Evento: Catharsis Release Party
Data: 28/10/2017
Luogo: Mumble Rumble, Salerno
   
Gruppi:
  • La Janara
  • Disturbia
  • Párodos
 

 

Durante tutto questo 2017 ho preso parte a molti eventi di musica dal vivo, più di quanto abbia mai fatto in passato, ma devo proprio ammetterlo: nessuno di questi ha eguagliato il release party di "Catharsis", l'album di debutto dei salernitani Párodos. Metto subito le mani avanti: non intendo affatto dire che durante la serata ci sia stato qualcuno capace di suonare meglio degli Antimatter — ahimè, nessuna delle band me ne vorrà a male per questa mia affermazione, ne sono sicuro — ma c'è una sostanziale differenza tra la data romana del tour elettrico della formazione di Mick Moss e l'evento di cui vi parlo in questa sede e provvederò a spiegarvela a tempo debito. Ma prima...


Il quintetto mio conterraneo, per l'occasione, ha deciso di festeggiare la pubblicazione della sua prima opera organizzando una serata in compagnia di due formazioni amiche (gli avellinesi La Janara e i casertani Disturbia), in un locale che i Nostri possono quasi chiamare casa, ovvero il Mumble Rumble di Salerno.

Noi di Aristocrazia, per la prima volta di sempre, abbiamo deciso di renderci parte attiva della campagna di promozione e sponsorizzazione dell'evento: chi ci conosce sa che teniamo d'occhio i Párodos da un bel po' di tempo, quindi supportare la formazione in questo modo ci è sembrato logico. I ragazzi, dal canto loro, non solo ci hanno fatto trovare un pass su misura ma ci hanno anche inseriti nel libretto di "Catharsis" tra i ringraziamenti... Un gesto davvero inaspettato, quest'ultimo!


La Janara

BRUTAL ASSAULT 2013 - Parte IIAlle 22:00 salgono sul palco i quattro membri che compongono La Janara, ovvero l'Alchimista alla batteria, l'Inquisitore al basso, il Boia alla chitarra e la Janara stessa alla voce e alla chitarra. La band avellinese, che prende il suo nome dalla creatura che per secoli ha popolato le leggende e i racconti della gente irpina, ripropone quello stesso universo folcloristico riadattandolo in musica. Una musica definitivamente Rock: certamente influenzata dall'Heavy maideniano tanto quanto dal Doom dei Sabbath, indiscutibile, ma che non sfocia mai nel Metal.

Il cantato (rigorosamente in italiano) proposto dalla Janara è dirompente: la sua voce è profonda, dura, per certi versi magica, strega e irretisce l'ascoltatore; mentre le ritmiche diabolicamente sensuali si insinuano nella mente e ti obbligano a tenere il tempo, il lavoro delle sei corde del Boia sentenzia la tua fine, conquistandoti con la semplicità di progressioni dalla struttura per niente complessa, alla quale il malefico chitarrista aggiunge un tocco di magia nera: e così, dal nulla, piovono inserti tecnici à la Paul Gilbert e assoli sempre intriganti e mai dispersivi.

Il rituale della creatura famelica si protrae per quasi quaranta minuti, nei quali si alternano brani dell'album di debutto ("Sul Rogo", "Spettri" e "Cuore Di Terra", tra gli altri) a pezzi suonati in anteprima ("Mater Tenebrarum"). Così si compie il mistico rituale de La Janara, terminando tra le urla e gli applausi dei presenti.


Disturbia

Poco prima delle 23:00 i Disturbia prendono posizione e l'atmosfera di colpo cambia, si fa più intensa, più pesante. I casertani sono in tre (altro che gli Slipknot o gli Haggard!), letteralmente il minimo indispensabile: un chitarrista con le palle, un bassista cazzuto e un batterista che è anche peggio... Okay, mi sarei potuto esprimere decisamente meglio, magari con parole che suonassero un po' meno cafone, ma queste si prestano troppo bene all'occasione. Il trio, infatti, all'apparenza musicalmente rozzo, offre una proposta tecnicamente fuori dagli schemi.

