Evento: Brutal Assault 2017
Data: 09/08/2017 - 12/08/2017
Luogo: Fort Josefov, Jaromer,
Repubblica Ceca
 

Il Brutal Assault è uno dei festival più in vista nel panorama metal europeo, specialmente nell'ambito estremo: quattro giorni di concerti con artisti di prima scelta e spettacoli esclusivi, con un rapporto-qualità prezzo tra i migliori in assoluto. Giunto alla ventiduesima edizione, si tiene da dieci anni a ridosso della Fortezza Josefov a Jaromer (Repubblica Ceca), quasi al confine polacco. L'evento è andato tutto esaurito in prevendita per la prima volta nella sua storia e difficilmente ci si poteva aspettare diversamente con un programma che vedeva Emperor, Master's Hammer, Opeth, Carcass, The Dillinger Escape Plan e molti altri. Noi di Aristocrazia eravamo presenti all'evento (così come nel 2015 e nel 2013), di seguito potete leggere un'analisi della nostra personalissima esperienza in terra boema. Buona lettura!

GUARDA IL REPORT FOTOGRAFICO COMPLETO SU FACEBOOK


IL FESTIVAL

L'area festival consiste in una serie di spiazzi su cui troviamo i diversi palchi: i due principali, lo Jagermeister Stage e il Sea Shepherd Stage, si trovano appena dopo l'entrata e gli artisti vi si alternano con uno scarto di soli cinque minuti tra le esibizioni, che permette una grande efficienza ed elimina accavallamenti di sorta. Il palco secondario, il Metalgate Stage, ha dimensioni decisamente più ridotte e accoglie le esibizioni di band minori ma non per questo di minor livello, mentre il terzo palco, l'Oriental Stage, è posizionato in una nicchia interna. A partire da quest'anno, inoltre, è presente un'ulteriore area all'interno di una sorta di zona lounge con divanetti e quant'altro, dedicata a esibizioni ambient ed elettroniche.

Nelle vaste aree che dividono i vari palchi è possibile trovare un'infinità di stand: quelli ufficiali del Brutal Assault, in cui si può acquistare il merchandise del festival e delle band in programma, e una gran varietà di stand privati con dischi, t-shirt e quant'altro. Anche il cibo e le bevande sono presenti in quantità spropositata: qualunque siano i vostri gusti, è possibile soddisfarli grazie a oltre trenta stand gastronomici che offrono cucina etnica di ogni tipologia, cucina vegetariana/vegana e dolci, così come birre di diverse marche (quest'anno la birra di punta era la Pilsner Urquell, dopo anni di collaborazione con Budweiser Budvar), cocktail e bevande analcoliche. All'interno delle mura è possibile trovare panche e tavoli su cui rilassarsi (specie durante le giornate più calde), un'area meet & greet con un programma sempre ben nutrito e installazioni artistiche tematiche che variano di anno in anno.

Tutto l'aspetto commerciale è gestito tramite un semplice chip sul braccialetto, da caricare online tramite la propria banca o negli appositi botteghini tramite carta o contante (sia euro che corone). Dal punto di vista logistico, un'importante novità è stata la possibilità di ricevere a casa i propri braccialetti, soluzione che ha permesso di inviarne circa il 18% del totale, riducendo di moltissimo le file al primo giorno, problema che ha purtroppo attanagliato l'edizione 2016. Per chi preferisse mangiare in tenda, è possibile fare la spesa nel villaggio all'interno della fortezza, con panifici, minimarket e quant'altro con prezzi davvero irrisori per gli standard italiani.

Il campeggio gratuito, di norma, è possibile su tutta l'area esterna alla zona del festival vera e propria, vale a dire sulla collinetta che corre sul lato opposto del sentiero prima dell'entrata e che sovrasta l'area concerti. Per chi non si sentisse a proprio agio (purtroppo i furti non sono pochi), è disponibile un campeggio VIP a circa 20 euro che prevede sorveglianza 24 ore su 24, bagni riservati e altre comodità che, comunque, sono disponibili anche per gli altri a prezzi modici. Dal punto di vista della sicurezza, quest'anno si sono visti molti poliziotti armati pattugliare la zona campeggio ed è stata istituita un'area dotata di armadietti in cui riporre gli oggetti di valore, anch'essi a prezzi contenuti in relazione a quanto si potrebbe perdere in caso di furto o smarrimento.

