SCENT OF DEATH
   
Gruppo: Bologna Violenta
 
Formazione:
  • Nicola Manzan - Tutto
 

SCENT OF DEATH


Abbiamo il grande piacere di ospitare sulle pagine di Aristocrazia Webzine l'eclettico e talvolta controverso artista veneto Nicola Manzan, conosciuto ai più col nome d'arte di Bologna Violenta.


Buonasera Nicola, benvenuto su Aristocrazia Webzine.

Nicola: Grazie ragazzi, buonasera a voi

Inizierei in medias res visto che è appena uscito il tuo quarto album [24 febbraio, NdR]. Cosa dobbiamo aspettarci da questo nuovo episodio di Bologna Violenta?

Bella domanda [ride]! Da un punto di vista musicale è la conferma di quanto fatto fino a ora, è come se avessi preso l'istintività del primo album e l'avessi mescolata con "Utopie E Piccole Soddisfazioni" [il terzo album, NdR], la sento un po' così. I pezzi saranno brevi e il disco sarà molto violento e veloce. Già "Il Nuovissimo Mondo" [il secondo album, NdR] era un mix delle due cose, ma all'epoca forse ero ancora troppo poco coraggioso per certi versi, e la differenza si noterà soprattutto a livello contenutistico. Mentre prima i temi orbitavano attorno ai "mondo-movies" e ai poliziotteschi, e l'ultimo disco parlava sostanzialmente di me e delle mie piccole cose, in questo ho affrontato la storia della Banda Della Uno Bianca.

Un tema quantomeno particolare.

Sicuramente particolare, ma è un tema che ha toccato da vicino la città di Bologna e anche me personalmente. Vi racconto una breve storia: quando dal Veneto mi sono trasferito a Bologna a inizio anni 2000, una sera andando a casa d'amici mi sono trovato al Pilastro [un quartiere di Bologna, NdR), dove c'è stato l'eccidio del '91, che già ricordavo come uno degli eventi che più mi impressionarono da adolescente. Tornando a casa la stessa sera, trovai in tv un programma della Leosini che intervistava un membro della banda. Da quel momento ho sempre pensato che sarebbe stato un argomento su cui sviluppare un disco. Dopo dieci anni ho capito che era arrivato il momento. Pensa che la copertina è pronta dal 2007.

Ti ha veramente segnato.

Sono una persona che si fissa su cose apparentemente da poco, la mia adolescenza è stata all'insegna di Metallica, Nirvana e Uno Bianca [ride].

Torno al disco: si tratterà quindi di un concept a tutti gli effetti.

Sì, anche se non sono un amante dei concept alla maniera del progressive che si concretizzano in ore e ore di roba psichedelica, piuttosto mi piacciono le storie raccontate in musica, aspetto che mi è stato lasciato più che altro dalla musica classica. La ricerca di informazioni è stato un lavoro da nerd, una valanga di luoghi, date, notizie. Il materiale da cui poter attigere era enorme. La cosa veramente difficile è stata trattare eventi che hanno segnato la vita di persone, non sapevo quanto scavare a fondo. Dietro le mere vicende ci sono argomenti che sono davvero più grandi di me. Considera che parte degli sbirri che componevano la banda stanno per uscire di galera, altri sono già fuori e i famigliari delle vittime ovviamente sono molto coinvolti negli eventi e hanno il dente tuttora molto avvelenato.

Come potrebbe essere altrimenti.

La difficoltà di mettere in musica eventi tragici di questa portata mi ha spinto a inserire un pamphlet per aiutare l'ascoltatore a seguire il disco. Considera che degli oltre cento crimini commessi dalla banda ho scelto solo eventi in cui ci sono state vittime e ho cercato di ricostruire in musica ogni singolo aspetto di quelle giornate, dalle macchine in fuga ai colpi sparati.

Mi permetto di fare un passo indietro: mi hai lanciato l'amo qualche minuto fa, ma non mi pareva il caso di interromperti. La tua è una formazione classica, violino per la precisione. Com'è che sei passato a fare tutt'altro, per poi riunire le cose a modo tuo?

Guarda, il violino è quasi un incidente casuale, mio fratello suonava la fisarmonica, io volevo suonare e per mille motivi sono finito a fare un test di ammissione in un conservatorio. Il violino all'epoca mi parve una scelta figa, considera che avevo sette anni. Da lì è iniziata questa avventura gigante nella musica, in maniera quasi inconsapevole. Per anni ho pensato che la mia carriera fosse nel mondo accademico o in orchestra. In contemporanea però è arrivato l'hardcore [ride]. L'orchestra è in buona parte un mondo da statali, poca passione e impegno quanto basta per portare a casa la pagnotta. Crescendo mi sono avvicinato a generi più pestati, sebbene il metal non sia mai stato una mia priorità, mi ha sempre dato l'idea di essere troppo... non so come dire... natalizio, carole di Natale con doppia cassa [ride]. A me piacciono la velocità e l'impatto, il contrario degli Iron Maiden insomma [ride]. Sono sicuro di stare un po' sui coglioni ai metallari [ride].

Resto in tema metal: mi racconteresti com'è nata la collaborazione con Randall degli Agoraphobic Nosebleed?

Anche questa è una storia assurda, c'è stato un tizio che ha un blog in America che conosceva Randall e che gli ha consigliato di ascoltare i miei dischi. Pensa che quando mi è arrivata la sua mail pensavo fosse spam [ride]. Mi ha chiesto di poter mettere in free download tramite la sua etichetta Grindcore Karaoke i miei lavori. Ho ovviamente accettato al volo.

