Gruppo: Veligore
Titolo: Veligore
Anno: 2013
Provenienza: U.S.A.
Etichetta: Autoprodotto
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TRACKLIST
  1. Gloomy Winter
  2. Carpaty
  3. Black River
  4. Werewolf's Dungeon
  5. Wastelands
  6. Endless Night
  7. Equinox
  8. The Torture
  9. Grave In The Forest
  10. Mountain Of Madness
  11. Full Moon
DURATA: 50:10
 

I Veligore sono partiti in quarta: la formazione newyorkese composta da Glor (basso e batteria), Mike Vivisector (chitarra), Ghoul (chitarra) e Hater (voce già nota alla nostra 'zine per i suoi Beyond Ye Grave) è nata agli inizi del 2013 e dopo un paio di mesi ha già pubblicato il suo primo album.

La proposta di "Veligore" è ortodossa, la natura old school del black metal vede affondare le radici in territorio scandinavo, panorama di riferimento in più di una circostanza soprattutto per quanto concerne l'utilizzo delle sezioni melodiche. L'assetto dei brani è semplice, alcune volte alquanto elementare e presenta una esagerata linearità; si preferisce puntare su un approccio diretto, scevro di sovrastrutture che in episodi come "Gloomy Winter", "Black River" e la conclusiva "Full Moon" emana un più che discreto fascino retrò. Lo stesso discorso vale per la sezione strumentale valorizzata in "Werewolf's Dungeon", che nella folta schiera di tracce prive dei versi intonati da Hater (sono ben sei in totale quelle infilate in scaletta) si rivela essere il capitolo maggiormente definito e incisivo a livello atmosferico.

Nella musica contenuta nel disco non c'è nulla di veramente sorprendente, ma le canzoni che sembrano funzionare e la buona prestazione dietro al microfono — nonostante sia decisamente limitata negli spazi — ci consegnano un lavoro che non dovrebbe dispiacere a chiunque voglia a tutt'oggi ascoltare black metal che porti con sé ancora gli umori del periodo anni Novanta.

Se proprio dovessi trovare un difetto, credo che la produzione avrebbe potuto ricevere un trattamento diverso, non tanto per quanto riguarda la definizione dei suoni, che risultano essere discretamente distinguibili e puliti, stranamente anche più di quanto mi attendessi data l'attitudine cruda del progetto, più che altro sono i volumi un po' ballerini delle chitarre che non convincono appieno. Inoltre si sarebbe potuto provare a inspessire il suono del basso, ma sono dettagli che potranno essere rifiniti in previsione di uscite future.

In fin dei conti i Veligore sono ancora allo stato larvale e non manca loro il potenziale per far bene, tuttavia hanno bisogno di tempo per affinarsi e anche nel caso in cui continuassero volutamente a cibarsi in maniera spropositata di cliché sono quasi convinto che riuscirebbero a tirare fuori degli onesti lavori che l'orecchio masticherebbe con piacere. Solidi operai.