Evento: Cult Of Parthenope Black Metal Fest
Data: 04/11/2017
Luogo: Crash, Pozzuoli
Gruppi:
  • Orchestra Esteh
  • Gotland
  • ShadowThrone
  • Párodos
  • Voltumna
  • Darkend
  • Gort
  • Ad Hominem
 

 

L'osceno rituale in onore di Parthenope è stato perpetrato nuovamente dai suoi cultori lo scorso 4 novembre, a testimonianza di come la Fiamma Nera risplenda ancora anche qui in Campania. Questa seconda edizione del Cult Of Parthenope Black Metal Fest, organizzata dai soliti Giulian e Marco, coadiuvati da Laura Costabile, Gianpiero "Orion" Sica (Párodos) e Alberto Brandi (Sanguinis Solaris), ha avuto un impatto ben più possente sul sottoscritto rispetto a quella dell'anno precedente.


L'anno scorso iniziai a parlare della serata, mettendo le mani avanti su alcuni ritardi per quanto riguardava le esibizioni delle varie band. Ebbene, quest'anno l'organizzazione ha letteralmente fatto i miracoli, riuscendo ad alternare (quasi tutte) le varie formazioni sul palco del Crash puteolano nel più totale rispetto della scaletta. Lo so, sembra incredibile, ma vi giuro che è andata davvero così!

Come analizzare questo festival le cui sei ore di esibizioni sono state un omaggio al mondo del nero metallo tanto autoctono quanto mondiale?


Orchestra Esteh

BRUTAL ASSAULT 2013 - Parte II

Ci sono state realtà che hanno proposto tutt'altro che black metal, come gli Orchestra Esteh, ovvero la creatura del solo Vincenzo Notaro (per l'occasione accompagnato dagli altri membri dei Sanguis Solaris). Una proposta diversa e decisamente inattesa, ma capace di stregare e conquistare il pubblico con il suo rituale di ambient-noise fatto di echi, percussioni e voci immense; un inno a Parthenope, il loro, una vera e propria invocazione alla musa, un po' come quelli inseriti all'inizio delle grandi opere d'altri tempi, tuttavia con un senso quasi completamente distorto.


Gotland

Ci sono state formazioni che hanno presentato e proposto un black di matrice sinfonica, figlio dei Satyricon, degli Emperor e dei nomi storici che hanno fatto grande il genere.

I Gotland, scesi per la prima volta di sempre a Napoli, festeggiando il decimo anniversario di attività, hanno regalato al sottoscritto e ai presenti uno spettacolo di tutto rispetto; una esibizione furiosa e violenta, come se sul palco non ci fosse stata una band ma una formazione di esperti guerrieri pronti al massacro.

I Piemontesi hanno poi reso un tributo agli antichi capostipiti del genere con un omaggio davvero molto apprezzato dai presenti, proponendo una cover di "Call From The Grave" dei Bathory, eseguita con la collaborazione del cantante dei Voltumna, consegnando infine agli spettatori un brano in anteprima dal loro prossimo disco, intitolato "Deception".


ShadowThrone

BRUTAL ASSAULT 2013 - Parte IIGli ShadowThrone, d'altro canto, non sono stati da meno. Chiaramente ispirata dalla creatura di Satyr e Frost, la band capitolina ha contribuito alla buona riuscita del rituale, sacrificando sull'altare della musica riff furiosi e sonorità empie. Sferzando con la più cieca furia devastatrice gli astanti, i Nostri hanno letteralmente menato mazzate dal palco per tutto il tempo della propria esibizione.

La tecnica non manca assolutamente, come anche la ferocia propria di alcune realtà technical death metal più moderne che probabilmente ispirano, seppur meno marcatamente, la formazione. Certo è che la più grande influenza deriva appunto dai Satyricon, ai quali anche in questa occasione gl ShadowThrone hanno dedicato un accenno di "Mother North"; sulla quale uno degli organizzatori della serata e un amico hanno iniziato molto allegramente a pogare (tutto molto giusto).


Párodos

L'esibizione dei Párodos, sfortunatamente, è stata affetta da qualche problema tecnico, poi risolto dai prodi fonici in tempi brevi. La scaletta proposta dai nostri amici salernitani non è stata la stessa della settimana precedente: per motivi di tempo, sono stati giustamente operati dei tagli; è stato per questo motivo che si è quindi passati dal trittico composto da "Prologue", "Space Omega" e "Catharsis" alle conclusive "Evocazione", "Metamorphosis" ed "Exodus".

Personalmente trovo sempre più che belle le esibizioni dei Nostri, ma capisco che l'avantgarde non faccia per tutti... Ciò nonostante, ritrovare sotto al palco un buon 85-90% delle persone al momento presenti a sostenere una realtà così diversa dalla solita proposta black metal è stato decisamente piacevole.


Voltumna

BRUTAL ASSAULT 2013 - Parte IILe performance dei successivi Voltumna e Darkend sono state di tutt'altro spessore rispetto alle precedenti. I primi, forti di uno stile ormai ben consolidato e di una tecnica impressionante, hanno diffuso tra i presenti rabbiose ondate di black-death metal à la Behemoth.

Se le fonti di ispirazione per le band esibitesi prima erano prevalentemente nere, nel caso dei Nostri la vena mortifera era ben più evidente. Le loro atmosfere belligeranti sono differenti da quelle proposte dai compagni Gotland: questi ultimi sono più figli dei Dimmu Borgir, per certi versi, mentre i Voltumna generano un amalgama più personale, nel quale si concentrano blast beat, scream virulenti, chitarre laceranti e bassi martellanti, tutto condito da una ricca dose di precisione chirurgica.

