Gruppo: Desecrate
Formazione:
  • Gabriele Giorgi - Voce
  • Paolo Serboli - Batteria
  • Cesare De Troìa - Chitarra
  • Andrea Grillone - Piano
  • Dave Piredda - Basso
 


A distanza di cinque anni dalla nostra prima chiacchierata, mi ritrovo qui con Paolo dei Desecrate, band che ha da poco rilasciato il terzo disco "Orpheus", per aggiornare un po' la situazione e capire cos'è accaduto in questo lasso di tempo.

 


Ciao Paolo e nuovamente benvenuto su Aristocrazia, come stai?

Paolo: Ciao Lele, è un grandissimo piacere ritrovare te e tutti i lettori di Aristocrazia. Sia io che i ragazzi della band siamo a mille per l'uscita del nuovo album!

Come già detto, sono trascorsi cinque anni dal nostro primo scambio di battute, ti chiedo quindi di riassumere ciò che è accaduto all'interno della band e di raccontare magari come sono avvenute la realizzazione e la maturazione del suono racchiuse in "XIII The Death" e in quest'ultimo "Orpheus"... A te la parola.

Paolo: Dall'uscita di "XIII The Death" ci sono stati diversi cambiamenti che riguardano sia la formazione della band che il songwriting. Partendo dalla band, abbiamo avuto due defezioni che sono state quelle di Aleksis (chitarra) e Matteo Campora (pianoforte). Con l'uscita del primo c'è stata la strutturale decisione di restare con una sola chitarra, andando a ridurre la formazione da sei a cinque elementi. Per il pianoforte invece abbiamo cercato un sostituto che abbiamo trovato in Andrea Grillone. Qui mi allaccio al discorso songwriting: con "XIII The Death" abbiamo dato il via a un esperimento che, a lungo andare, e con non poche difficoltà ci ha condotti a una personalizzazione del suono dei Desecrate. Il pianoforte utilizzato come strumento presente e costante è stata una scelta fatta nel 2010 e ci ha condotto a far uscire quell'album che è stata la base di partenza per delineare un percorso ben preciso. Tieni presente che "XIII..." è un disco che contiene le idee di ben sei teste di due generazioni diverse, con brani scritti addirittura nel 1998 e altri scritti a cavallo fra il 2009 e il 2011. Questo è stato il nostro modo per dire al mondo eccoci, siamo i Desecrate e siamo tornati. A seguito di questo nuovo esordio abbiamo raccolto tutte le critiche positive, ma — sopratutto — negative che ci venivano rivolte, le abbiamo studiate, analizzate e le abbiamo prese molto sul serio. A questo punto è iniziata la stesura dei nuovi brani che sono andati sul nuovo album. Abbiamo mantenuto dei punti saldi e altri li abbiamo modificati, abbiamo lavorato in maniera diversa rispetto a prima, i brani sono tutti nati dalle idee del solo Dave (Piredda), bassista e compositore, in modo da dare più coerenza possibile all'insieme delle tracce. Gli arrangiamenti di piano sono stati studiati in maniera dettagliata in modo che risultassero presenti ma non invadenti, in questa maniera abbiamo potuto creare ritmiche che variassero dal blast beat al mid-tempo senza che andassero a scontrarsi con le atmosfere create. A questo punto, tornando alla formazione, purtroppo c'è da registrare anche la defezione di Francesco Scavo, storico chitarrista dei Desecrate fin dal 1998, il quale dopo le registrazioni di "Orpheus" ha deciso di lasciare la band. Al suo posto è entrato Cesare De Troìa. Insomma è stato un gran bel mazzo!

Atmosfera e dinamismo, energia ed emozione, il nuovo album si presenta come un piatto completo e ricco. Quali sono state le maggiori difficoltà nel comporre? E soprattutto oggi più che mai in che modo si evita di presentare un lavoro che finisca per essere bollato come la solita solfa?

