Evento: Kreator + Sepultura + Soilwork + Aborted
Data: 21/02/2017
Luogo: Live Club, Trezzo D'Adda (MI)
   
Gruppi:
  • Soilwork
  • Sepultura
  • Kreator
 

Da sempre i miei pellegrinaggi merdallari mi portano, a cadenza regolarmente irregolare, davanti a nomi del tempo che fu, custodi ciascuno di un brandello della mia sfigatissima adolescenza. Così, due o tre volte l’anno, mi ritrovo sotto il palco di qualche mummia, porti il nome di Iron Maiden, Slayer o, in questo caso, Kreator. Non fosse già sufficientemente LOL di per sé, questa volta i tour manager si sono proprio superati: ad accompagnare i Tedeschi, nientemeno che Aborted, Soilwork e Sepultura.


Soilwork

La serata inizia presto, tanto che ovviamente sono costretto a perdermi l'unico nome davvero divertente della serata: gli Aborted suonano alle 18:40 e non c'è verso che io possa uscire dal lavoro e arrivare a Trezzo in orario, visto il traffico della tangenziale a quell'ora. Lungi da me aprire una parentesi sull'opportunità di far iniziare un concerto di martedì alle sei e mezza di sera in culo al mondo a Trezzo D'Adda, per carità, ma se qualcuno mai riuscisse una volta a far vivere un locale vero a Milano città, oltre ad Alcatraz e Magazzini Generali, sappia che avrà l’eterna gratitudine di un sacco di gente. Di fatto, dovrò conservare i buoni ricordi che ho della formazione Belga dal vivo e rinfrescarli un'altra volta, perché quando arrivo sul palco c'è già il buon Speed Strid con la sua combriccola.

C'è poco da fare, i Soilwork del 2017 sono parenti stretti degli In Flames del 2017, e non è un complimento. Sì, c'è un po' più di pesantezza in quelle chitarre, la band non è una perfetta caricatura di se stessa, però il fondo metalcore e la proposta facilona pensata per il pubblico adolescente e magari a stelle e strisce lì sono e lì restano, e non è un caso se della compagine svedese dei primi tre album non sia rimasto nessuno, se non appunto Björn Strid (e pian piano i suoi compagni d’arme sono diventati poco più che turnisti). Aggiungiamo al tutto dei suoni francamente inaccettabili per un locale come il Live, e abbiamo bella impacchettata un'esibizione francamente evitabile; anche pezzi groovy e divertenti come il classicone "Stabbing The Drama", vero e proprio inno dei Soilwork secondo periodo, in zona mixer erano pressoché irriconoscibili. Lode alla tenacia, ma invecchiati male.


Sepultura

Passiamo al problema principale della serata, che si presenta sul palco dopo gli Svedesi con un nome che non si merita: i Sepultura la devono smettere. Continuano a occupare slot di tutto rispetto a esibizioni e festival internazionali, ma dei Sepultura non è rimasto nulla. Lasciando perdere la questione legata ai membri sul palco, è proprio un fatto musicale: ci sono gruppi che evolvono e continuano a mantenere, se non un livello qualitativo rispettabile, una dignità. Non è necessario essere gli Ulver, per continuare a fare il proprio lavoro con buoni risultati, anche gente come gli Amorphis o Devin Townsend ha cambiato radicalmente la propria cifra stilistica negli anni, che può piacere o non piacere, ma mantiene una propria coerenza.

Sentire e vedere Kisser e Pinto che provano a riproporre "Inner Self", "Desperate Cry", "Refuse/Resist" o "Ratamahatta" è svilente, deplorevole e irritante. Almeno un po' di rispetto per se stessi ogni tanto ci vorrebbe. Dei suoni, dell'atteggiamento e della carica che i Sepultura avevano su quei dischi (dal vivo non mi pronuncio, non c'ero) non è rimasto assolutamente niente; quello che è rimasto è un frontman potenzialmente ottimo, Green, che viene costretto su note e suoni decisamente non suoi, in mezzo a un ragazzino dietro la batteria che si impegna tantissimo e che dovrebbe suonare deathcore e due nostalgici che dovrebbero dedicarsi al bricolage, anziché a basso e chitarra. Suonare "Chaos A.D." senza una chitarra ritmica è un insulto, così come cantare "Arise" con un'impostazione hardcore. Insomma, è tutto sbagliato, e ogni volta che li vedo mi chiedo come sia possibile che continuino a infilarli in ogni cazzo di evento.


Kreator

Per fortuna che, alla fine, tutto torna alla sua giusta dimensione: con puntualità e rigore teutonico Mille Petrozza e compagni salgono sul palco e distruggono qualsiasi cosa gli si pari davanti. Non resta in piedi assolutamente nulla. Le derive melodiche e più groovy che hanno caratterizzato i Kreator del nuovo millennio non sono altro che uno specchietto per le allodole: quando partono, che sia "Phobia", "Extreme Aggressions", "Phantom Antichrist" o "Enemy Of God", crolla tutto. Qualche mid-tempo qua e là per dare tempo a Mille di fare i conti con i suoi cinquant'anni e molti pescaggi dal recentissimo "Gods Of Violence", e via che si va. Le nuove canzoni, live come su disco, sono 101% Kreator: niente di nuovo sotto il sole, eppure divertentissime, come al solito (anzi, direi meglio sia di "Phantom Antichrist" che di "Hordes Of Chaos"), e dal vivo tutto ciò è una garanzia.

L'ora e mezza e i diciotto pezzi infilati dal quartetto passano in un battito di palpebre, e il finale è una bomba assoluta: l'infilata "Violent Revolution", "Flag Of Hate", "Under The Guillotine" e "Pleasure To Kill" ti fa capire che ci sono gruppi a un livello superiore. E Petrozza e i suoi sono uno di questi. Spazzati via completamente i derelitti che hanno calcato il palco prima di loro, per l'ennesima volta i Kreator ci lasciano solo garanzie.