Evento: Chelsea Wolfe + Brutus
Data: 01/08/2018
Luogo: Piazza Della Risoluzione Fiumana, Fiume, Croazia
   
Gruppi:
  • Brutus
  • Chelsea Wolfe
 

All'alba del Novecento, come molte città più o meno di frontiera, Fiume è stata oggetto di tira e molla tra diverse entità sovrane. Lungi dal ripercorrerne le vicende storiche, il motivo della nostra visita aristocratica è ben diverso: Piazza della Risoluzione Fiumana (dal trattato del 1905 che portò a una graduale indipendenza dall'Impero Austroungarico) è tappa del tour europeo di Chelsea Wolfe, che sta inanellando un album clamoroso dopo l'altro.

Pellegrinaggio obbligatorio o quasi, quindi dritti a riconquistare visitare la bella cittadina croata e vivere un'esperienza memorabile sotto palco.


Brutus

L'attesa spasmodica, ahinoi, non viene smorzata dall'esibizione del gruppo in apertura: i Brutus, trio belga che ripercorre un po' il sentiero tracciato dai connazionali Oathbreaker, giusto per citare il primo nome che viene in mente. La loro formula prevede un miscuglio di punk, (post-) hardcore e un po' di shoegaze, con la quale riescono nei quaranta minuti a disposizione a strappare qualche applauso.

Tuttavia, nonostante la grinta e l'impegno profusi, le loro composizioni sembrano mancare spesso di qualcosina, come se non riuscissero a mettere bene a fuoco l'obiettivo: sia chiaro, non parliamo di linearità — qui dentro più o meno tutti apprezziamo l'hardcore à la Converge e le sue ritmiche contorte — e non tutto è da scartare, ma a volte i tre sembrano non trovare il bandolo della matassa. In aggiunta a ciò, la voce della cantante-batterista Stefanie, per quanto apprezzabile, sembra a tratti innocua e un po' in disparte rispetto all'aggressività della musica (l'album di debutto "Brutus", unico lavoro sulla lunga distanza, può darvi un'idea di ciò).

Tutto sommato, un'esibizione onesta per una band giovane in apertura, ma è lecito aspettarsi un'evoluzione al prossimo capitolo discografico.


Chelsea Wolfe

La divinità-sacerdotessa-cantautrice di Sacramento fa il suo ingresso con i suoi adepti un po' dopo l'orario stabilito, ma il pubblico accetta la cosa di buon grado e se ne frega senza mugugnare eccessivamente. Statuaria, alta tipo due metri e mezzo dal nostro punto di vista — quando invece, avendola incontrata poco prima, arriverà sì e no al metro e ottanta — Chelsea Joy (l'ironia) Wolfe impiega due microsecondi a far sua la platea e ipnotizzare il nutrito pubblico con "Carrion Flowers", pesante e intensa come lo sarà tutta l'esibizione.

Dai fiori che sanno di putrefazione si va avanti e indietro nella produzione dell'Oscura Signora, attingendo dal capolavoro "Abyss" ma — ovviamente — anche dall'ultimo "Hiss Spun" e da un paio di dischi precedenti: tra demoni, amori selvaggi e i rintocchi apocalittici di "Dragged Out", la band dipinge atmosfere meravigliose supportate a dovere da giochi di colori che esaltano alla perfezione ogni brano e le ottime prove dei musicisti, con Ben Chisholm sugli scudi tra basso, sintetizzatori e growl (interpretando la breve parte dell'immenso Aaron Turner su "Vex").

Dal canto suo, la Wolfe sembra essere in una propria dimensione, dalla quale esce soltanto per sussurrare qualche ringraziamento, confermando ulteriormente, dopo il mio incontro ravvicinato documentato sulla nostra pagina Facebook, l'animo schivo e gentile della cantautrice, che invece del birrozzo sorseggia del tè caldo durante le pause. Chiaramente, un po' di spazio viene lasciato alla delicatezza di pezzi come "The Culling" e "Twin Fawn", prima che arrivi il momento di chiudere uno spettacolo decisamente sopra la media, con la cantante in uno stato di quasi possessione, sul crescendo catartico di "Scrape".


Per il sottoscritto, il primo concerto di Chelsea Wolfe in occasione del Brutal Assault di due anni fa coincise con una sorta di crollo psicofisico-esperienza mistica dovuti a un viaggio di dodici ore, più altre quattro in fila sotto la pioggia e l'esibizione all'una di notte. Questa volta, più conscio di ciò che stava accadendomi intorno, le sensazioni sono state del tutto diverse ma ugualmente intense, in un contesto decisamente più intimo e sentito da parte di fan e artisti. Da ammirare, vedere e rivedere ancora.


Foto per gentile concessione di Margot Furlanis.