Gruppo: Majestic Downfall
Titolo: The Blood Dance
Anno: 2011
Provenienza: Messico
Etichetta: My Kingdom Music
Contatti:

Facebook  Youtube

 
TRACKLIST
  1. The Blood Dance
  2. From Black To Dead
  3. Majestic Embrace
  4. Dimension Plague
  5. Army Of Salvation
  6. An Untravelled Road
  7. Cronos
  8. On Silent Wings
DURATA: 01:03:52
 

Pregevolissimo questo nuovo lavoro di Majestic Downfall, al secolo il misterioso Jacobo (Cordova, ci dice Internet), completo autore di tutto il materiale, coadiuvato per l'occasione da Alfonso Sanchez dietro le pelli, già compagno di questi, nello stesso ruolo, nel progetto Ticket To Hell.

Forte di una produzione limpidissima e ben lungi dall'amatoriale, "The Blood Dance" è un per me inaspettato lavoro doom-death di ottima fattura (non conoscevo la band prima di questo secondo disco, quindi non ne ho mai ascoltato il debutto, sebbene fosse già edito dalla nostrana My Kingdom), manieristico nel senso migliore del termine: in esso ritroviamo tutti i crismi del genere, dalla dilatazione del rifferama alla durata dei pezzi stessi, dalle tematiche esistenzialistiche e spirituali alle variazioni tra passaggi d'atmosfera e accelerazioni mai esageratamente graffianti. Il tutto inanellato con sensibilità e classe (ahimè) non comuni alla maggior parte degli artisti.

Per fare un paragone azzardato e dare qualche riferimento, prendete i Black Sun Aeon, riduceteli a un uomo solo con tutto ciò che ne consegue, soprattutto in termini di coerenza e compattezza compositiva, e aggiungete un pizzico di atmosfere à la ultimi Forest Of Shadows, guarda caso anch'essa one-man band. La ricetta perfetta per un lavoro di genere, lungo ma mai stancante, pesante ma mai noioso, compatto ma mai ripetitivo.

Come accennato, le soluzioni sono tante: si passa da monolitiche accelerazioni sparse lungo tutto l'arco del disco che valorizzano al meglio l'ottimo riffing spesso e quadrato, ad assoli centellinati ("Dimension Plague"), a pattern di sei corde dal chiaro richiamo scandinavo, diciamo la seconda ondata del melodeath anni '90. A questa indubbia preponderanza chitarristica va ad aggiungersi una voce per lo più sporca e profonda, ma all'occasione sapientemente growlata che, grazie alla scelta di non avvalersi di un cantato estremo e gutturale, riesce a rendere tutto il preparato più facilmente digeribile anche per chi non mastica estremismi metallari da dodici minuti cadauno a colazione.

In tutto questo si segnala tuttavia l'anomalo "Cronos", penultimo brano, dalle tinte più heavy, soprattutto grazie all'interpretazione vocale di Jacobo, che in questo caso si palesa in tutta la sua potenziale varietà, lasciando intravedere numerose possibili variazioni sul tema in futuro.

Ancora, la produzione estremamente pulita di cui sopra conferisce alla batteria di Sanchez una profondità e un'ampiezza di suono invidiabili, mai disperdendo i colpi di rullante o di cassa sotto il muro delle chitarre; un particolare non irrilevante, considerato che per la sola batteria si è utilizzato uno studio di registrazione a parte, segno della ricerca certosina di perfezione nella resa del prodotto finito.

Tirando le somme: sia che vi piaccia il genere, sia che desideriate un'alternativa meno orecchiabile e più intimista ai Novembers Doom, sia che siate semplicemente in cerca di buona musica, il Messico può essere la vostra prossima meta.