Nome: ghost.city collective
Provenienza:  Italia
Contatti: Sito web  Facebook  Bandcamp

Generi:

  • Elettronica
  • Shoegaze
  • Sperimentale


 

Marco Zanella, portavoce del Ghost City Collective, alla fine è un ragazzo che ama la musica. Amore certo, ma al punto tale da ammazzarsi di caffé. Le sue parole sono chiare: «[Sono] DROGATO tipo. Quello che a metà del secondo a pranzo inizia con cose tipo "oh ma intanto mettiamo su il caffè? Sì, sì, ho capito, ma il caffè? Oh fioi, caffè?"». Abbiamo scherzato e riso per qualche ora, ma quando si è parlato del suoi lavori non si è fatto alcuno scrupolo a rispondere alle nostre domande, raccontandoci alcuni dettagli di cos'è e come funziona il collettivo di Pordenone. Detto questo, vi lascio all'intervista.


Ti va Marco di presentare Ghost City Collective ai lettori di Aristocrazia?

Suona molto come una proposta di matrimonio, ci sto. Ghost City Collective è, anzitutto, una serie di amici che da sempre condividono una certa passione per la contaminazione musicale, per la sperimentazione (sia audio che video-fotografica), per il lo-fi, per i mood scuri e una certa attitudine DIY nel produrre, gestire e promuovere i lavori. Semplicemente, a un certo punto abbiamo deciso di dare un nome e un'identità a quello che già facevamo da tempo, ed è nato Ghost City.

Quante menti ci sono dietro il vostro collettivo? Che rapporti ci sono all'interno? Come vi organizzate?

Il collettivo è formato da svariate persone, e la parola di tutti viene accolta con la stessa importanza. Tuttavia, anche se non abbiamo una vera e propria scala gerarchica, per ragioni puramente organizzative esiste un nucleo di quattro o cinque persone con cui mi consulto e confronto continuamente riguardo vari aspetti del collettivo e della sua gestione circa uscite, eventi, progetti vari. In genere l'iter organizzativo prevede una mia formulazione, della quale discuto subito con i più vicini, e che viene poi proposta e discussa con tutti. Ma capita anche che gli input vengano da altri del collettivo e si crei un processo inverso.

Quindi un processo di scambio dinamico in continua evoluzione. Quanto e come è cresciuto il collettivo negli anni?

Esattamente! Il collettivo è nato circa due anni fa. In questi due anni è successo davvero di tutto, tanto che noi stessi siamo stupiti di quante cose abbiamo fatto. Abbiamo collezionato sul nostro Bandcamp più di venti uscite, abbiamo collaborato con realtà locali e non, partecipato a festival, organizzato serate, ma soprattutto, che credo sia la cosa più importante per noi, abbiamo definito ancor più la nostra identità, creando umilmente un piccolo marchio di fabbrica riconosciuto da chi ci segue.

A proposito, che idea ti sei fatto del seguito del collettivo? Che persone sono quelle che comprano la vostra musica, o vi seguono ai concerti?

Direi persone curiose, affamate di scoprire la realtà dietro la realtà default locale (e non). Inoltre credo che siano persone che apprezzano e cercano un contatto più genuino con l'artista o con la scena, che apprezzano tanto i nostri sforzi di fare le cose a mano con passione, sapendo che non riceveranno un packaging perfetto, ma fatto dalle stesse mani di chi ha composto la musica che apprezzano, che si sentono felici di ricevere una tua mail di ringraziamenti quando comprano qualcosa. Musicalmente parlando, chiunque ama i mood oscuri, la sperimentazione e la totale assenza di tendenze troverà pane per i suoi denti! [ride]

Sento questa descrizione molto vicina, appena letto del vostro approccio alla musica mi sono gettato a scoprire il più possibile. A proposito, se c'è una cosa che mi ha colpito molto è il vostro manifesto. Com'è stato concepito? Quali sono le motivazioni che ci stanno dietro?

