Informazioni
Gruppo: Gate To Khaos
Titolo: Decay
Anno: 2011
Provenienza: Norvegia
Etichetta: Autoprodotto
Contatti: myspace.com/gatetokhaos
Autore: Mourning

Tracklist
1. Chaos
2. Deathrow Syndrome
3. Decay
4. Eternal
5. Corrupted And Infected
6. Hostile Creation
7. Confessions Of A Serial Killer
8. The River
9. From Beneath You, It Devours
10. Wounded

DURATA: 36:02

GATE TO KHAOS - Decay I Gate To Khaos sono norvegesi, attivi da circa un triennio e senza nessuna demo o ep pubblicati si lanciano direttamente nell'uscita del primo full "Decay".
La formazione scandinava, che suona con un sound decisamente legato ai canoni nazionali del black corredato da partiture death e rallentamenti atmosferici sfioranti il doom, possiede una line-up per il 50% femminile. Le due "donzelle" sono Ida alla voce e Trish alla batteria, quest'ultima personaggio già incrociato in quanto mastermind del progetto DödsÄngel, membro di act quali Hinsides e Nidvind, nonché ex drummer di Maniac e Kvarforth nei loro Skitliv.
La proposta insita in "Decay" è di quelle che non lasciano molto spazio all'immaginazione, riffing che innesta melodie splettratissime e taglienti, tempi basati per lo più su cadenzati pesanti e accelerazioni sporche in blastato, sembra proprio d'aver a che fare con una creatura anni Novanta, non c'è artefatto o ghirigoro alcuno nei pezzi, tranne in "Eternal" nel quale appare un'intrusione di voce "clean" tutt'altro che dolce o "catchy", ciò che invece emerge chiaramente è che formazioni come Darkthrone, Mayhem, Carpathian Forest e Burzum abbiano avuto e abbiano tuttora un seguito importante che ne ricorda e ne interpreta il passato.
L'album è impregnato da atmosfere cupe, bell'esempio in tal senso sono brani come "Hostile Creation" dalle scanalature profonde e cineree e "The River" il cui mood greve e la vocalità nevrotica di Ida, supportate da tappeti di synth, creano un ambiente pervaso da un fitto grigiore; spietati e arrembanti invece si presentano l'opener "Chaos", "Decay" e "Confession Of A Serial Killer", a testimonianza del fatto che i Gate To Khaos per lo più preferiscano "battere il ferro finché caldo" e traggano vantaggio da una produzione più che buona. È sempre un piacere poter ascoltare il basso senza doversi costringere a "cercarlo" affossato sotto il resto della strumentazione, in questo caso l'esposizione è ampia e percettibile facilmente.
Se siete rimasti piacevolmente ancorati al sound anni Novanta un disco simile potrebbe tranquillamente darvi qualche soddisfazione, lo consiglio infatti
per lo più a coloro i quali sono stanchi delle nuove leve "mescola di tutto un po'" e degli pseudo "avanguardismi" ormai divenuti stantii anch'essi, un pizzico di nostalgia ogni tanto non fa male a nessuno.