Evento: Brutal Assault 2013
Data: 07/08/2013 - 10/08/2013
Luogo: Fort Josefov, Jaromer,
Repubblica Ceca
   
Gruppi:
  • Novembers Doom
  • Glorior Belli
  • Hypnos
  • Fields Of The Nephilim
  • Atari Teenage Riot
  • Cult Of Luna
  • Vreid
  • In Vain
  • Solefald
  • Saturnus
 

Part 2 - Forest Of Insomnia

Come forse saprete, al Brutal Assault di quest'anno Aristocrazia era presente con ben tre membri. Istrice ha descritto il grosso della manifestazione, ma naturalmente l'esperienza del festival non è stata la stessa per tutti e tre, dati gli interessi solo in parte coincidenti. In questo articolo troverete le mie impressioni sulle band che ho visto, non incluse o toccate solo tangenzialmente nella prima parte del report scritta da Istrice.


Novembers Doom (U.S.A., giovedì 14:30 e venerdì 23:45)

BRUTAL ASSAULT 2013 - Parte IIInizio dal gruppo che per me ha rappresentato forse il motivo del Brutal Assault di quest'anno. Come ben sappiamo, quella del doom è generalmente un'area abbastanza bistrattata ai festival non dedicati e di solito — i nomi coinvolti sono bene o male sempre gli stessi. Avere la possibilità di vedere questa band americana, addirittura con due esibizioni distribuite nell'arco della tre giorni (e mezzo), è stato per me motivo di grande interesse.

Dopo aver visto distrattamente alcuni gruppi della mattina — come Proximity e Coffins — e aver apprezzato gli show di Decrepit Birth e Dr. Living Dead, ecco che Paul Kuhr e i suoi salgono sul palco sotto un sole poco adatto alla faccia più romantica della band di Chicago. I Novembers Doom precisano subito che questa prima parte del loro Brutal Assault sarà votata all'aspetto più dichiaratamente metal della proposta, mentre la serata di venerdì al chiuso sarà «more intimate». La scaletta prevede sei pezzi di quella mistura death-doom, marchio di fabbrica della band durante la fase a mio avviso migliore, cioè dal 2005 (con "The Pale Haunt Departure") in poi: tre da "Aphotic" e uno ciascuno dagli altri tre album del periodo. I Novembers Doom sono la prima band a porre l'asticella in alto in questo festival (cosa che poi si è ripetuta più volte, come descritto anche da Istrice). Grande performance e ottimo il dialogo con il pubblico. Chiusura con "Rain" che — come già detto — ha effettivamente portato la pioggia.

Discorso diverso per lo show acustico del venerdì: Larry Roberts e soci preparano un'atmosfera decisamente più vicina al loro feeling autunnale, per un pubblico non numerosissimo (Carcass sul palco principale), ma comunque notevole e molto coinvolto. In quest'occasione la band pesca praticamente da tutta la discografia, con addirittura un pezzo dal primo EP, e fornisce un'idea completa della propria proposta. Nel pomeriggio sono anche passato al loro meet and greet per la foto e gli autografi di rito, persone molto disponibili e simpatiche (potremmo avere un'intervista sulle nostre pagine nelle prossime settimane).


Glorior Belli (Francia, venerdì 13:55)

La giornata di venerdì è stata decisamente più piena di quella precedente, a partire dagli headliner (come già descritto da Istrice). Dopo una prestazione piuttosto solida degli Antropofagus (una delle soltanto due band italiane al festival, con gli Aborym), la mattinata scorre senza particolari sussulti fino ai soliti Obscura. Il primo nome nuovo sono i blackster francesi Glorior Belli, che saldano la presenza transalpina nel cartellone (già forte di due grossi nomi come Gojira e Alcest). La band originaria di Auxerre si presenta sul palco in giacca a giromanica nera e con pochi fronzoli attacca a suonare un set molto aggressivo e completo, che presenta pezzi da tutta la discografia. A livello testuale e di atteggiamento, siamo in una sorta di Lucifero incontra l'Europa del Sud. Nonostante il chitarrista e cantante J. sia l'unico membro ancora in formazione dal 2002, i quattro sono molto coesi e lo show è decisamente uno dei migliori del pomeriggio. Colpevolmente li scopro solo ora, da approfondire.


Hypnos (Repubblica Ceca, venerdì 14:35)

Appena i Francesi concludono la performance sul Metalshop Stage, ecco che uno dei nomi di punta del metal locale si fa strada sullo Jägermeister Stage: gli Hypnos. Protagonisti di una storica riunione al Brutal Assault 2010, nonché tra i gruppi indigeni più pubblicizzati tra etichette e bancarelle nell'edizione 2012, i Nostri partono forte e regalano al pubblico quasi quaranta minuti di death metal à la Vader molto solido; con il senno di poi, forse anche meglio dei Polacchi, quelli famosi, nel weekend. Bruno e soci raccolgono una folla discreta per l'orario e sono stati forse l'unico gruppo locale a lasciare un ricordo consistente negli spettatori stranieri.


Fields Of The Nephilim (Regno Unito, venerdì 20:05)

Eccoci a uno dei gruppi meno brutal della manifestazione, che avrebbe già dovuto esibirsi all'edizione 2012, salvo cancellare per motivi familiari a un paio di settimane dal festival. Carl McCoy e i suoi stavolta rispondono presente e accolgono il calare delle tenebre dopo una buona performance di Alcest, iniziando il concerto pescando dalla parte più metal della propria produzione. Il risultato è stato piuttosto soddisfacente, prima di diventare un po' più confuso nel momento in cui la band ha cercato di proporre i suoi successi dell'era gothic rock (come "Moonchild"), che secondo me mal si sono sposati con le equalizzazioni e l'atmosfera generale del festival. Un po' fuori contesto, ma prestazione decisamente da ricordare per uno dei gruppi simbolo del panorama di riferimento di fine anni '80 e inizio anni '90.


