Gruppo: Tiresia Raptus
Titolo: Tiresia Raptus
Anno: 2012
Provenienza: Italia
Etichetta: Bloodrock Records
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TRACKLIST
  1. Whales
  2. Memorie Dal Sottosuolo
  3. Dal Limbo
  4. Viracocha
  5. Raptus
  6. Guardiani Della Soglia
  7. Jesod
DURATA: 31:32
 

Chi dice che nella scena musicale italiana manchi lo coesione? Forse nella sua totalità è così, vi sono però dei circoli artistici che riescono a far coesistere più anime e quello romano è di sicuro fra i migliori nel nostro Paese. Chi sono i Tiresia Raptus? L'unione di una manica di amici? La summa di ciò che Roma ha da dire negli ambiti più dark? Entrambe le domande potrebbero avere come risposta un bel «», iniziando dal fatto che troviamo riuniti in questo progetto membri di Black Land, The Foreshadowing, Doomraiser e Der Noir, supportati dall'etichetta genovese Bloodrock Records di cui l' uscita si è rivelata essere l'ennesimo centro.

Come descrivere il suono di questo gruppo? Chi si attendesse qualcosa di vicino o similare alle realtà citate in antecedenza potrebbe rimanere deluso. È un viaggio alternativo, eppure non distantissimo come feeling dalle proposte delle band natali dalle quali i musicisti provengono, sembra infatti che un pizzico di ognuna sia stato riversato nella matrice, portando alla luce una nuova creatura. È un'aura incentrata sul ritualismo più intimo e arcano quella che viene sviluppata nel disco, vi sono frangenti nei quali i valori mistici intraprendono una continua e rapida ascesa, altri nei quali l'acidità del rock psichedelico e la fermentazione atmosferica del kraut-rock dilagano, avvolgendo al pari di un telo nero. A tal proposito l'uso allucinato dei sintetizzatori e quella sensazione di lisergia che si fa strada calzano alla perfezione, radicandosi nel cervello e assuefacendolo.

È complicato descrivere il vissuto di "Tiresia Raptus" ed è anche più arduo scegliere di non concentrarsi ed evitarne i flussi. Se la musica ha un effetto da «trip into the darkness» notevole, l'uso che viene fatto del comparto lirico è similarmente ricco di fascino, ciò è dovuto a un'impostazione vocale ipnotica e ammaliante.

Vorrei soffermarmi su di un pezzo piuttosto che un altro, ma la natura e l'introspezione che confluiscono nell'album — insieme alla sua durata contenuta — mi fanno propendere per l'ascolto in un'unica soluzione, magari stoppandomi più volte su di un singolo brano e giocando con il tasto «repeat» per scandagliare nei minimi dettagli una proposta composta da musica viscerale, testi ermetici in lingua italiana e una produzione aspra, talvolta rude nel fornire voce al suono. Tutti questi elementi sono in grado di garantire al disco una piena riuscita e un'approfondita scorribanda in sentieri plumbei, nei quali la luce si rivela una fioca e impalpabile ospite.

A chi consigliare l'ascolto di "Tiresia Raptus"? A tutti coloro che amano e seguono questi musicisti nelle loro costanti svolte artistiche, agli appassionati fruitori di darkwave, a chiunque necessiti di un tetro e riflessivo bisogno di immergersi in acque profonde e buie. Il primo tassello di questo progetto merita la vostra attenzione, in futuro chissà che non sappiano regalarci ulteriori sorprese.