Informazioni
Autore: Mourning

Formazione
Luca Spisani - Voce, Piano, Synth
Davide Ausoni - Chitarra
Pietro Macario - Chitarra
Simone Ausoni - Basso
Alessio Di Raimo - Batteria


I Johnny Freak sono una band laziale già passata sul nostro sito, avendo avuto il piacere di recensire il lavoro "Tra Il Silenzio E Il Sole" e adesso con questa chiacchierata cercherò di capirne un po' di più su questa giovane e interessante realtà nostrana.

Benvenuti su Aristocrazia Webzine, come va?

Alla grande, direi!


Iniziamo con una presentazione della band ai nostri lettori: com'è nata, chi la compone e qualsiasi altra notizia ritenete sia fondamentale per comprendere chi sono i Johnny Freak.

I Johnny Freak sono Luca alla voce, Davide e Pietro alle due chitarre, Simone al basso e Alessio alla batteria. Siamo attivi, con questa formazione, dal 2005; nel 2007 abbiamo esordito con "Sognigrafie", titolo del nostro primo album autoprodotto. Quel primo disco è stata la conseguenza naturale di anni e anni di esperienze che ognuno di noi possedeva nel proprio background: c'era il bisogno di ritrovarsi in gruppo e di comune accordo registrare quasi di getto quelle che sono state le prime canzoni in cui ci sentivamo davvero noi stessi. Senza di esse non saremmo mai potuti arrivare a questo secondo disco. È stato quindi un ritrovarsi, prima di tutto un incontro di intenti e l'inizio di una vera amicizia.


Il nome della formazione non può che riportare alla mente "Dylan Dog", ma è esclusivamente legato al personaggio di uno dei più bei numeri di quella serie o vi sono altri risvolti dietro questa scelta?

Sì, il motivo principale è il nostro "amore" per "Dylan Dog", fumetto che ci accompagna da sempre. "Johnny Freak di sicuro è la storia più intensa e appassionante dell'intera collana, pagine di un fumetto da sfogliare avidamente. Oltre a questo, è il significato del "freak" che ci ha particolarmente colpiti: un essere diverso, un mostro-fenomeno dei tempi nostri che spaventa perché dissimile da noi, perché non catalogabile. La diversità spaventa, pochi di noi ancora sono pronti ad accettare la "diversità". Il nostro è un modo per dire, da qualsiasi parte di guardi, che ogni cosa ha un'anima, è sostanza. La forma è soltanto l'incipit di noi stessi, ma nulla più.


Il vostro disco è particolare, possiede sia la fruibilità del pop che le qualità ricercate del cantautorato e le emozioni del rock intimista. Quali sono i vostri ascolti abituali? Avete un background musicale comune?

Gli ascolti sono abbastanza personali per ogni componente della band. Gli artisti che abbiamo in comune sono davvero pochi, anche se decisamente importanti: Pearl Jam e A Perfect Circle su tutti, mentre poi si passa dalla musica indipendente ai cantautori monumento della nostra nazione, dalla musica elettronica al grunge. Ecco, ci spinge molto la curiosità, poi ognuno si ritrova a mettere del suo nei brani dei Johnny Freak, quindi può venir fuori sia del pop che del rock, mentre i testi hanno una componente intima molto difficile da scalfire e penetrare. Alla fine a noi piace definirci rock, ci sembra il termine più appropriato per descrivere un insieme di emozioni che vengono fuori in maniera onesta e diretta.


Come nasce un vostro brano? E come scegliete il testo che più gli si addice?

Il primo passo, di solito, viene da un giro di accordi sopra il quale viene saldato un testo, che difficilmente cambierà. Tutte le parole sono espressione del cantante, nascono da lui, e poi diventano di tutti, mentre gli arrangiamenti vengono curati da tutta la band. È il lavoro più gratificante, è il creare qualcosa che diventa affascinante, fino poi a sentire il brano nella sua interezza venir fuori. Orgoglio ed emozione.


Devo essere onesto, ho perso totalmente contatto con le realtà radiofoniche, purtroppo qui in Sicilia anche i canali "liberi" nei quali passavano un po' di tutto sono praticamente scomparsi. I pezzi di "Tra Il Silenzio E Il Sole" hanno ricevuto spazio all'interno del palinsesto radiofonico di qualche emittente?

Soprattutto web radio che puntano sulla musica indipendente, oppure qualche radio che va anche su fm qui nelle nostre zone. Fortunatamente il secondo singolo che è appena uscito, "Bugia", è stato inserito in una compilation curata dal Mei e On Mag Promotion, i quali spingono questi venti brani nella varie emittenti nazionali. Speriamo vada sempre meglio.


Com'è nata l'idea di coverizzare "Il Pescatore" di De Andrè?

È nata quasi spontaneamente. Durante i live riproponiamo spesso canzoni storiche di cantautori e "Il Pescatore" ha sempre riscosso molto successo. In studio ci è venuto quasi naturale registrarla, un po' per provare che effetto avesse su disco, un po' per tributo a questo grande artista che ha scritto la storia della musica.


Perché secondo voi è così difficile farsi strada nel mercato e nella cultura musicale italiana? Si vive troppo nel passato o le nuove tecnologie hanno influito negativamente perché usate in maniera sconsiderata?

