Evento: Babymetal World Tour 2014
Data: 07/07/2014
Luogo: The Forum, Kentish Town, Londra
   
Gruppi:
  • Babymetal
 

Aristocrazia non è soggetta a pregiudizi né si lascia fuorviare da preconcetti, non ci piacciono le intransigenze e le posizioni aprioristiche, e soprattutto siamo sempre attenti alle novità. A maggior ragione se sono "kawaii" e giapponesi.


BRUTAL ASSAULT 2013 - Parte IIInutile girarci attorno, le Babymetal sono state uno dei principali argomenti, se non il più discusso in assoluto, degli ultimi mesi, con una notorietà in esponenziale crescita grazie ai canali Internet anche in occidente, dopo essere già diventate vere e proprie "idol" nel paese del Sol Levante. La curiosità era talmente alta che non ho esitato un secondo a prendere un paio di biglietti per il concerto di Londra, ancor prima di sapere se sarei riuscito o meno a muovermi all'estero per vederle. Per fortuna aggiungo, visto che la richiesta è stata tale da far spostare un paio di volte la sede del concerto in locali sempre più capienti, fino alla scelta definitiva del The Forum a Kentish Town, in grado di tenere a occhio fra le duemilacinquecento e le tremila persone e comunque insufficiente a contenere "l'hype" attorno a questo evento, andato sold out in meno di ventiquattr'ore.

Con il trucco e l'inganno riesco addirittura a convincere il mio scettico contatto locale ad accompagnarmi (non che abbia fatto una gran fatica in realtà) e armati della sua macchina fotografica con cannone ottico da ottocentomila ampère (non so nemmeno quale sia l'unità di misura giusta) ci rechiamo al locale, dove troviamo l'umanità più bella e colorata riscontrabile a un concerto. Metallari e rocker di vecchia e nuova data, giapponesi di ogni genere e tipo (bellissimi quelli con la maglietta dei Sigh in cima alla coda, pronti a prendersi la transenna), giapponesine da capogiro in vestitini succinti, cosplayer, ma anche gente definibile quale "normale", insomma, ce n'è per tutti i gusti. All'entrata arriva la prima e unica nota negativa della serata: niente apparecchi fotografici a eccezione dei cellulari (al mio s'è fritta la fotocamera mesi fa e il mio amico non l'aveva con sè); macchina requisita per il tempo del concerto e bestemmie a caterva. Prevedibile in realtà, ma siamo dei polli e non avevamo minimamente considerato la possibilità. La location è invece una bellissima sorpresa, un ex teatro con ancora le quinte e la cornice in legno intagliato attorno al grande palco. La platea è stata svuotata dalle sedie per creare la zona "in piedi", mentre la galleria (dove siamo noi) mantiene ancora le sue comode sedute in velluto.

Sono all'incirca le otto di sera quando si spengono le luci e la folla esplode in uno dei boati più assordanti che mi sia mai capitato di sentire. Il retrogusto nerd dell'evento si percepisce fin da subito, l'ingresso in scena delle tre ragazze è preceduto da un breve video, nel quale scorrono scritte in stile "Star Wars" che narrano della "New Hope", solo che stavolta non si parla di ribelli spaziali contro l'Impero, ma di una ribellione del metal nipponico e dell'egemonia di Europa e Stati Uniti destinata a essere affiancata da un nuovo stile, un movimento capitanato delle prescelte del "Fox God". Prescelte che di lì a poco daranno vita a un'ora e mezza positiva e ballerina, all'insegna del divertimento puro e del metal zuccherino di cui sono portabandiera.

L'apertura è affidata ovviamente a "Babymetal Death", titolo nato dal gioco di parole percepito dall'orecchio occidentale fra "Des(u)", ovvero il verbo "essere" in lingua nipponica ("siamo le Babymetal") e, appunto, "death". Si tratta di una vera e propria presentazione, grazie a cui ci accorgiamo fin da subito che parliamo di un concerto a tutti gli effetti, con musicisti fenomenali ad accompagnarle e suoni clamorosamente grossi. I pezzi (di cui scriverò i titoli in caratteri Romaji, ovvero occidentali, per evidente comodità) vengono suonati a cannone con grande coinvolgimento del pubblico: "Iine!" è assurda coi suoi cambiamenti d'atmosfera, "Uki Uki Midnight" con i suoi picchi dubstep fa un figurone dal vivo ancor più che su disco e "Catch Me If You Can" grazie al suo incipit quasi industrial rade al suolo le prime file. Su-metal si dimostra una discreta cantante anche in sede live, mentre Yui e Moa diventano le protagoniste indiscusse del palco; c'è spazio anche per i musicisti, che intrattengono il pubblico mostrando le loro virtù strumentali in un paio d'intermezzi loro dedicati.

Vengono suonati tutti i brani che compongono l'album di recente pubblicazione (che altro non è che una raccolta di tutti gli EP usciti nel corso degli anni), ma la temperatura sale definitivamente con "Megitsune", sintesi perfetta di tutto ciò che le Babymetal sono state nella loro carriera e della capacità innata dei nipponici di "giapponesizzare" qualsiasi prodotto passi per le loro mani, nonché pezzo migliore del repertorio. Il motivetto drammaticamente orecchiabile che ne fa da ossatura è accompagnato dal pubblico che canta al meglio delle proprie possibilità ovunque ci sia qualche passaggio comprensibile. Calorosa accoglienza anche per "Doki Doki Morning", una delle prime tracce, se non la prima in assoluto prodotta e targata Babymetal. L'andamento salterino e squisitamente orientale e fanciullesco del ritornello conduce verso un'ottima "Gimme Chocolate!" che chiude il corpo principale del concerto.

Il rientro è accolto da urla che non si sentirebbero nemmeno a un concerto dei Pink Floyd con un risorto Syd Barrett e se possibile il volume aumenta quando Su attacca l'incipit del loro inno "Headbanger!", brano accompagnato da un siparietto davvero irresistibile. Resta il tempo per "Ijime, Dame, Zettai" con cui le Babymetal chiudono il concerto tra coriandoli e stelle filanti, ma non prima comunque di aver assistito a un sontuoso wall of death e agli ultimi minuti di delirio in pista. Acclamate da un pubblico esausto per il caldo insopportabile sviluppatosi nell'ambiente, le Babymetal abbandonano il palco con il più stereofonico dei "See you!" che mi sia mai capitato di sentire. Si conclude così una serata unica nel suo genere (quantomeno per noi occidentali, in Giappone sarebbe all'ordine del giorno), in grado di far stampare un sorriso ebete, ma soddisfatto in viso ai partecipanti. Fenomeno da baraccone dirà qualcuno, fenomeno memorabile per altri, in ogni caso, indiscutibilmente, fenomeno.