Ecco, per capirci, se Schuldiner avesse composto per i Death sotto acidi, probabilmente i Disturbia oggi ne sarebbero la cover band ufficiale. Perché è questa la follia lucida che permea il Death Metal tecnico dei Nostri: passaggi violenti fanno seguito a riff concentrici nei quali la batteria sfoggia ritmiche dalle trame intricate, tra blast beat tiratissimi e growl gutturali al massimo; si passa da tapping di basso e chitarra ("Paradox") a sezioni letteralmente da mazzolate sul cranio che sanno anche un po' di Gojira ("Wrong Or Not").

Esattamente il tipo di mentalità Progressive che ti fa iniziare a pogare con foga e poi dopo un po' ti lascia disorientato, alla ricerca di un tempo (magari pieno di accenti sghembissimi) sul quale riprendere a dimenarti. Forse è per questo che i poghi scatenatisi durante la decisamente intensa esibizione della band hanno avuto vita breve...


Párodos

Arriva infine il turno dei festeggiati, o meglio dei festeggianti. Le luci si abbassano, una coppia di sacerdotesse avanza dalle fila del pubblico fino a prendere posto ai lati del palco e, poco dopo, fanno il loro ingresso i Párodos, indossando maschere raffiguranti volti tipici del teatro greco.

Il prologo del disco termina, i Nostri si smascherano e si apre il cerchio: "Space Omega", in tutta la sua magia, introduce gli spettatori alla catarsi e li guida in quella direzione; con "Catharsis", poi, si dà sfoggio di tutta l'emotività della quale la formazione salernitana è capace e "Heart Of Darkness" prosegue su quella stessa linea.

Un breve momento per riprendere fiato viene offerto da "Stasima", la traccia strumentale composta ed eseguita da Francesco Ferrini dei Fleshgod Apocalypse per gli amici Parodos, durante la quale il tastierista G. Hybris recita versi tratti dal "Prometeo Incatenato" di Eschilo in forma riadattata: il respiro profondo prima del balzo. Infatti, come l'eroe greco viene scagliato da Zeus nel Tartaro, così il pubblico è catapultato nell'oscurità di "Black Cross", brano che su disco è impreziosito da un assolo di Massimiliano Pagliuso dei capitolini Novembre.

Con "Evocazione" si chiude il cerchio aperto in partenza — tanto magicamente parlando quanto in riferimento ai brani proposti in precedenza nella loro Demo — e ci si avvia verso l'epilogo della serata (della scaletta dell'album e del processo catartico stesso) con "Metamorphosis", dopo la quale è legalmente impossibile non continuare a canticchiare per le successive ventiquattro ore «I will be fire / I will be air».


Una serata magica sotto diversi punti di vista, per il sottoscritto quanto per molti dei presenti. A cosa mi riferivo quando all'inizio ho parlato di una «differenza tra la data romana del tour elettrico della formazione di Mick Moss e questo release party»? Ecco, è molto semplice. Questa sera si sono ritrovati in quel di Salerno amici, conoscenti, colleghi e fan provenienti da tre province su cinque della Campania (se non di più) per un motivo e uno solo: festeggiare. Non importa che La Janara faccia Rock, i Disturbia facciano Death Metal e i Párodos facciano schif... ehm, Black Metal: il 27 ottobre 2017 al Mumble Rumble si è radunato un gran numero di persone per brindare, ridere, scherzare e godere di buona musica suonata dal vivo da musicisti che condividono qualcosa di più forte dell'appartenenza alla stessa sottocategoria di genere.

Per onorare lo spirito festoso della serata, non solo ho regalato parte dei miei soldi alle band così che loro mi regalassero in cambio CD e magliette dalla grafica pacchianissima, ma ho anche fatto una lunghissima chiacchierata con i Párodos, della quale potrete godere anche voi non appena avrò il tempo di trascrivere i quasi cinquanta minuti di registrazione.


Nota: il viaggio è stato incredibilmente semplice e stavolta il navigatore non mi ha tradito. La pizzeria dove ho cenato con i Disturbia e altri amici, invece, ha attentato alla mia salute, facendomi trovare un pezzo di prosciutto nel crocchè: maledetti! E sì, è stato il sottoscritto ad urlare «quanto cazzo è bello Francesco Del Vecchio» a fine concerto.