Event: Cult Of Parthenope Black Metal Fest
Date: 12/11/2016
Location: Cellar Theory, Napoli
   
Bands:
  • Terrorfront
  • NahemiA
  • Mors Spei
  • Ossific
  • Scuorn
  • Negură Bunget
 

 

Con poco meno di due settimane di ritardo rispetto alla celebrazione della festività pagana di Samhain, i seguaci del culto oscuro si sono riuniti in quel del Cellar Theory per prendere parte al primo e più grande rituale in onore della musica nera che sia mai stato organizzato qui a Napoli: il Cult Of Parthenope Black Metal Fest. E che serata, gente: che serata!


Terrorfront

Per quanto l'organizzazione abbia provato a rispettare orari e scadenze pensate come idealmente rigide, sfortunatamente ci sono stati un po' di ritardi; questione di quindici o venti minuti, circa.

I primi a salire sul palco per dare il via a questa riunione di miscredenti e di servi del demonio sono stati i Terrorfront, una giovane formazione partenopea, nata per volontà del bassista Wolf (che successivamente ho potuto intervistare) e dell'ex cantante Ogre, dedita alla produzione di un Metal fortemente votato al Thrash-Black, ergo violento, veloce e devastante. Avevamo già parlato di loro qui su Aristocrazia relativamente all'EP di debutto e quella di questa sera è stata la prima occasione per i Nostri senza il consueto look da terrorista, cioè niente più passamontagna e uniforme, nonché una buona performance col nuovo frontman Illness (voce anche di un altro progetto di Wolf, ovvero i Gort).

La mezz'ora di performance ha lasciato il segno su di un pubblico che ha apprezzato la forza e la violenza dell'approccio sfrenato della band, nonostante i non pochi problemi di acustica che hanno afflitto l'esibizione.


NahemiA

Sfortunatamente per i presenti, i problemi acustici non sono stati risolti nell'immediato e così l'esibizione della seconda band in scaletta è stata segnata da non pochi disagi.

La formazione dei NahemiA, arrivata direttamente dall'Inghilterra per il suo debutto in terra italica, avrebbe voluto dispensare il suo Black Metal di matrice sperimentale alle masse di fedeli riunitesi per l'occasione, ma purtroppo anche a causa di vari inconvenienti a livello di strumentazione (quindi non solo a causa dei sopra citati problemi di acustica) la performance dei Nostri è stata ricevuta come piuttosto confusa e caotica dal pubblico. Io stesso, in tutta onestà, non me la sento di sbilanciarmi su di loro, né positivamente né negativamente, perché mi è risultato piuttosto difficile riuscire a capire quale fosse davvero la proposta.

Sul finire dell'esibizione però c'è stato un netto miglioramento a livello di sonorità carpite dagli spettatori — diventate quasi recepibili — e così, con gli animi ormai scaldati al punto giusto, i NahemiA hanno salutato il pubblico e hanno lasciato il palco alla band che li avrebbe succeduti: i Mors Spei.


Mors Spei 

Alla sua prima apparizione in pubblico, la creatura di Wolf se l'è cavata in maniera egregia. Incenso e campanelli hanno segnato l'ingresso della formazione sul palco e — per i successivi tre quarti d'ora, senza mai arrendersi o dare segni di minimo cedimento — i Nostri hanno diffuso e dispensato il loro Black Metal grezzo e spietato alla folla di fedeli che ormai si era accalcata nella sala del Cellar Theory.

Scapocciate e poghi non sono mancati, anzi la situazione si è scaldata più di una volta. Il progetto da solista di Wolf, per l'occasione accompagnato dal vivo da Orion (Párodos) al basso, Einherjar Ingvar (Gort) alla batteria e Almas alla chitarra, ha dimostrato quindi senza ombra di dubbio di avere delle grandi potenzialità, proponendo per la prima volta anche estratti dal suo primo album "Necrocosmos Genesis" e riuscendo a farsi apprezzare tanto dai più quanto dai meno giovani presenti tra le fila degli spettatori. Estremamente ritualistici e devoti alla causa fino al midollo, i Mors Spei non potevano non infiammare gli animi dei presenti in maniera diversa, grazie anche a un sound in uscita qualitativamente migliore (per quanto ancora non veramente soddisfacente) rispetto a quello che i tecnici del suono, per un motivo o per un altro, erano riusciti a fornire ai loro predecessori.


Ossific

Recuperando parzialmente il ritardo accumulatosi dall'inizio della serata, è arrivato poi il turno di quella che sarebbe stata col senno di poi la band rivelazione dell'evento per il sottoscritto, ovvero i canadesi Ossific, che stanno accompagnando i Negură Bunget come gruppo di supporto in questo tour. Il quartetto di Winnipeg, formato da Norrec alle pelli, Shroud al basso, Silhouette alle tastiere e da Trauma alla chitarra e al microfono, ha illuminato la serata con il suo personale Black Metal dalle tinte Post- e atmosferiche, a tratti anche un po' reminiscenti delle sonorità dei Kauan, per capirci; una scelta veramente azzeccata come apertura per la formazione di Negru, a mio parere.