Sicuramente l'Italia è un mercato piccolo, quindi già vendere risulta difficile. Poi si sa, il potere sta in mano a poche persone, quindi tutto il resto, tutto quello che vive nell'underground, ha poco spazio, esiste soltanto grazie alle poche persone attente che vanno alla ricerca di musica "nuova". Peccato solo che la musica buona e di qualità stia soprattutto qui, non in quello che si vede in tv e nei talent show. La tecnologia poi ha avuto uno sviluppo rapido, è sempre difficile approcciare ad essa o giudicare se sia un bene o un male. Bisogna stare ai tempi! Ora notavamo applicazioni come Deezer o Spotify che stanno prendendo piede, un mondo nuovo si sta facendo avanti. È come una situazione che continuamente evolve. Forse fino a quando non si assesterà sarà difficile dire se la tecnologia sia un bene o un male.


Il Festival di Sanremo che ci siamo lasciati alle spalle è stato definito "alternativo", fuori dai canoni e chissà in quanti altri modi... è possibile che la normalità nel mondo da noi invece diventi sempre e comunque "il fatto del giorno"?

Mi viene subito da dire dove sia quest'alternatività... su quel palco tutti si "sanremizzano", lasciami passare il termine, anche se va detto che rispetto agli altri anni qualcosina in meglio è stato fatto. Vedasi Marta Sui Tubi, fantastici e contentissimo per loro. Si torna poi al discorso di sopra, alla "diversità", a quel qualcosa di anomalo che potrebbe rompere i canoni a cui siamo abituati. Questo sicuramente spaventa, in più ci si costruisce attorno un giro di chiacchiere fatto di niente, solo per l'audience, ottenendo soltanto lo scopo di togliere spazio alla vera protagonista, la musica.


Se vi proponessero di partecipare e quindi vi fosse la possibilità di esibirvi sul palco dell'Ariston prendereste in considerazione la cosa?

Indubbiamente, ma se dovessimo stravolgere il nostro modo di fare musica, allora sarebbe davvero complicato. Non ti nego che sarebbe una scelta difficile, voglio essere onesto.


Quali sono i pezzi dell'album che in sede live hanno ricevuto una maggior attenzione? E, data l'espressività emotiva insita in molti dei brani, avete mai pensato a un'esibizione di stampo totalmente acustico?

Durante i live sicuramente fanno molto presa i brani più tirati, ad esempio "Ho visto", "Regina", "Insonnia" e "Arriveresti Al Sole", con il quale spesso chiudiamo i concerti. Poi c'è il pezzo lento, emotivo, quello che si fa ascoltare attentamente e credo questo su tutti sia "Streghe", sempre molto apprezzato e commentato dai nostri fan. Se ci chiedi dell'acustico, la risposta è sì: spesso organizziamo degli unplugged, soprattutto in quei posti molto intimi che si prestano. Anche la canzoni sono facilmente trasportabili in chiave acustica, nel senso che tengono comunque alta la loro intensità.


C'è qualche aneddoto accaduto prima, durante o dopo un concerto che vi va di condividere o qualcosa di divertente successo durante la fase di scrittura del disco?

Di solito le peggiori cose accadono quando siamo in giro per le varie tappe dei tour. Stare per alcuni giorni fuori, sempre tutti insieme in un luogo strettissimo come un pulmino e vedere per ore e ore sempre le stesse facce fa aumentare incredibilmente il livello di demenzialità, sembra quasi di regredire in certi casi. E sfido chiunque a dire che non gli capiti la stessa cosa. Però il fatto più divertente è successo in fase di registrazione del disco, o meglio, succedeva quasi ogni notte. Eravamo al Red House Recording, quindi dormivamo lì dopo le lunghe sessioni di riprese, visto che ci siamo stati per più settimane. Puntualmente sentivamo parlare ad alta voce nel pieno del sonno. La prima volta ci è capitato di alzarci spaventati, pensavamo fossero ladri, c'era anche chi già si era munito di bastone, ma poi abbiamo scoperto che era il chitarrista Davide che puntualmente parlava nel sonno. Non abbiamo mai capito cosa cavolo avesse da dire, però.


Avete date in programma per questo periodo? Vogliamo segnalarle per fare in modo che ci segue possa venire a vedervi?

Per ora niente di sicuro, tutto in fase di programmazione. Per vari motivi abbiamo deciso di partire con un mini tour soltanto da Aprile in poi, molto presto le date verranno pubblicate sul nostro sito e sui vari social network.


Chi sono e cosa fanno i Johnny Freak al di fuori della dimensione band? Lavoro, altre passioni, insomma la vita quotidiana.

Quasi tutti lavorano e c'è anche chi frequenta l'università. Purtroppo c'è crisi, bisogna lavorare per portare avanti la passione principe, la musica.


Siete già al lavoro sui pezzi che comporranno il vostro nuovo album?

Sì, sempre! Ogni volta che ci ritroviamo in studio o sala prove c'è sempre qualche idea che aleggia e che fissiamo con qualche registratore così da poterci poi lavorare. Ci sono già alcuni brani pronti che potrebbero uscire anche domani su un possibile Ep. C'è sempre voglia di sperimentare, quindi è possibile che da qui all'uscita del prossimo album molte cose potrebbero cambiare in termini musicali e di arrangiamenti.


Siamo giunti alle battute conclusive, vi ringrazio per il tempo dedicatoci e vi lascio un'ultima volta la parola per concludere in qualsiasi modo vogliate la nostra chiacchierata...

Concludiamo con un semplice grazie, è stato un immenso piacere rispondere a quest'intervista, ogni volta che possiamo raccontare di ciò che ruota attorno ai Johnny Freak lo facciamo davvero volentieri. Oltre a un grazie, complimenti e continuate così, la musica italiana ha bisogno di gente come voi affinché esca fuori la qualità preponderante nascosta nel sottosuolo!