Evento: Amenra + Boris
Data: 27/02/2018
Luogo: Kino Šiška, Lubiana (Slovenia)
   
Gruppi:
  • Boris
  • Amenra
 

Come già saprete, lo staff di Aristocrazia è sempre ben disposto alla sofferenza e all'autocommiserazione. Per questo motivo l'annuncio, lo scorso novembre, di una tra le accoppiate più clamorose degli ultimi tempi ha scosso i nostri animi: se per alcuni di noi gli Amenra dal vivo non sono certo una nuova conoscenza, per il sottoscritto lo sono (quasi) stati, così anche i Boris, in quella che potrebbe essere una delle ultime occasioni per vederli in azione.

Ancora una volta tappa obbligata a Lubiana, quindi, per infliggere l'ennesima mazzata ai nostri timpani e godersi il freschetto serale a -10° C.


Boris

Direttamente dalla Terra del Sol Levante, i Boris hanno festeggiato l'anno scorso i 25 anni di attività, proponendo interamente il loro seminale album "Pink", esponente della versione più stoner del gruppo, carico di groove e fuzz. In questo tour, il trio giapponese decide di cambiare radicalmente e di proporre (quasi) interamente un altro disco, l'ultimo "Dear", che invece ci presenta composizioni inafferrabili, un drone che solo a tratti ci dà qualcosa di più concreto.

C'è da dire che, essendo la mia prima volta, non sapevo cosa aspettarmi e probabilmente ciò è stato un bene: un'ora e un quarto di molestie sonore tra batteristi-cantanti dall'elevatissima presenza scenica per gli standard del ruolo, l'incantevole Wata che ci delizia con fisarmonica e assoli al limite del commovente e in generale un'atmosfera che riesce a distaccare il pubblico — o, quantomeno, il sottoscritto — dalla realtà e portarlo in uno stato di trance emotiva. Pezzi come "Dystopia -Vanishing Point-" o "DEADSONG", insieme a materiale più accessibile come i singoli "Absolutego" e "Memento Mori", vanno a creare un insieme di paesaggi sonori che rendono tanto quanto su disco, se non di più.

Potrebbe essere stata una delle ultime occasioni per vedere Takeshi, Wata e Atsuo in azione, ma noi speriamo vivamente che non sia così. Altri venticinque di questi anni. 


Amenra

Come dichiarato dallo stesso Colin durante una recentissima ospitata su una radio nostrana, gli Amenra hanno la fortuna di condividere qualcosa con il proprio pubblico, spiriti affini che viaggiano sulla stessa lunghezza d'onda. La cosa si rende evidente quando si assiste a una delle rappresentazioni delle Messe officiate dal quintetto fiammingo: guardandosi a destra e a manca, si vede soltanto una folla in totale reverenza nei confronti di una band che passa sopra a tutto e tutti, livellando e lasciando ciascuno di noi nudo, a fare i conti con i nostri demoni interiori.

Il gruppo sul palco è concentrato, in una sorta di astrazione emotiva fin dalle primissime battute, con Colin e Bjorn Lebon dietro le pelli a scandire un crescendo quasi insostenibile, che trova la sua risoluzione nell'esplosione di "Boden", la quale ci colpisce come un treno in corsa sorretta dal già citato Lebon e da un incazzatissimo Levy Seynaeve al basso. Con le due asce che eseguono il proprio compito senza mai strafare, alzando i toni soltanto quando serve, i Nostri propongono pezzi fissi e meno fissi delle loro recenti esibizioni, dagli immancabili ".Razoreater." e "Am Kreuz" alla bellissima sorpresa ".Silver Needle. Golden Nail.", posta in chiusura del set com'è giusto che sia.

Poche, pochissime le parole rivolte al pubblico da un Colin per l'occasione senza uncini addosso ma disperatissimo: pubblico che, tuttavia, non sembra sentirne il bisogno, straniato da tutto e tutti, investito e inerme. La musica, coadiuvata da filmati perfettamente in sintonia, è di un'intensità incredibile e sicuramente i suoni, potenti ed estremamente definiti fin da subito, aggiungono quel qualcosa in più che rende l'esibizione memorabile. Dopo otto pezzi si giunge alla fine, arrivata troppo presto per quanto ci riguarda, con la band che se ne va così com'è arrivata circa un'ora prima, in totale silenzio. Inarrivabili.


Al netto della mancanza di pezzi da novanta dell'ultimo album degli Amenra come "Children Of The Eye" e "A Solitary Reign" (!), così come della totale assenza di merchandise (!), l'esperienza è una di quelle che lasciano il segno: un'accoppiata del genere, probabilmente anche un po' inaspettata, non capita tutti i giorni e — detto in tutta sincerità — ci dispiace per chi non c'era a quello che si candida con prepotenza al titolo di miglior concerto dell'anno.