Paolo: Mah guarda, per quel che riguarda la difficoltà nel comporre, credo di averti già risposto nella domanda precedente, è stato un percorso pianificato a priori, andando a raccogliere e migliorare quanto di positivo, e sopratutto di negativo, abbiamo seminato con il lavoro del 2012. Personalmente non credo di avere i titoli per stabilire se un album può o non può essere la solita solfa, di sicuro posso affermare che oggi come oggi l'offerta è talmente vasta e fruibile, dovuta all'avvento di Internet e dei social network, che è inevitabile sentire cose già scritte centomila volte. Credo che sia proprio questa la ragione per cui tutti fanno dischi, ma per sfondare non sfonda più nessuno.

Le sonorità sulle quali da anni lavori con i Desecrate sono in bilico fra ciò che è stato e ciò che è odiernamente l'ambito del death meno efferato. Ultimamente quali sono gli ascolti di questo settore che sono stati in grado di appassionarti?

Paolo: Il mio punto di riferimento da sempre, non è un segreto, sono i Dark Tranquillity, della loro musica me ne sono appassionato venti anni fa e da allora, nonostante i mutamenti stilistici e non della band, non ho mai cambiato idea. Poi ho riscoperto gli In Flames che avevo abbandonato qualche tempo fa. L'ultimo lavoro dei Carcass. I Gojira mi piacciono parecchio. L'ultimo Marduk. Grazie alle nuove conoscenze fatte in ambito House Of Ashes (la nostra nuova etichetta) ho potuto scoprire il mondo del doom che fino ad allora consideravo poco. Non mi pongo mai dei limiti agli ascolti e sicuramente questo influisce sugli arrangiamenti dei brani che suono.

"XIII The Death" e "Orpheus" possono essere considerati dei concept album? Cosa vi ha condotto a scegliere le tematiche da affrontare e riversare al loro interno?

Paolo: A questa domanda faccio rispondere direttamente Gabriele Giorgi, autore dei testi nonché nostro cantante.

Gabriele: Sì, sicuramente si possono considerare due concept album, dato che tutti i brani seguono due temi fra l'altro collegati (la morte come cambiamento e l'immortalità dell'arte), anche se "Orpheus" dimostra più coerenza, in generale, nell'esprimerlo. Le tematiche dei due concept sono state forse il frutto di una riflessione profonda sui temi della morte e dell'immortalità, scaturita in un periodo decisamente critico attraversato di recente (prima della stesura di "XIII The Death").

Chi è l'Orfeo al quale si rivolgono i Desecrate?

Gabriele: In effetti la figura mitologica e filosofica di Orfeo ha diversi aspetti, ma qui è da considerarsi come l'artista che brucia della passione per l'arte, che compie miracolose imprese e incanta natura e divinità, che assapora l'eternità del momento della creazione e infine raggiunge l'immortalità nel ricordo di sé.

Niklas Sundin è l'autore della copertina del disco: come siete entrati in contatto con lui? E tu personalmente quali prestazioni hai maggiormente apprezzato del Sundin musicista?

Paolo: Abbiamo avuto l'onore di conoscere Niklas e il resto dei Dark Tranquillity durante il tour del 2013, dove la nostra etichetta ci ha dato l'opportunità di essere opening act alla loro data di Romagnano Sesia il 22 novembre del 2013. Quando abbiamo finito la stesura di "Orpheus" cercavamo una persona che potesse realizzare un artwork che rappresentasse il concept, cosi mi venne in mente che proprio Niklas, oltre che a scrivere libri, realizzare siti Internet e, naturalmente, suonare con i DT, ha realizzato decine di copertine e artwork per altrettanti gruppi sparsi in tutto il mondo. Ne parlai con il nostro management che si mise in contatto con lui e da lì è nata questa collaborazione della quale siamo entusiasti. Come musicista, beh, è il principale compositore della band che amo di più, rispondere sarebbe scontato. Ma a prescindere dalle qualità tecniche, ciò che mi colpisce di più è la capacità di dare anche a riff violenti e tecnici quell'atmosfera che ne è il marchio di fabbrica. A mio avviso, la più grande qualità che un artista deve avere è l'originalità, indipendentemente dalla tecnica, lui la ha e si riconosce.

