Gruppo: Mother Mars
Titolo: Fossil Fuel Blues
Anno: 2011
Provenienza: Australia
Etichetta: 666 Records
Contatti:

Facebook  Bandcamp

 
TRACKLIST
  1. Ride Like The Wind
  2. Fossil Fuel Blues
  3. Prelude
  4. Organic. Robotic
  5. Close Encounters Of The Fourth Kind
  6. All Hope Abandon / Dark Song
  7. Hospital Bed / Flashback
  8. The Path
DURATA: 58:42
 

Non ho molte notizie sul trio australiano dei Mother Mars, quello che so per certo è che ascoltare un disco come "Fossil Fuel Blues" ti può raddrizzare una giornata storta. Matthew Allen (chitarra, voce e piano), Paul Attard (basso, chitarra e percussioni) e Frank Attard (batteria e percussioni) hanno dato forma a una di quelle prove che sprizzano sincerità e il lavoro nel suo non essere levigato, ma capace di esaltare una rappresentazione cruda e diretta del suono stoner miscelato al blues e alla psichedelia settantiana, fa realmente godere.

Le tracce hanno in sé un qualcosa di talmente genuino da ricordarmi la vitalità dei Kyuss e di alcune cose dei Fu Manchu, coniugata con la sfacciataggine dei Monster Magnet, e questo è tanto. Aggiungendo un tocco di Hendrix e dilatazioni space, avrete in pratica musica che si espanderà nella vostra stanza già con le prime due canzoni "Ride Like The Wind" e "Fossil Fuel Blues".

Non manca davvero nulla ai Mother Mars per competere con realtà "blasonate", possiedono il groove, le qualità atmosferiche e compositive, hanno un cantante che sa quando e come entrare sul pezzo, stanno davvero messi bene. Se l'incipit dell'album non vi fosse bastato, la conferma viene offerta su di un piatto d'argento grazie a brani quali "Organic. Robotic", adornato da splendide scanalature che alternano le varie inflessioni umorali, spingendo sia sul fattore acido che su quello desertico; dalle pachidermiche cadenze di "Close Encounters Of The Fourth Kind"; dal corridoio di droni spaziali contenuto in "All Hope Abandon / Dark Song", un misto di mite inquietudine e follia calcolata che si sprigiona nel semplice ritornello che pronuncia le parole «you lie»; dallo scatenarsi irrequieto e rapido di "Hospital Bed / Flashback", degno contraltare del pezzo precedente; e dalla conclusione del percorso con "The Path", stranamente sognante e che nella sua lunga durata evidenzia di avere in dote tutte le caratteristiche sviscerate dal suono dei Mother Mars.

La produzione casalinga, nel vero senso della parola dato che è stato Frank a curarla nell'home-studio, calza a pennello. Vi sembrerà magari che i volumi siano leggermente bassi rispetto alla norma e può darsi sia così, ma tale soluzione ha lasciato totalmente campo libero ai musicisti, che hanno potuto modellare e definire i suoni come meglio credevano e il risultato pare aver dato loro ragione.

Siamo dinanzi all'ennesimo gruppo che meriterebbe più spazio, più visibilità ed è per questo che consiglio vivamente ai fan dello stoner psichedelico di comprare una copia di "Fossil Fuel Blues": non perdetevelo!