Il primo imprevisto si è presentato ancora prima dell'apertura dei cancelli, con un operaio caduto da un'altezza di qualche metro: non è dato sapere le condizioni di salute, ma è stato lodevole l'arrivo tempestivo di polizia, ambulanza ed elisoccorso. Il maltempo è un altro dei fattori cruciali e imprevedibili: quest'anno l'unico problema si è presentato durante il terzo giorno, con una violenta tempesta che ha causato uno stop di mezz'ora dei concerti, ripresi senza conseguenze oltre al naturale slittamento delle esibizioni successive.


VIAGGIO

Raggiungere il Brutal Assault è abbastanza comodo a prescindere dal mezzo scelto: i parcheggi per le auto sono numerosi e l'aeroporto di Praga costituisce un comodo scalo anche per i low cost, soluzione valida anche per Cracovia, in Polonia. Se le distanze non sono proibitive e non volete sorprese con i costi, però, la combinazione pullman verso Praga e treno verso Jaromer è la migliore opzione. Flixbus offre ormai dei collegamenti diretti da più o meno tutto il Nord Italia a prezzi onestissimi, mentre il viaggio in treno dura un paio d'ore e costa sui 15 euro a/r. A seconda del giorno scelto per andare o tornare dal festival, il treno può essere popolato da gente normalissima o da un'orda di metallari nella maggior parte dei casi pronti a far conversazione: nella mia esperienza triennale, i miei compagni di viaggio spaziano dalla Francia alla Bielorussia, passando per Svezia, Polonia e Croazia. Potete stare certi che non vi annoierete durante tutto il viaggio, sia dormendo sul pullman in notturna sia grazie alla compagnia sul treno.


PUBBLICO

Come già detto, quest'anno il festival è andato tutto esaurito in prevendita per la prima volta: ventimila spettatori al giorno, dalle nazionalità ai look più variegati. Decisamente coperta tutta l'Europa, con una grande presenza di italiani, gente dai Balcani e dall'Europa Centrale, così come dai Paesi nordici e chi più ne ha più ne metta. Avvistati anche dei tratti somatici tipici dell'Estremo Oriente (ma non ci è dato sapere se avessero viaggiato effettivamente dall'Asia), mentre almeno due o tre presenze confermate da oltreoceano, nello specifico Arizona e addirittura Hawaii.

Il clima è estremamente amichevole e generalmente festaiolo, a prova di introversi: impossibile non ritrovarsi a parlare e scherzare con perfetti sconosciuti, per poi non rivederli più per il resto del festival.


I PIÙ MEGLI

Numerose le esibizioni degne di nota in questa edizione, tre in particolare le più attese per il sottoscritto.

Primi fra tutti gli Emperor: dopo essermeli persi nel 2014, la celebrazione di "Anthems To The Welkin At Dusk" nel corso di quest'anno era imperdibile. Ihsahn e soci hanno messo a ferro e fuoco (letteralmente) la fortezza con l'intera riproposizione del secondo album datato 1997, più "Curse You All Men", "I Am The Black Wizards" e "Inno A Satana". Pubblico numerosissimo e scatenato, con un moshpit tanto vigoroso quanto fastidioso per chi voleva starne fuori, ma non si trovava proprio ai margini del pubblico. Probabilmente nella top 3 delle esibizioni oggettivamente più sentite dell'intera manifestazione.

Appena dopo i Norvegesi, vicini di palco ma anche vicini geograficamente, gli svedesi Opeth. Nome molto caro a tanti Aristocratici. Tutti sappiamo cosa sia successo negli ultimi sei anni, con lavori opinabili in studio (de gustibus...) e scalette molto altalenanti dal vivo: la paura di beccarsi, alla prima volta, una scaletta prevalentemente prog rock era elevata. Invece Mikael Åkerfeldt ci sorprende, probabilmente rendendosi conto di trovarsi di fronte un pubblico pronto a sbranarlo in caso contrario: a parte l'apertura con "Sorceress" che, in tutta onestà, è sembrata musica leggera in confronto a quanto sentito poco prima, la setlist ha fatto la gioia dei vecchi fan. Sei brani in totale, tra cui "Ghost Of Perdition", la comunque godibile "Cusp Of Eternity", "Heir Apparent", "The Drapery Falls" e "Deliverance". Il frontman svedese è come al solito ironico-ma-forse-no, con riferimenti a una band tedesca a cui avrebbero rubato il titolo "Blackwater Park" e ai Suffocation che «loro sì che fanno death metal». Per concludere, lacrime a fiumi, mascherate dalla pioggia che inizia a cadere insistentemente (such poesia) e soddisfazione personale per aver finalmente assistito a un gruppo inseguito per anni.

