Gruppo: Fosch
Titolo:  Gh'èra Öna Ólta...
Anno: 2013
Provenienza:   Bergamo
Etichetta: Natura Morta Edizioni
Contatti: Facebook
 
TRACKLIST
  1. Ol Rossàl
  2. La Cà Di Spérecc
  3. Al Parlàa Coi Mòrcc
  4. I Sàcoi Del Diàol
  5. L'Om Di Sèt Capèi
  6. Ol Serpént Dela Còrna Rósa
  7. Stöf
DURATA: 35:52
 

Sarà che per ragioni storiche e lavorative conosco ormai come le mie tasche le valli bergamasche, sarà perché sono zone per cui nutro simpatia, sarà perché trovo che i casoncelli alla bergamasca diano le piste ai più noti bresciani, de facto mi appropinquo con curiosità all'ascolto di "Gh'èra Öna Ólta...", seconda fatica della band orobica nota col nome Fosch, ovverosia il termine dialettale per "oscurità".

I lombardi, che per chi non lo sapesse sono composti per gran parte da personaggi già apparsi sulle pagine di Aristocrazia, dato che tre quarti del gruppo milita anche nei Veratrum, una delle realtà più interessanti della nostra scena metal, cercano di dare una lettura personale alla materia black metal, fondendola con la propria tradizione locale, raccontandola con l'idioma più congeniale, il dialetto. Ma attenzione, non aspettatevi una delle dodicimila band clone che rivendica le proprie origini, proponendo una qualche sorta di black-folk di tendenza, bensì un black metal dai pochi compromessi e dalle reminiscenze di un certo black atmosferico d'oltreoceano, ben suonato e diretto, in cui venature death fanno capolino di tanto in tanto dando movimento ai pezzi. Venature che emergono a partire dal cantato di Burì, in origine bassista, passato per esigenza alla voce dopo la partenza del cantante fondatore Bunom, abile nell'alternare un growl piuttosto profondo a uno scream tagliente, creando nel complesso una buona trama vocale, oltre alle liriche, come già detto, del tutto particolari.

Il disco in generale è godibile, sebbene troppo altalenante a livello qualitativo per poter essere definito imprescindibile: la scaletta offre pezzi decisamente più riusciti come "I Sacoi Del Diaol", che convince sia nel suo attacco melodico che nell'incedere deciso che caratterizza la seconda metà del brano, e "Ol Serpent De La Corna Rosa", in cui lo stacco death centrale dà carattere. Per contraltare altre tracce peccano di personalità, alcuni passaggi lenti tendono a risultare un po' stucchevoli e poco centrati, minando così la qualità complessiva di un lavoro che comunque risulta interessante a livello puramente intellettuale e piacevole all'udito.

È mancata la capacità, peraltro rara, di realizzare un disco completo e omogeneo che sapesse catalizzare l'attenzione dell'ascoltatore dall'inizio alla fine, senza tempi morti. E possibilmente, ma questo è un gusto e un suggerimento puramente personale, che vale meno di zero, con suoni più estremi e meno levigati, che donerebbero al tutto quel quid, quel mordente che nel black metal non deve mai mancare. I ragazzi però non sono privi di attributi, dal canto nostro li attendiamo al varco, al definitivo salto di qualità.