Il manifesto è forse il nostro miglior mezzo per spiegare come agiamo e pensiamo. La sua stesura è stata fatta nel momento stesso in cui ho visto i volti entusiasti dei miei compagni appoggiarmi nell'idea di creare Ghost City. Il loro entusiasmo, la loro fiducia, il loro lavoro e le loro risorse sono state a dir poco giganti e fondamentali. Per quanto riguarda le motivazioni, avevamo estremante bisogno di far capire che non eravamo una label, che non eravamo parte del circolo noto, e che non avevamo intenzione di diventarlo. Volevamo far trasparire il fatto che per noi fosse una necessità, una cosa che esisteva a prescindere, una cosa nata da noi e per noi, e che si apre agli interessati con estremo piacere. È giusto appuntare che una realtà che risponde al nome di Enemies List Home Recordings ci ha profondamente ispirato per la sua attitudine e ideologia, e ha dato uno spunto fondamentale a tutto questo.

Hai specificato che il DIY riguarda tutti gli ambiti del vostro operato: in particolare mi interessava parlare degli appuntamenti dal vivo. Cosa contraddistingue la musica del Ghost City Collective nel contesto del live?

Ai nostri live credo che la prima cosa che salti all'occhio sia la forte attenzione all'aspetto video e l'atmosfera ben precisa che creiamo. Cerchiamo di suonare sempre, quando possibile, accompagnati da visual, molto spesso gestiti in tempo reale, senza luci aggiuntive, senza mettere in primo piano l'artista, ma piuttosto puntando sulla sua musica e sul mood generale. Il banchetto di solito è grande e pieno di cose, e ci troverete le stesse persone che un minuto prima erano sul palco, e un minuto dopo si fumeranno una cicca fuori con voi. Quello che lo spettatore può trovare, quindi, è una situazione molto essenziale e futuristica: buio, visual, neon, cavi, sintetizzatori, musica inusuale e una forte connessione tra le persone, perché se siamo tutti lì è perché stiamo condividendo un certo modo di vivere la musica.

Grazie per aver parlato dell'aspetto visuale. Mi è sembrato che molti dei componenti del collettivo abbiano le mani in pasta nelle arti grafiche, nel videomaking e nell'organizzazione di installazioni. Mi chiedevo quanto vi appassionino queste cose e quanto impegno vi richiedano, specie in confronto alla musica.

Dici bene, molti di noi sviluppano anche l'aspetto visuale, grafico e fotografico delle cose. Sicuramente portano via molto, se non altrettanto, tempo della musica, specialmente nel caso in cui si preparino dei visual specifici per il proprio live, e bisogna settare-provare-correggere entrambe le cose. Inoltre, è grazie al tempo e le forze di chi fa le foto e i video report che abbiamo poi modo di testimoniare quello che facciamo, di avere degli scatti per le grafiche, di avere un accompagnamento al suono nei live, quindi è un aspetto importantissimo e molto impegnativo.

Parlando invece di musica vera e propria, tu Marco dietro quali nomi ti nascondi? Ci sono differenze nel modo di scrivere musica per ognuno di essi?

Domanda spinosa, mi costringi a rivelarmi [ride]. Diciamo che i vari side project dietro i quali mi nascondo per palesare la mia emotività nascono proprio per le differenze che hai citato. Ci sono dei progetti più fissi che evolvo e porto avanti  a seconda del mood che sento in un determinato periodo (Betrayer, Ankubu, Neon.Forest) e altri che sono frutto di sperimentazioni estemporanee, dalla voglia di comunicare un certo spettro emotivo tramite una formula diversa e più adatta per me in quel momento (come per Sharks Conference). Altri progetti altrettanto importanti più o meno noti nel collettivo sono quelli in combo con altri amici-artisti interni, come nel caso di Weaver in cui faccio coppia con Accotica, e i Diva Serpent, dove suono con Alberto Panegos (illustratore), e mio fratello, che milita anche nei John, The Void dove suono, oltre che Madadama Butterfly assieme a No-oN. Grossi problemi di personalità insomma.

Ora che ti ho smascherato posso dire di essere un vero ghostbuster! Va bene, le domande sono finite, se vuoi mandare un ultimo messaggio ai nostri lettori, oppure limitarti a salutarli questo è il momento!

[ride] Titolo meritato direi. Mi sembra doveroso ringraziarti e ringraziarvi per questa bella chiacchierata che ha cercato di fotografare l'anima di quello che facciamo, e grazie per tutto l'interesse che ci state dimostrando, ci lusinga non poco. Grazie a chi ha avuto la pazienza di leggere e asseconderà la sua curiosità nei nostri confronti, sappia che sarà il benvenuto. Un saluto fantasma.

PORCODDIO I SOLDY VOGLIAMO!