Risolti quasi al 90% i problemi legati al set up dei volumi e, per fortuna, senza essere toccati da quella infausta scia di seccature tecniche legate agli strumenti, i Nostri hanno dato prova nei tre quarti d'ora assegnati di essere una realtà estremamente valida e capace di rapire e stregare anche l'ascoltatore meno predisposto a queste sonorità così legate all'Ambient. Presentando per la maggior parte della scaletta brani estratti dal loro album di debutto "... As Roots Burn", la band ha colpito positivamente tutti i presenti, incluso il Vostro, che non è riuscito a esimersi a fine serata dall'acquistarne il disco.


Scuorn

E così, dopo aver assaggiato il Thrash-Black dei Terrorfront e il Black Metal sperimentale dei NahemiA, dopo esserci immersi nell'oscura ritualità dei Mors Spei ed essere sprofondati nel buio eterno del Post-Black degli Ossific, ecco che è arrivato il turno degli Scuorn, che iniziano la loro performance con quello che è stato il loro primo singolo: "Fra Ciel' E Terra".

Il progetto di Giulian — accompagnato dal vivo dall'onnipresente Wolf e da Francesco Del Vecchio (Párodos, Taur-Im-Duinath) alle chitarre e da Libero Verardi (Disturbia) al basso — ha portato sul palco del Cellar, alla sua prima esibizione dal vivo, il suo personalissimo Black Metal misto a Symphonic e Folk, imponente ed epico quanto possono esserlo i Septicflesh o i Fleshgod Apocalypse, pur restando fortemente legato alle sonorità più folcloristicamente tipiche del panorama musicale napoletano, segnato da un approccio quasi estremo nelle ritmiche e negli arrangiamenti orchestrali. La formazione partenopea ha accolto inoltre alle pelli il grande David Folchitto, l'inarrestabile batterista degli Stormlord, e ha ospitato sul palco anche Daniele "Ogre" nel momento in cui, con sommo piacere per i presenti, è stata suonata "Virgilio Mago".

L'esibizione della band di Giulian non lascia spazio a dubbi sulle potenzialità del progetto e lascia ben sperare per il futuro.


Negură Bunget

Impegnata in un tour mondiale organizzato per festeggiare i vent'anni di attività, i dieci anni dall'uscita dell'acclamatissimo album "OM" e l'uscita del suo successore "ZI", la formazione romena dei Negură Bunget arriva per la prima volta a Napoli come headliner di questo oscuro e nefastissimo Cult Of Parthenope Black Metal Fest.

Messisi a disposizione per un meet & greet con i fan svoltosi prima dell'apertura dei cancelli, i Negură hanno officiato la blasfema cerimonia offrendo in maniera più che impeccabile il loro amalgama di Black Metal dalle tinte Dark Ambient e, nella sua forma più attuale, molto Post-, calando il pubblico in estasi dal primo momento in un'atmosfera cupa e densa, capace di scaraventare l'ascoltatore nel bel mezzo delle foreste nebbiose della Transilvania, disperso, senza via d'uscita. La performance è senza alcun dubbio stata di altissimo livello: Negru, alle percussioni, è stato instancabile e ha dato tutto sé stesso in ogni singolo brano, mentre il lavoro di Tibor Kati, sia alla chitarra che alla voce, è stato oltremodo espressivo e coinvolgente. Ed è con questo magistrale e cosmico fluire di melodie e sensazioni nel quale sapientemente si mescolano, si accavallano e si alternano i riff aggressivi e insistenti delle chitarre, i blast beat della batteria, il growl e i puliti sognanti di Tibor, i flauti, i tamburi, strumenti tradizionali e arrangiamenti strumentali in sottofondo che la serata volge al termine, dopo che i grandiosi Negură Bunget hanno offerto al capoluogo campano uno spettacolo onirico di altissimo livello.

E poi, il silenzio. La messa nera è finita: andiamo in pace.


Dopo essere arrivato alle cinque e mezza sul posto, aver incontrato vari amici e fatto la conoscenza di volti più o meno conosciuti tra il pubblico e tra i musicisti, finalmente alle tre di notte sono ritornato a casa: devastato, stanco e sconvolto, ma decisamente anche molto contento, perché una realtà simile qui a Napoli non mi sarei aspettato di vederla. Aver avuto la possibilità di partecipare a un festival votato esclusivamente al Black Metal e aver constatato che la risposta dei fan è stata più che semplicemente positiva — visto anche e soprattutto che il festival è andato sold-out — mi fa sperare in bene per il futuro del panorama musicale più oscuro ed estremo della Campania. Cult Of Parthenope Black Metal Fest: ci rivedremo l'anno prossimo!