Atari Teenage Riot (Germania, venerdì 22:20)

Dopo i maestosi Meshuggah, mi avvio verso l'Obscure Stage (gli In Flames proprio mi interessano il giusto). Arriva il turno degli Atari Teenage Riot, il gruppo che non ti aspetti e ti ribalta la serata, anzi te la devasta, ci balla sopra e poi le dà fuoco. Questo trio elettronico è stato ampiamente la wild-card del Brutal Assault 2013, letteralmente trasformando il magazzino in una pista da ballo a suon di politica e mazzate, con i metallari che ci davano dentro come difficilmente ci si potrebbe aspettare.


Cult Of Luna (Svezia, venerdì-sabato 01:50)

A seguire i Novembers Doom e gli ultimi momenti dei Carcass, mi vedo costretto a sorbirmi stoicamente gli Overkill prima di potermi gustare uno dei nomi per me più attesi del festival. Peccato che i Cult Of Luna siano stati piazzati così tardi in scaletta, avrebbero meritato decisamente più visibilità. Inizia così lo show di questo gruppo storico, parte dello strano mondo chiamato post-metal, nonché tra i pochi a venire fuori in Europa in un ambiente — al tempo — di matrice molto nordamericana. Il brano d'apertura "I: The Weapon" dall'ultimo disco "Vertikal" inaugura una delle migliori esibizioni dell'intera rassegna: pochi pezzi, ma tutti molto lunghi e sentiti, prima della conclusione in crescendo con "In Awe Of", anch'essa da "Vertikal". Asticella posta ancora molto in alto.


Vreid (Norvegia, sabato 13:55)

Nella giornata di venerdì, con le devastanti prestazioni di Meshuggah e Cult Of Luna (e nonostante gli In Flames), la Svezia sembrava aver messo un'ipoteca sul titolo di miglior paese del Brutal Assault. Il sabato era invece iniziato all'insegna della Norvegia, a partire dal pomeriggio con i Vreid. Gruppo a suo modo storico, generato dalla fine dei Windir (dopo la morte di Valfar) e portatore di un black metal non lontano musicalmente, ma molto indietro complessivamente, rispetto ai cari vecchi Spite Extreme Wing. La loro prova è di buon livello e forse adatta a scalare un paio di posizioni nel bill.


In Vain (Norvegia, sabato 19:45)

Si è già detto di Primordial e Ihsahn nell'altra parte del report, qui mi sembra giusto spendere due parole su uno dei gruppi rivelazione del festival. Mentre sullo Jägermeister Stage i Trivium si avviano a concludere la loro esibizione, ecco apparire sull'Obscure Stage una delle nuove formazioni norvegesi che si stanno ritagliando uno spazio negli ultimi anni, gli In Vain. Il sestetto è protagonista di uno show estremamente trascinante, con brani tratti soprattutto dall'ultimo album "Ænigma", il momento clou si ha quando Cornelius dei Solefald sale sul palco per cantare una canzone con loro.


Solefald (Norvegia, sabato 20:50)

La rimonta della Norvegia procede con uno dei gruppi di punta del festival, gli In Vain restano sul palco e suonano insieme a Cornelius e Lazare. La successiva ora circa è di totale delirio, miglior concerto del sabato a mani basse e forse dell'intero Brutal Assault. Il duo propone pezzi da tutta la carriera: "The Linear Scaffold" il disco più presente, inclusa una potentissima "Sun I Call" che — come al solito — mette in riga decine di gruppi viking. L'atmosfera raccolta dell'Obscure Stage contribuisce a dare un'aura diversa allo show, che secondo me non avrebbe reso allo stesso modo all'esterno. Mi dispiace che gli altri ragazzi di Aristocrazia si siano persi gli ultimi momenti di questo concerto memorabile: una devastante "Philosophical Revolt" a concludere e il bis richiesto a grandissima voce, nonostante i tempi molto stretti. Con "When The Moon Is On The Wave" i Norvegesi chiudono il discorso davanti a un pubblico esaltato.


Saturnus (Danimarca, sabato-domenica 1:50)

Istrice ha già parlato dei rivedibili Behemoth e degli ironici Opeth, buona la prova dei Borknagar (il cui batterista Baard Kolstadt si era già dato da fare nello Obscure Stage con i suoi connazionali). Dopo una bella e tamarra prova degli Aborym sul palco piccolo, il mio principale motivo per restare sveglio — stavolta sorbendomi Madball e Carpathian Forest — erano i Saturnus. Tra i gruppi più noti della seconda ondata death-doom metal (soprattutto grazie a "Paradise Belongs To You"), i Danesi sono tornati a pubblicare un disco dopo ben sei anni da "Veronika Decides To Die" targato 2006. Già presenti al Brutal Assault 2007, quando suonarono di giorno, stavolta vengono piazzati in una posizione notturna più consona; come sottolineato dallo stesso Thomas Jensen. Il concerto — seppur di soli quattro pezzi — è di grande carica emotiva e la chiusura con "Christ Goodbye" è la degna conclusione di una grande edizione del Brutal Assault, forse meno nutrita dello scorso anno in termini di gruppi medi, ma più forte sui grandi nomi. Così come i My Dying Bride chiusero il mio Summer Breeze nel 2010 e gli Shape Of Despair il Brutal Assault 2012, anche stavolta l'epilogo è affidato a un solido gruppo doom, cosa che non può che farmi piacere, vista la scarsa presenza di questo genere nel resto del festival. Si riparte.