Evento: Mayhem + Dragged Into Sunlight + Inferno
Data: 07/04/2017
Luogo: Mostovna, Nova Gorica, Slovenia
   
Gruppi:
  • Inferno
  • Dragged Into Sunlight
  • Mayhem
 

 

A volte è necessario fare i conti con la Storia, sia essa parte integrante del proprio vissuto personale o tracciato fondante per una comunità. Per l'universo metal e per la vostra umilissima, i Mayhem sono inevitabili. Un po' come il cacio sui maccheroni, con cui proseguiamo l'analogia asserendo che una volta raffreddato diventa duro e indigesto. Tra omicidi, suicidi in copertina, leggendari negozi di dischi e chiese un po' troppo infiammabili, il gruppo norvegese ne ha di cose da raccontare. E i fan sloveni e del nord-est italico lo sanno bene, bruciando come fossero una stavkirke tutti i biglietti al botteghino del Mostovna (Nova Gorica), punto di riferimento lanciatissimo per gli amanti della musica di qualità.


Inferno

BRUTAL ASSAULT 2013 - Parte II

Il compito di aprire le danze (macabre) spetta agli Inferno dalla Repubblica Ceca. Tendenzialmente carenti di originalità nel nome e nei fatti, inscenano una performance dignitosa, dal sapore ben noto a chi sguazza nel lago della musica estrema. In effetti, la formazione è attiva dal 1995 e — nonostante della schiera dell'epoca sia rimasto solo il capelluto cantante — lo sviluppo pare essersi arrestato e assestato sulle blackosità di inizio millennio: riff crudi e veloci, qualche intarsio più melodico, estetica tra padre Merrin sotto diazepam e Banda Bassotti col facepainting e il sangue finto.

Per onestà va sottolineato che non tutte le colpe sono loro imputabili: i suoni non erano eccelsi e malgrado i tapini si fossero sbattuti ad adornare il palco con dei bei candelabri geometrici (in un paio di occasioni, abbiamo temuto per le chiappe del chitarrista), questi si sono rivelati perfettamente inutili data l'illuminazione un po' troppo invadente.

Un inizio decente ma senza botto, insomma, con una nota di merito per quel cinghialotto biondo del bassista, araldo della strumentazione scrausa messa a buon frutto.


Dragged Into Sunlight

Quel botto sale sul palco sotto forma di Dragged Into Sunlight. Il gruppo inglese ci abbaglia (no, non solo con lo strobo sotto il culo del batterista), ci assorda (no, non solo con il muro di Matamp) e ci fa cascare la mandibola a furia di cazzotti sonori. I cinque musicisti si esibiscono nella penombra, dandoci le spalle, e lasciano il pubblico davanti a un'imponente struttura teschiocandelosa; ciò non compromette la loro presenza scenica, che muta in una sorta di ipnosi collettiva.

I lunghi brani spaziano dal doom al black metal, con vene death e hardcore: verosimilmente, ci si costruirà un'idea più precisa se davanti a ciascun genere menzionato si schiafferà un bel «post-». Una piacevole sorpresa, che non ci aspettavamo così interessante né così protratta nella durata (forse un filo eccessiva, in quanto gruppo spalla).

A meritare la menzione d'onore è di nuovo la sezione ritmica, infiammata da un batterista viso d'angelo ultrabritannico ma con un demone metronomico in corpo.


Mayhem

E attacchiamo subito l'attrazione principale, asserendo che qui non verrà assegnata alcuna menzione d'onore. È una di quelle situazioni classiche, davanti a cui troppo spesso capita di imbattersi in questi ultimi anni nel panorama musicale. A differenza di altri, però, i Mayhem qualche cartuccia l'avevano sparata bene anche in tempi non sospetti (basti frugare in "Chimera" e "Ordo Ad Chao"); ma la cosa è evidentemente degenerata, poiché i tre anziani e i due bravi nuovi entrati (o turnisti, chissà) si arrabattano nelle confortanti vecchi glorie, che appartengono loro fino a un certo punto. Perché quello paga e tutto esaurisce. Anche la nostra pazienza, sfiancata da una prestazione tanto fumo (come sul palco e in sala) e poco arrosto.

Saper suonare ciò che li ha consacrati, beh, lo sanno fare. Aver reinvestito in strumenti costosi pure. Aver assoldato un fonico che esegue i loro opinabili desideri dietro al mixer, sì. E allora perché tutto appare finto come gli scheletri incappucciati e i teloni con gli angeli con la facciona innervosita? Oltre al vapore acqueo, si respira il tanfo caratteristico di manovrona commerciale. Il classico dei classici del black metal scorre, inutile sbrodolare un elenco di canzoni che ogni appassionato conosce a menadito.

Un piccolo colpo al cuore ci coglie quando a introduzione della celeberrima "Freezing Moon" viene utilizzata la voce incisa da Dead sul disco dal vivo più famoso del genere, il "Live In Leipzig"; viene spontaneo interrogarsi su cosa avrebbero pensato lui ed Euronymous di questa operazione, tuttavia la risposta probabilmente sarebbe banale quanto la domanda. E gli altri eroi? Hellhammer avrebbe potuto tranquillamente far suonare il suo gregario, pur essendo in prima fila non siamo riusciti nemmeno a intravederlo. Necrobutcher è un anziano col codino, un'inquietudine forzata e un basso di lusso. Attila Csihar si impegna relativamente a fare quel che deve, nonostante il suo innegabile e versatile talento, ma sembra non avere un briciolo di quell'entusiasmo e gratitudine che dimostra quando si esibisce con i Sunn O))). D'altronde, un gruppo che deve specificare nel proprio nome di essere quello vero, poi tanto vero non può essere.

Rimandati a settembre? Ci auguriamo di no.