Gruppo: Khaos Aeon
Titolo: Exitus
Anno: 2011
Provenienza: Germania
Etichetta: Fog Of The Apocalypse Records
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TRACKLIST
  1. Exitus
  2. Demonic Fire
  3. The One Who Spoke The Hidden Name
  4. Path Of The Razing
  5. Burning Horizon
  6. Apocalyptical Coalescence
  7. Night's Womb Of Darkest Dreams
  8. Ha-Ilan Ha-Hizon
  9. Frozen [cover Dissection]
DURATA: 46:54
 

Il problema nel subire l'influenza di grandi realtà è per lo più legato al fatto che molte volte ci capita di ascoltare dischi totalmente privi di personalità. In questo periodo vanno parecchio di moda i Thulcandra, una cover band dei Dissection, così conosciuti soprattutto perché la formazione è guidata da Steffen Kummerer, cantante e chitarrista degli Obscura, e chissà come mai dal nulla capaci di trovare subito casa sotto la Napalm Records, va beh, solita storia.

Cosa dovrebbero però dire i Khaos Aeon? I ragazzi sono teutonici come gli stessi Thulcandra e si sono autoprodotti il loro primo album "Exitus" nel 2009; in questo 2011 distribuito invece tramite la Fog Of The Apocalypse. Anch'essi autori di un suono di netta derivazione dalla scuola Noidtveidt, non rinunciando però alla primordialità dello stile melodico degli Svedesi e alla ritualità concettuale che ne rappresentava l'essenza, aspetti del tutto assenti nel progetto Thulcandra.

Mettere a paragone le due realtà è semplice, date le qualità appannaggio dei Khaos Aeon: uno svolgimento genuino e grettamente legato alle origini di "Exitus", scandito per lo più da una serie di mid-tempo robusti, come avviene a esempio in "Demonic Fire" e "Burning Horizon"; melodie che si annidano in testa, alle volte talmente oscure da ricordare scenari vicini anche al territorio doom epico e decadente; una serie di brani dal piglio possente (si vedano "Path Of The Razing" e "Ha-Ilan Ha-Hizon"); e specialmente una produzione lontana dagli standard sin troppo alti e puliti di cui si fregiano i colleghi dalla più conosciuta nomea. Inoltre la prestazione dietro il microfono di Isaz risalta su tutto, imponendo ai pezzi il proprio carattere e una forma di cattiveria capace di sedurre, mentre la prova strumentale — pur non essendo perfetta — esprime non solo rispetto per le creature che hanno scavato i solchi fondamentali nel passato del genere, ma si promette anche (nel bene quanto nel male) di dare una propria interpretazione dello stesso, seppur ancora lontana dal definirsi matura e personale.

"Frozen", cover dei Dissection e sesto pezzo di quello che è uno dei due capolavori degli scandinavi quale "The Somberlain", è posta in chiusura, confermando il peso storico e l'importanza nelle scelte stilistiche di tale gruppo per i Khaos Aeon. Essa non si discosta da quanto presentato sino a quel momento in scaletta, divenendone invece parte integrante e lieto finale.

"Exitus" è un debutto che artigianalmente ci riporta nel periodo anni Novanta, vive di quel black metal senza artefatti ed esposizioni tecniche sopraffine, suonando decisamente più sincero di quanto elaborato dai signori tirati in causa varie righe più su. Non è forse il caso che il metal si guardi attorno, attingendo dall'underground che si muove con i propri mezzi e produce album degni di valore, al posto di affidare contratti ai soliti noti? Non si è già troppo imborghesito e orientato in direzione di una mentalità popolare controproducente? A queste domande date la vostra di risposta, nel frattempo concedete una possibilità ai Khaos Aeon e fateli girare un paio di volte nello stereo: se avete amato quel tipo di suono, riusciranno a entrare nelle vostre grazie, sperando che già dal prossimo lavoro la componente caratteriale divenga più consistente ed evidente. Promossi in attesa di ulteriori e più significative conferme.