Parliamo un attimo di etichette: "The XIII Death", se non ricordo male, inizialmente venne rilasciato come autoprodotto e poi finì sotto Inverse Records, mentre adesso avete un accordo con la nostrana House Of Ashes Productions. Anche in questo ambito è sempre più difficile trovare un rapporto che sia stabile e duraturo? Come siete entrati in contatto con l'agenzia milanese?

Paolo: "XIII The Death" nacque autoprodotto perché non siamo mai stati quel gruppo che realizza un album e poi aspetta che qualcuno lo produca e lo distribuisca. Il denaro impegnato per la produzione di un disco non te lo ridà più nessuno, a quel punto il tuo unico pensiero è quello di farlo uscire il prima possibile in modo da cercare di recuperare almeno i costi che hai sostenuto. La Inverse si è fatta avanti solo dopo l'uscita di "XIII The Death" e con loro abbiamo stretto un accordo di distribuzione mondiale (della quale siamo totalmente soddisfatti). È stata fatta una ristampa del disco con le modifiche che hanno identificato il prodotto con il loro catalogo. Infatti tutt'ora esistono due versioni diverse di "XIII The Death", quella autoprodotta e quella prodotta dalla Inverse con codice a barre, logo e numero di catalogo. Per "Orpheus" la storia è andata un po' diversamente. Eravamo stanchi e scoraggiati al pensiero di doverci sbattere per l'ennesima volta a trovare qualcuno disposto a supportare l'album. Diverse etichette si fecero avanti, ma ci chiedevano soldi invece di darcene. Decidemmo di proseguire in maniera diversa, economica e meno frettolosa. Ma proprio quando ormai si era deciso, ecco che arriva la svolta. Venimmo contattati da Vanessa, la band manager di House Of Ashes, la quale dopo aver sentito un po' di nostro materiale in giro per il web ne rimase entusiasta. Volle incontrarci di persona e venne ad assistere a un nostro concerto a Genova insieme ad Alex, titolare di HOA. Parlammo a lungo quel giorno e nelle settimane a venire, eravamo molto scettici, ma sopratutto increduli che, dopo tanti anni e tante etichette che ti chiedono soldi per produrti (?), ora ci veniva offerto di essere prodotti davvero. Le prove che ci diedero furono inequivocabili e fu così che firmammo e iniziò la nostra nuova avventura.

Il death melodico: secondo il tuo parere perché è stato, ed è, bistrattato quasi a non essere considerato da alcuni come parte integrante del movimento death metal?

Paolo: Mah, credo che sia solo chiusura mentale.

Limitandoci alla scena di Göteborg, mi diresti quali sono i tuoi dischi preferiti? E in seconda battuta, aprendoci a una visione più generale del mondo musicale, quali sono i cinque album senza i quali non potresti vivere?

Paolo: Beh, la risposta è scontata, sicuramente "The Gallery", "Fiction", "Construct" dei DT, ma anche "The Jester Race", "Clayman", "Subterrean" degli In Flames e "Slaughter Of The Soul" degli At The Gates. Cinque album senza i quali non potrei vivere sono pochi, comunque vediamo... "The Gallery" - DT , "Far Beyond Driven" - Pantera, "The Dark Side Of The Moon" - Pink Floyd, "Master Of Puppets" - Metallica e "Powerslave" degli Iron Maiden, ma ripeto che cinque sono pochini...

Situazione live: state suonando in giro, ci sono già date programmate, in pratica dove vi potremo vedere?

Paolo: Si sta profilando un tour italiano di supporto a "Orpheus", ci sono alcune date già sicure che sono il 21 febbraio a Genova, il 24 aprile a Busto Arsizio (VA), il 25 aprile a Calenzano (FI) e altre da confermare, comunque sarà possibile avere tutte le notizie consultando i nostri canali web dal sito alla nostra pagina Facebook.

