Evento: Ufomammut Ecate Fall Tour 2015
Data: 12/12/2015
Luogo: Alchemica Club, Bologna, Italia
   
Gruppi:
 

 

Ho atteso questo momento a lungo, ricordo ancora l'estate di quel 2005 quando per la prima volta scoprii il nome Ufomammut negli articoli che parlavano in anteprima dell'album in arrivo quell'inverno ("Lucifer Songs", per l'esattezza). Nel frattempo è successo letteralmente di tutto e, per un motivo o per un altro, non ero mai riuscito a vederli dal vivo; per fortuna l'Alchemica Music Club di Bologna mi ha permesso di colmare questa gravissima mancanza, insieme agli amici di mille (dis)avventure Istrice e Bosj (che, tra le altre cose, erano reduci dal Black Winter Fest VIII di Brescia e dalla data di Milano del tour acustico di John Garcia) e altri personaggi misteriosi.



Pedals

Era dal Brutal Assault che non avevo avuto occasione di assistere a un concerto metal come si deve, mentre l'ultimo album degli Ufomammut, "Ecate", era stato fisso in qualunque nostro discorso sui migliori dischi dell'anno fin dal momento stesso in cui è uscito, quindi andiamo dritti al punto. La nebbia emiliana ci accoglie alle porte del nulla post-bolognese, in un Alchemica Club che sembra situato come un ponte tra due diverse realtà.


Tra cena, parcheggio e tessere, arriviamo all'interno della sala quando il duo locale Hyperwülff sta per concludere l'esibizione di apertura. Il paio di pezzi che riusciamo ad ascoltare ci dà l'impressione di un progetto onesto, chiaramente ultra-soddisfatto di condividere il palco con degli autentici giganti della scena. Un giro alle sempre variegate bancarelle del Malleus Rock Art Lab mentre i Three Eyes Left (anche loro di Bologna) procedono con il loro stoner-doom abbastanza canonico, buone cose sentite qui e lì in pezzi che però in definitiva suonano troppo lunghi; con più sintesi e chiarezza potranno probabilmente fare un salto di qualità. Anche a causa di una corda saltata (forse per la troppa malvagità in arrivo), i tempi iniziano ad allungarsi e la scaletta dei concerti accumula un po' di ritardo: musica per le nostre orecchie, già sapendo che ci aspetterà comunque circa un'ora e mezza di nebbia prima di giungere a un necessario tetto.


Arriva quindi il momento della musicista romana Lili Refrain (che avevamo già incontrato sulle nostre pagine all'uscita di "Kawax"), un progetto curioso basato sull'uso della loop station, che però si è sposato molto male con l'atmosfera generale di pesantezza sonora che c'era stata fino a quel momento e, soprattutto, che sarebbe arrivata in seguito. È sicuramente un'artista capace e da apprezzare su disco, o in contesti diversi, ma in questo ambiente abbiamo fatto molta fatica a spiegarci soprattutto la seconda parte della sua esibizione (in cui si è anche prodigata in parti vocali), durante la quale in tanti sono andati a spostare la macchina.


Ufomammut

Dopo un cambio palco relativamente lungo si fa sul serio, sul serissimo, ecco il trio piemontese che ha rivoluzionato un'intera scena e non ha mai davvero sbagliato un colpo musicalmente parlando. Come sperato, gli Ufomammut suonano "Ecate" per intero e l'Alchemica sembra passare attraverso un portale dimensionale con l'intro di "Somnium". Da lì è un vortice senza fine, con Vita a dettare i massicci tempi dietro le pelli, Urlo a scolpire la possente sezione ritmica al basso e gridare al microfono, Poia ad accompagnare il mastodontico essere con la sua chitarra e le migliaia di effetti che da sempre caratterizzano la creatura nata dalla mente del trio. L'attesissima "Temple" è letteralmente un delirio, si getta la maschera e tutti perdono ogni tipo di ritegno, il rito entra nella sua seconda pesantissima parte.

Gli Ufomammut tengono il palco come pochi, mentre sullo sfondo si alternano occulte immagini tramite il proiettore. Il variegato pubblico mostra di apprezzare tantissimo e, dopo la devastante "Daemons", non può che volerne ancora. Una brevissima pausa nel backstage prima di tornare con il necessario encore, dove i tre si sono divertiti ad esplorare un po' i loro lavori precedenti.


Il tutto si chiude con applausi e strette di mano, un'occhiata a quel capolavoro della scaletta e alla pedaliera di Poia. Una degnissima conclusione musicale per un 2015 per me relativamente avaro di distruzione in termini di numero di eventi, ma abbondante sul versante della qualità. È tempo di salutare gli amici e mettersi in viaggio sulla necromobile di turno attraverso una nebbia nella quale non saremmo stati sorpresi di incontrare il mastodonte alieno in carne e ossa.