Un omaggio è stato inoltre reso ai padri fondatori del nero metallo con una cover di "Black Metal" dei Venom, la quale è stata poi fatta seguire da una ben differente "Roma Delenda Est", figlia di un'antica fierezza italica che i Voltumna celebrano e che i più troppo spesso dimenticano.


Darkend

I Darkend, dal canto loro, non sono stati da meno. Penso di poter dire, a mente fresca, che la band reggiana si è rivelata essere la migliore dell'intera serata, per il sottoscritto, se non addirittura una gloriosa scoperta sotto ogni punto di vista.

Ritualità, feticismo per l'occulto, sinfonie tetre reminiscenti dello stile dei Cradle Of Filth e dark noise come se fossimo in un horror: un cantante cadaverico e dalle sclere bianche è salito sul palco e, come se fosse posseduto da un antico demone infuriato, ha riversato sugli scioccati presenti profezie nere e formule oscure in un turbinio di male puro. I movimenti a scatto di Animæ si sono contrapposti alla quasi staticità degli altri musicisti che, con altrettanta chirurgia, hanno diffuso melodie mortifere senza sosta.

"Of The Defunct", "A Precipice Towards Abyssal Caves", "Clavicula Salomonis": questi e altri sono stati i titoli degli inni infernali riprodotti con diabolica maestria dai Darkend, che si sono rivelati tra le formazioni migliori che abbia avuto modo di vedere (e di scoprire) quest'anno, assieme ai Selvans (in occasione del release party di "Parthenope").


Gort

BRUTAL ASSAULT 2013 - Parte IILe ultime due formazioni esibitesi, invece, hanno rappresentato la frangia più intransigente del grandioso universo del black metal.

I napoletani Gort sono stati richiamati sul palco dal batterista Einherjar Ingvar (il quale ha indossato una maschera da dottore della peste per tutta l'ora e più di esibizione della band) con un campanaccio. I restanti tre membri, coperti di bende e corpsepaint, sono accorsi al richiamo mortifero del loro compagno come defunti che tornano in vita per chiudere i conti lasciati in sospeso (leggi: «sterminare la razza umana»).

«A Morte Ad Mortem: Black Glorification!»: queste urla di Illness al microfono hanno segnato l'inizio della mattanza, durante la quale i Gort hanno sparso odio, morte e misantropia e, come la peste, hanno riempito di piaghe e sofferente violenza l'aria di un Crash più stipato di spettatori rispetto a prima.


Ad Hominem

Il cosiddetto main act della serata si è fatto attendere. Nessuno prima dei Gort era uscito dai limiti delle tempistiche segnate sulla scaletta generale, e la stessa band di Marco "Wolf" non ha fatto più di cinque minuti di esibizione extra...

I francesi Ad Hominem, dal canto loro, sono saliti sul palco con trenta minuti di ritardo sul programma, letteralmente mezz'ora, non scherzo. La loro ormai storica miscela di black e thrash grezza ma melodica e travolgente è servita veramente a provare come i nostri cugini d'oltralpe sappiano il fatto loro.

Tutti i presenti, giovani e adulti, neofiti e seguaci della Fiamma Nera della prima ora, tutti dal primo all'ultimo hanno goduto del puro spettacolo degli Ad Hominem; vere e proprie macchine da guerra, monolitici e implacabili. Nemmeno quando è mancata la corrente e tutta la strumentazione tecnica è andata a farsi un giro sulla Doganella i Nostri, ormai agli sgoccioli, si sono lasciati abbattere: l'inarrestabile panzerfaust francese si è rimesso in moto non appena la corrente è stata ripristinata e le ultime forza dei presenti sono state esaurite con poghi, moshpit e scapocci degni di nota.

Nessuno, nessuno è rimasto deluso dall'oltre ora e mezza di performance: una vera strage!


Il Cult Of Parthenope quest'anno ha bissato certamente per qualità, superando per molti versi gli standard della sua prima edizione, tenutasi l'anno scorso in una sede diversa. Sfortunatamente lo stesso non si può dire per la quantità di partecipanti, poiché, tra l'altro, molte persone hanno ritenuto più importante anteporre ipotetiche fantasticherie sull'orientamento politico di alcune formazioni esibitesi a giudizi pratici sulla qualità della musica. Un vero peccato per loro. Che sia chiaro: non discuto le scelte delle persone quanto piuttosto le conseguenze di queste stesse. Gli assenti hanno perso una serata indimenticabile, nella quale amici, conoscenti e sconosciuti si sono visti, rivisti e incontrati per la prima volta per celebrare l'evento più nero di Napoli e provincia: un evento della portata della processione dei vattienti a Madonna Dell'Arco, per il microcosmo del black metal.

Forse un giorno potremo tornare a parlare di una scena campana, se non addirittura di una scena napoletana, ma per ora ci tocca accudire i semi: sarà dura, perché per crescere hanno bisogno di molte cure e di tante attenzioni. Siamo al secondo anno, per il festival organizzato dalla Cult Of Parthenope, e tirando le somme il giudizio è anche stavolta positivo; incrociamo quindi le dita per la prossima edizione, ora, e ci prepariamo a scoprire cosa avranno in serbo per noi Giulian e soci!


Una menzione va fatta in ultimo per ringraziare Riccardo Studer, il cui lavoro come fonico è stato di alto livello. A lui attribuisco per la prima e ultima volta di sempre il titolo honoris causa di «Trvest Ov De Kvlt»: perché andare a un festival di blackster col berretto di Igorrr, la maglietta di Pac-Man e un pantalone rosso (ahimè non chiaramente visibile nella foto qui a destra) à la Marco Marfè comporta grandi poteri ma soprattutto grandi responsabilità.