Per ciò che concerne la musica dal vivo e l'Italia, si è discusso, si discute e probabilmente si continuerà a discutere in futuro di una carenza effettiva di palchi sui quali esibirsi, di festival poco frequentati, di proposte che non riescono a mettere d'accordo i vari appassionati, di prezzi alti e qualità dell'offerta (anche per ciò che riguarda il punto di vista organizzativo) alle volte tutt'altro che elevata. Come vedi tu lo scenario di questo 2015? L'Italia può assestare un cambio di marcia o rimarrà la nazione che si lamenta e non conclude nulla? La crisi economica influisce davvero su questi fattori o come spesso e volentieri capita ci si marcia sopra ben più che volentieri?

Paolo: Guarda, credo che i fattori principali siano principalmente due: la mancanza di soldi e Internet. Il primo perché naturalmente i soldi sono quelli che permettono a un organizzatore di creare uno spettacolo di alto livello, supportato magari da degli sponsor che fanno in modo di contenere il costo del biglietto e quindi alle persone di partecipare all'evento. Questa cosa non accade più, perciò i concerti non si organizzano più, perché troppo costosi e poco remunerativi anche in termini di recupero dei costi stessi. In più quei pochi che si fanno devono avere il biglietto con un prezzo alto per riuscire a stare dentro ai costi stessi. Grazie a questo semplice ma terribile meccanismo, noi in Italia non abbiamo più un festival degno di questo nome e, se qualcuno riesce a organizzarlo, ecco lì che il prezzo del biglietto supera i 100 euro per un giorno. Internet invece completa l'opera perché, non solo io posso stare comodamente seduto a casa e guardarmi tutti i concerti che voglio, ma posso anche variare la scaletta a mio piacimento. Non mi piace quel dato gruppo al Wacken? Chi se ne frega, con un click me ne vado a vedere un altro all'Hellfest... mi spiego? Menzione a parte poi va fatta per certi festival esteri, che ormai sono diventati quasi un'istituzione religiosa alla quale ogni metallaro che si rispetti almeno una volta nella vita deve andare.

Il panorama artistico è in continua evoluzione, il metal in genere è sempre più fruibile da un numero maggiore di persone: questa esposizione massiccia dovuta sia ai social network (Facebook ormai è un po' come il cortiletto di casa, da lì passa qualsiasi cosa) che a siti come Spotify avrebbe potuto ulteriormente affievolire la voglia d'acquisto fisico, invece l'anno passato ha fatto registrare un aumento di vendite, soprattutto in formato vinilico. Secondo te a cosa è dovuto questo fenomeno?

Paolo: L'idea di avere accesso alla musica in maniera gratuita è stato qualcosa che ha sconvolto le vite di tutti, finalmente posso sentire tutto ciò che voglio senza spendere un soldo. L'avvento dei sopracitati social e tutti quei canali che ti fanno usufruire di questo servizio è stata sicuramente una rivoluzione, ma qualcosa è venuto a mancare, qualcosa che a noi appassionati di musica faceva da contorno quasi irrinunciabile. Ricordo che per me l'acquisto di un disco era una sorta di pratica religiosa. Il negozio, la scelta, le migliaia di copertine, andare a casa, estrarre il disco, guardare foto, leggere testi e crediti. Era un piacere che oggi per la maggior parte si è perso. Viviamo ormai in un mondo dove si fa tutto di fretta, si lavora in fretta, si mangia in fretta, tutte le cose si consumano in fretta e la musica è una di queste. Forse piano piano ce ne stiamo rendendo conto e cerchiamo di riprenderci un po' di tempo per noi, forse è questa la ragione di questo piccolo incremento nelle vendite... speriamo continui!

Al giorno d'oggi, con tutta l'informazione e l'iperattività su Internet a essa collegata, è ancora possibile parlare di underground? È rimasto ancora qualcosa di veramente nascosto e inesplorato o ciò che non arriva al nostro orecchio è solo quello che per la maggioranza, consapevole o meno, del pubblico merita di meno?

