Gruppo: Waning
Titolo:  The Human Condition
Anno: 2012
Provenienza:   Svezia
Etichetta: Antonym Records
Contatti: Facebook, Bandcamp
 
TRACKLIST
  1. Beneath A Septic Sun
  2. End Assembly
  3. To The Smouldering Next
  4. Continuum
  5. The Human Condition
  6. Through Fields Of Mercury
  7. Void
  8. Cynic Eye
DURATA: 43:15
 

Capelli corti quasi per tutti, niente facepainting, barba quasi per tutti, ma no, non stiamo parlando dell'ennesimo progetto sludge. I Waning, da Göteborg, sono invece un simpatico collettivo black metal, dal look, dall'atteggiamento, dalla proposta, "moderni". Dopo l'esperienza con la nostrana Eerie Art per il loro debutto "Population Control" di ormai quattro anni fa, per questo secondo full lenght la band si rivolge alla neonata Antonym Records, etichetta che allo stato attuale delle cose vede in "The Human Condition" la propria unica release; quasi la volontà di scacciarsi di dosso venti ingombranti anni di storia per poter rimaneggiare la materia black metal a propria discrezione, senza la preoccupazione di dover rendere conto a qualcheduno.

Vadano per altri lidi i puristi del genere: i blast beat sono pochi, la produzione è pulita, il cantato quasi intelligibile e non si risparmiano le aperture melodico-atmosferiche lungo tutta la durata del lavoro. Non siamo ancora dalle parti dell'abusato "blackgaze", ma l'intenzione è sicuramente quella di contaminare il sound classico con bordoni e feedback e lunghe pennate di sei corde a costruire un ruvido muro a proteggere il vero nucleo dei brani. Insomma, l'inevitabile scuola Marduk incontra e si amalgama con leggere sfumature à la Darkspace, toccando per forza di cose i lasciti di scuola post-metal. Il risultato convince, sebbene la tensione non sia sempre ai vertici per tutti i quaranta e tre minuti di ascolto. Anzi, diciamo pure che la parte migliore del disco è la prima: "Beneath A Septic Sun" apre le danze con il suo ottimo mid-tempo e mette già in evidenza tutto ciò che la formazione scandinava ha in serbo per noi, e proprio lì sta il problema. Dopo il piacevolissimo interludio in down-tempo e la successiva accelerazione, i Waning hanno pressochè esaurito il loro repertorio. Tempi più tirati, riff più duri, batteria più presente e meno malinconia già nella successiva "End Assembly" (che pure presenta il rallentamento centrale e il climax di risalita nella parte finale), poi si reitera.

La formula, come detto, convince, ma per poterla riproporre in tutti e otto i pezzi, è necessario un songwriting di livello ben superiore alla media, per far sì che la sensazione di troppa omogeneità, di "minestra riscaldata" non faccia mai capolino tra un riff e l'altro, e purtroppo il combo non è ancora in grado di portare a termine il compito. Il sentore di vagamente stantio arriva e, per quanto non ci sia nulla che non vada a livello formale, non c'è modo di liberarsene. Il disco, per quanto apprezzabile in generale, finisce per essere un prodotto destinato ai veri amanti delle contaminazioni "post-" o a chi non si lascia intimorire dalla mancanza di variazioni sul tema, in attesa del salto di qualità compositivo, potenzialmente dietro l'angolo.

Segnalo inoltre l'inusuale (almeno in ambito estremo) uscita del disco nel solo formato digitale ad inizio febbraio, cui farà seguito un digipak strettamente limitato alla fine di aprile.