Ricordo che all'epoca ti aveva fatto un'ottima pubblicità tramite i social network.

Lascia stare, tra l'altro siamo finiti su Forbes dato che Grindcore Karaoke è stata l'etichetta con il più alto numero di produzioni in quell'anno e con molti gruppi di quel lotto sono ancora in contatto. Alla fine Randall mi ha chiesto di poter partecipare all'interno del disco che stavo producendo ("Utopie"). Mi ha tirato lungo fino all'ultimo giorno, finché non mi ha mandato una cartella di file, una cartella di versi in realtà, che ho cercato di incollare all'interno di un pezzo. Non ci credeva quando gli ho fatto sentire la canzone a lavori ultimati, visto il risultato sembrava veramente che ci fossimo messi a studiarla a tavolino.

Tu invece come ti trovi al timone di una etichetta?

Mai avrei pensato di aprire una etichetta discografica mia, poi durante la fase di registrazione di "Utopie" la difficoltà nel trovare gente che lo producesse mi ha spinto a prendere questa decisione con Nunzia [la ragazza di Nicola, NdR] per poter gestire al 100% il nostro lavoro, a partire dalle pubbliche relazioni e l'ufficio stampa, di cui lei si occupa. All'epoca Audioglobe si offrì di distribuire il disco se io mi fossi occupato di tutto il resto. Da lì il giochino si è espanso e abbiamo avuto la fortuna di poter produrre altre band come i Marnero, disco che è andato molto bene, e i Meteor. La storia è leggermente cambiata con "Uno Bianca": ci ha contattato la Woodworm [Bachi Da Pietra, NdR], etichetta di Arezzo che lavora benissimo, composta da ragazzi capaci e appassionati, chiedendoci di poter far uscire il disco con loro. Sapendo il valore della Woodworm non abbiamo esitato.

Una domanda che attanaglia molte persone di mia conoscenza, non ultimo il redattore di Aristocrazia Bosj: riesci a vivere con la tua musica?

Per ora riesco a sopravviverci, ci pago le bollette, ho la fortuna di vivere in una situazione comoda, i miei hanno lasciato la loro vecchia casa e mi ci sono insediato. È un grande aiuto. Allo stato attuale di cose non ho nemmeno voglia di mettermi a cercare band da poter ipoteticamente accompagnare in tour, le esperienze con Baustelle e Teatro Degli Orrori appartengono a un momento in cui Bologna Violenta era ancora solo un divertimento, per quanto già ci credessi tantissimo era un progettino fatto di fotocopie e cd-r. S'è trattato di prendere una decisione e di fare qualche rinuncia: non vivo più a Bologna, ho comprato un'auto usata a 2500 euro, non ho tv ed evito il superfluo. Se dovessi vivere della sola vendita dei dischi, o delle sole collaborazioni, o dei soli concerti non arriverei mai alla fine del mese, ma sommando tutte le cose riesco a far quadrare i conti. Qualcuno la può considerare una vita di rinunce, ma poi penso che in primavera esce un disco in cui collaboro con Mitch Harris [chitarrista dei Napalm Death, NdR] e allora mi convinco sempre di più delle scelte fatte.

Ho visto, figata. Di tutte le tue collaborazioni di quali vai più fiero?

Sicuramente questo disco dei Menace con Mitch Harris e Shane Embury per tempo dedicato e musicisti presenti nella band è quello che più mi riempie d'orgoglio. Conobbi i Napalm in una data a Livorno un paio d'anni fa in cui aprii il loro concerto, Mitch Harris stava preparando un album con Max Cavalera e Brian Drailor, mi chiese la mail poiché vide che suonavo il violino e aveva bisogno di alcuni arrangiamenti. Già lì sentivo di aver vinto [ride]. Il progetto stava per andare a monte per impegni vari degli altri due, poi per fortuna Embury ha consigliato a Mitch di proseguire perché i pezzi erano validi, e Mitch mi ha ricontattato. Non ho scritto niente sui network per paura che qualcosa andasse storto, non volevo mettermi a fare il bullo per poi veder sfumare tutto e fare la figura del coglione. E non voglio tralasciare comunque la collaborazione nell'ultimo disco degli Jesu di Broderick a cui poi ho aperto i concerti in Italia [dei Godflesh, NdR]. Pensa che se Bologna Violenta ha le basi elettroniche è merito del mio amore per Broderick e i Godflesh.

Salto di palo in frasca: s'è concluso da poco il 2013, cosa ti è piaciuto e cosa meno?

Guarda, mi hanno chiesto di recente di fare una mia classifica personale, e mi sono reso conto che mi devo essere perso qualcosa, perché ho realizzato di non aver ascoltato quasi nulla di nuovo. È stato un anno strano, ho ascoltato poco e ho suonato poco.

Sarai contento ora che stai per ripartire col tour.

Sono contentissimo e non vedo l'ora. Sto preparando un set video per accompagnarmi sul palco che aiuti a seguire le storie che racconto. Mi ero stancato di essere da solo al centro dell'attenzione sul palco. Vorrei cercare di creare qualcosa di più serio rispetto al solito, musica ad alto volume e una storia raccontata, ho bisogno di cambiare. Smetterò di prendermi in mano il cazzo [ride].

Ci credo poco!

Ogni tanto sì, dai! A parte tutto, il disco nuovo si presterà di più per una cosa del genere.

Nicola, io credo di averti chiesto anche il superfluo. Posso invitarti banalmente a salutare i lettori e i redattori di Aristocrazia?

Fiori al diavolo e cacca a Gesù!