Paolo: Se per underground intendi tutto ciò che non fa parte del music business, allora sì, se ne può parlare, altrimenti ormai non credo esista più quel mondo sotterraneo fatto di band che se non le andavi a sentire nei locali o nelle sale prova non avevi modo di conoscere. Ormai è tutto a portata di mano, tu parli con qualcuno e questo ti dice: Hey, hai sentito il tale gruppo? Sono forti, valli a sentire. Beninteso che il valli a sentire è riferito a Youtube, Facebook, Soundcloud e social vari. Tanta, tanta offerta, talmente tanta che si perde.

Quali sono i progetti futuri dei Desecrate?

Paolo: In questo momento stiamo pianificando il tour, che speriamo possa uscire anche all'estero, in previsione c'è anche un video per un nuovo singolo di "Orpheus" e poi vedremo cosa ci riserverà il futuro. Siamo talmente soddisfatti di come ci stanno andando le cose in questi ultimi anni (non senza sacrifici naturalmente) che qualunque cosa arrivi è sempre in più e non può che farci piacere.

Vivi in Liguria, una bellissima regione che sul finire del 2014 purtroppo ha dovuto vedersela brutta più volte. Madre Natura l'ha colpita duramente, mentre gli strascichi di quei violenti nubifragi e dell'inadeguata, colpevole e corrotta moralità politica di chi la governa hanno contribuito ad accrescere la consistenza dei danni. Com'è la situazione nella tua città? È tornato tutto come prima?

Paolo: Purtroppo ciò che è successo nel 2014 in Liguria è stata solo la punta dell'iceberg di anni passati in questo modo. Le alluvioni si fanno sempre più frequenti e causano sempre più danni. È vero che il clima sta cambiando e che le piogge si fanno sempre più insistenti e longeve nel tempo, ma è anche vero che nessuno fa nulla per mettere in sicurezza territorio e cittadini. Purtroppo tendiamo sempre a dimenticare presto le tragedie, è un male tutto italiano, capita qualcosa, polemiche su polemiche e poi ci si dimentica... Ognuno torna a guardare le sue tasche, fino alla volta successiva. In questo momento, grazie alla forza di migliaia di volontari e al carattere forte di chi ha subito danni e perdite, tutto è tornato alla normalità, ma non ti nego caro mio che ogni volta che cadono due gocce di più tremiamo!

Cosa fa Paolo Serboli quando non è il batterista dei Desecrate? Come trascorri le tue giornate, quali ulteriori passioni coltivi e quale sogno al di fuori dell'ambito musicale vorresti veder realizzato?

Paolo: Beh, innanzitutto sono una persona piuttosto riservata, vivo in campagna con la mia famiglia che amo profondamente. Appena possibile mi piace fare delle passeggiate, vedere gli amici e fare delle grandi mangiate. Oltre a suonare nei Desecrate, mi occupo anche del lato manageriale e organizzativo della band, il che mi porta via un sacco di tempo. Poi, come batterista, ho diverse collaborazioni in generi e ambienti totalmente diversi, musica da ballo, rock, pop. Fino al 2006 sono stato pilota di rally (l'altra mia grande passione), il mio sogno è un giorno poter tornare a fare qualche gara.

Penso possa bastare così, ci accingiamo quindi a concludere la nostra intervista. Non mi rimane che fare a te e agli altri componenti della band un grandissimo in bocca al lupo e lasciarti un'ultima volta la parola. Chiudila come vuoi...

Paolo: Io ringrazio te e Aristocrazia per l'opportunità di metterci in luce, un saluto affettuoso va a tutti i lettori di questa splendida 'zine. Come sempre ci auguriamo di vedervi tutti sotto qualche palco quando saremo in tour e mi raccomando: supportate sempre i gruppi che fanno musica originale. Che possa piacere o no, c'è sempre tanto lavoro, sacrificio e passione dietro a quei quattro minuti di canzone che sentite, merita almeno il rispetto di un ascolto.