Gruppo: Vita Odiosa
Titolo:  Giorni Felici
Anno: 2012
Provenienza:  Italia
Etichetta: Autoprodotto
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TRACKLIST
  1. Intro
  2. Attesa
  3. Inno Alla Sofferenza
  4. Non Siamo Niente
  5. Depression: Part I [cover Abissic Hate]
DURATA: 01:14:01
 

"Giorni Felici" è il terzo lavoro del progetto Vita Odiosa e noi di Aristocrazia lo conosciamo bene, avendo già analizzato le precedenti opere: "Viale Del Tramonto" e "Cogito Ergo Crucior". Sappiamo che Dolore si muove su canali Depressive Black, ma spesso per una motivazione o per l'altra non mi ha dato l'idea di scontatezza o plagio che sovente ritrovo in questo sottogenere. Con questo nuovo lavoro come si saranno evolute le cose?

Partiamo con il dire che la copertina rende immediatamente l'idea di rovina, lacerazione nonché abbandono, oppure la sensazione di perduto o dimenticato e la scritta "welcome" sul dischetto pare proprio dare un benvenuto sarcastico a cotanta "voglia di vita". L'introduzione strumentale è una lunga e mortifera melodia in cui suonano perenni campane a morto, quindi comprendiamo immediatamente che la Morte è il fulcro essenziale di questo cd; prima, durante e dopo la figura imprescindibile affiancata all'uomo è la Signora Nera, soluzione ultima per colmare i vuoti interiori che si vengono a ricreare in talune persone.

Si procede con la lunghissima "Attesa" e dobbiamo immediatamente segnalare il nuovo suono proposto, ovvero una produzione più cupa e scura, e un approccio differente nell'utilizzo delle tastiere, che prendono nuovamente la voce principale rispetto a "Cogito Ergo Crucior", ma stavolta suonano più a tappeto, con cori e melodie astrali veramente molto efficaci a cui di contrappunto vengono appoggiate chitarre taglienti. L'utilizzo della drum machine è indubbiamente più elastico, pur mantenendo tutte le caratteristiche di questo sottogenere, il che mi ha riportato alla mente il nome degli svedesi Parnassus. Molto buono lo stacco a metà brano in cui le chitarre acustiche e soliste riprendono la scena, con un intreccio efficace e sottile il cui perdurare protrae l'atmosfera generale dilatata e soffocante che questo brano ci ha elargito.

Con la seguente "Inno Alla Sofferenza" le cose non si spostano di molto e oltre alla figura dei Parnassus incominciano a delinearsi nella mente altri due nomi: Emperor epoca "In The Nightside Eclipse", per il tono complessivo dei suoni e per quel tipico umore, mentre l'altro è una nuova entrata, ma che non è assolutamente da sottovalutare in ambito D.B.M., ovvero Midnight Odyssey, una delle rivelazioni dell'anno appena passato. Il tutto veicola una disperazione annichilente, assoluta e totale, Dolore pare quasi non voler più un confronto (per esorcizzare il tutto), pare preda del delirio e del nefando status di uomo, quasi sfigurando e rendendo asfittica la sua proposta, lasciando l'ascoltatore umanamente interdetto in qualche circostanza.

Il culmine nichilista lo si affronta nell'ultimo brano "Non Siamo Niente". Il modus operandi è già stato descritto: tappeti estatici di tastiere che fungono da mantra ipnotici, mentre le chitarre distorte lanciano stilettate ficcanti, su cui l'intepretazione vocale veramente sofferta e passionale si perde in lamenti senza speranza. L'apice di tutto però si affronta nel campionamento inserito dal film "Fight Club", in cui Tyler insegna a Norton che "siamo i figli indesiderati di Dio..." e che "è solo dopo aver perso tutto, che siamo liberi di fare qualsiasi cosa...". Un approccio duro, forte, diretto, in cui senza mezzi termini il nostro artista si fonde metaforicamente con il dolore stesso, in un focus unico, talmente intenso da lasciar spiazzati, ma ecco la chiave di svolta che mi permette di comprendere tanta sofferenza: non l'odio per la vita, non il disagio dell'esser Uomo, quanto il ribrezzo assoluto nella moderna vanità sociale. Tutto è figlio di un non riconoscimento spirituale imposto, praticato e tessuto dalla nostra "beneamata" società: l'essere uomo e non Uomo.

La disperazione e l'automutilazione divengono le armi per sfuggire a questa trappola ordita, a questo complotto in cui sono i più sensibili e innocenti a rimanere colpiti, ed è proprio questa innocenza macchiata, calpestata, svilita a irretire con la vergogna tali soggetti; e tutto ciò è troppo vero e intenso per poter esser taciuto, Vita Odiosa ne è un esempio lampante.

"Giorni Felici" è l'ennesima dimostrazione che questo progetto può offrire forti spaccati a tutti gli amanti di queste sonorità, ma a questo punto mi attendo grandi evoluzioni, magari abbandonando il sudato nome, ma toccando il fondo si hanno due scelte: o la Morte o la risalita. E qui la Luce potrebbe avere immensi risvolti, io lo auguro di cuore.