Gruppo: Desecrate
Titolo: XIII The Death
Anno: 2012
Provenienza: Italia
Etichetta: Autoprodotto
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TRACKLIST
  1. Croatoan
  2. Roanoke
  3. XIII
  4. Tzunami
  5. Anonymous
  6. Mishkah'n
  7. Hashashiyyin
  8. Karma
  9. Demon
  10. My Devil's Gonna Cry
  11. My Silent Crying
  12. The Gallows Of Salem
  13. The Illusion Gate
  14. The Illusion
DURATA: 39:14
 

Nel 2010 Aristocrazia pubblicava la recensione di una delle tante perle di metal italiano sconosciute ai più, "Moonshiny Tales - The Torment And The Rapture" dei genovesi Desecrate, formazione storica e tornata in piena attività tanto da fornire, finalmente, un successore a quell'unico episodio in questo 2012 con il secondo album intitolato "XIII The Death". La band è di quelle alle quali il tempo andato è stato di giovamento per inquadrare la direzione e le scelte da impostare per continuare ad avere un suono non forzatamente unico e riconoscibile al primo impatto, ma di sicuro capace di mantenere qualità e passione da vendere.

Appare chiaro che vi sia stata una svolta ancor più intima, riflessiva e in alcuni casi quasi romantica nel modus operandi che dà vita a un album ricco di frangenti delicati combinati alla più pura aggressività di stampo scandinavo. Un elemento solitamente ornamentale e d'accompagnamento — a meno che non si parli di musica di stampo classico-sinfonico — è divenuto in "XIII Death" fra i protagonisti: il piano s'inserisce ripetutamente anche in pezzi con un andamento frenetico e nervoso come "XIII" e "Anonymous", mentre l'apice della collaborazione fra il melo-death e lo strumento in questione si avverte in quelle che sono le opere più riuscite in scaletta, "Hashashiyyin" dov'è impossibile non notare un evidente rimando a Mikael Stanne e soci, e la successiva "Karma", un'escalation di sensazioni nella quale sono particolarmente incisivi i fraseggi più gotici e decadenti combinati con una corposa robustezza.

Per come è assemblato, "XIII The Death" con i suoi vari intermezzi alle volte potrebbe lasciare l'impressione di essere leggermente diluito o volutamente allungato: qualcuno dei pezzi brevi "intro" e "outro" era probabilmente evitabile, tuttavia nulla di tutto ciò incide realmente sulla bontà di un disco che segna il definitivo ritorno sulla scena per i Desecrate.

I testi quanto la scelta del titolo dell'album — verosimilmente ricollegabile alla figura del tredicesimo arcano dei tarocchi, per l'appunto "La Morte" — sono il punto esclamativo che si mette in chiusura di frase. Il senso che pare traspaia senza filtri da questo lavoro è la voglia imponente di andare oltre la fase di passaggio per rinascere e i Desecrate l'hanno fatto, dimostrando che anche il lato più melancolico e artisticamente meno brutale ma più empatico può e dovrebbe essere considerato con maggiore attenzione da coloro che amano il death metal.

I Desecrate sono qui per restare, accogliamo quindi con piacere "XIII The Death" e la nuova vita della formazione genovese: bentornati ragazzi.