Ultimi di questa triade ma non per valore, i Carcass dal Regno Unito: mai cancellamento di un tour fu meglio accolto di quello dei Morbid Angel (o quel che ne resta, insomma). Complice la tempesta che ha causato lo slittamento di mezzora, Jeff Walker, Bill Steer e i due nuovi compagni di merende ci sparano in faccia uno show senza soluzione di continuità o quasi, non tralasciando neanche un capitolo della loro discografia. Da "Genital Grinder" ai brani dell'ultimo "Surgical Steel", passando per materiale più o meno grezzo come "Exhume To Consume", "Reek Of Putrefaction", "Corporal Jigsore Quandary", "This Mortal Coil" e la finale "Heartwork". Gli Eluveitie si dimostrano utili per una volta, prestando parte della strumentazione al quartetto di Liverpool insieme a un paio di altre band, a causa di problemi logistici. Unica pecca che però non inficia l'esibizione è la chitarra di Ben Ash praticamente inesistente, ma quando c'è l'eterno ventenne Bill Steer sul palco non serve altro.

Tra le band minori, sicuramente in prima fila i Cough da Richmond, Virginia: più di là che di qua, dato l'uso di alcool e molto probabilmente di droghe varie, il giovane trio ci vomita addosso tanta di quella sofferenza e pesantezza da farcela bastare per anni (spoiler: non basterà). Stesso concetto per i Vallenfyre che a suon di ignoranza, grezzume e british humour si meritano il mio personale scettro di vincitori del Metalgate Stage.

Altre menzioni d'onore per Mayhem (finalmente con dei suoni intelligibili), Mantar [in foto] e Gutalax per la migliore chiusura che si possa chiedere a un festival.


I MENO MEGLI

Disclaimer: tra i concerti a cui ho assistito nessuno può veramente definirsi un flop (a parte forse i Tiamat, con gli imbarazzanti sproloqui del frontman), per cui mi limiterò a coloro che per un motivo o per un altro hanno reso meno delle attese.

In primis i Batushka, che dal punto di vista musicale sono stati ineccepibili, ma che in quanto a intensità e atmosfera perdono parecchio se confrontati con gli show al chiuso. Poi gli Ulcerate [in foto], notoriamente dei mostri in quanto a capacità esecutive, però eccessivamente penalizzati da un suono pessimo e incomprensibile. Infine, Devin Townsend, ma qui il discorso si fa ancora più sottile. Andare a un suo concerto e aspettarsi materiale pesante alla Strapping Young Lad è da ingenui, tuttavia a tratti l'esibizione è sembrata leggermente monotona e spenta, nonostante un nutrito numero di brani che hanno coinvolto il sottoscritto e il pubblico intero.

Senza voto gli Swans: impossibili da giudicare, a causa delle mie condizioni psicofisiche che non mi hanno permesso di andare oltre i primi venti minuti di sperimentazione e follia, che mi dicono si sia prolungata per ulteriori due ore.


PILLOLE BRUTALI

Cose random che vale la pena ricordare:

  • I vari travestimenti visti in giro, tra i quali Spiderman, Goku rigorosamente Super Saiyan, l'Uomo Unicorno [vedi foto nel paragrafo "Pubblico"] e un ibrido in spandex e costume da coniglio.
  • Il Tuffatore Notturno, un uomo vestito soltanto con un sacco nero della spazzatura, prontamente tolto prima di lanciarsi con stile invidiabile in una pozza di acqua e fango.
  • I due Nazgul che si aggiravano per la fortezza, a quanto pare parte dello staff stesso.
  • L'atmosfera unica ricreata da un nordico con lo scacciapensieri in mezzo ai bagni chimici e agli odori che ne derivavano.
  • La gente che balla male sulle note di "Nella Vecchia Fattoria", cantata in ceco dai maestosi Gutalax.
  • L'irlandese che ha cercato di rialzarsi sulla collina per due ore di fila, per poi riuscire nell'intento e chiederci altra birra dopo i nostri complimenti alle 10:00 del mattino.
  • La scelta dell'organizzazione di devastare il pubblico, mettendo birra a metà prezzo l'ultima sera (mezzo litro a un euro), per scusarsi degli errori sul running order e ringraziare per aver resistito al maltempo.
  • Il devasto che ne è conseguito.

Terzo anno di fila, per il sottoscritto, a un festival in perenne miglioramento e che ha solo da insegnare in termini di omogeneità e qualità della lineup anno dopo anno. Chiaramente tutto si riduce al gusto personale di ognuno, ma per location, qualità e prezzo è un'esperienza da fare obbligatoriamente almeno una volta nella propria vita da festivalari.

La prossima edizione vede già confermati Perturbator, Carpathian Forest e Dead Congregation, chissà che non si vada per il quarto anno consecutivo!