazy World, ci siamo accorti dopo del perché: una valanga di gente fuori di testa, oltretutto bevutissima, che ha cominciato ad arrampicarsi sulle travi del soffitto proprio sopra le nostre teste, mentre stavamo suonando, ci sono anche le foto sul Myspace! Ma di orribili non ce ne sono state, magari quando se ne va via il segnale dell'ampli e non capisci perchè, o ti si rompe il pedale della cassa e pensi «e ora che ca*** faccio?!».

Come state promuovendo "Carmina Diabolo"?

In Italia il disco è distribuito tramite Goodfellas e promosso con Narcotica, ci stiamo muovendo sia sulle riviste cartacee con spazi pubblicitari, interviste, recensioni che su webzine. Alla base ci sono però sempre i concerti, ai quali riusciamo a vendere sempre un po' di merchandise. Per l'estero cercheremo di fare il possibile, facendoci aiutare anche dai contatti che abbiamo sviluppato in questi tempi; in Francia c'è la nostra etichetta che se la cava bene con interviste a piena pagina e vendendo parecchie copie, staremo a vedere.

Vi ringrazio per il tempo dedicatoci, a voi un ultimo messaggio per i nostri lettori.

Supportate la vostra scena locale, compratevi il disco, soprattutto il vinile, costatoci sforzi sovrumani e più di un anno di lavoro! Rock on!