Gruppo: Xasthur
Titolo: Nightmares At Dawn
Anno: 2012
Provenienza: U.S.A.
Etichetta: Avantgarde Music / Lo-Fi Creatures
Contatti:

Blog

 
TRACKLIST
  1. Spoken In Vibes Of Coldness
  2. Nightmares At Dawn
  3. Reprisal
  4. Degenerate Uprising
  5. The Prison Of Mirrors [versione 2007]
  6. Losing Hand / Redemption
  7. Portal Of Hatred
  8. Merciless Reflection
  9. A National Acrobat [cover Black Sabbath]
  10. Screaming At Forgotten Fears [versione 2007]
  11. Society Wants To Die
  12. Human Flotsam
  13. Enthroned Uselessness
  14. Suicide In Dark Serenity [versione 2004]
DURATA: 75:45
 

Grazie alla Avantgarde Music e alla Lo-Fi Creatures ci ritroviamo a esaminare un nome che non dovrebbe proprio avere necessità di presentazioni per gli amanti del Black Metal e specialmente per gli affezionati di sonorità Depressive: Xasthur. In realtà "Nightmares At Dawn" viene precisato non essere un nuovo lavoro del "gruppo" statunitense, bensì una collezione di brani inediti, esperimenti e rivisitazioni del periodo che va dal 2004 al 2009, in cui il buon Scott ha cercato di far fluire il suo lato artistico affinandolo e ricorrendo ad altre influenze musicali (vedi "Human Flotsam"), pur mantenendo sempre fede al proprio "umore sonoro".

Forse proprio con questa uscita l'abbinamento ottenuto nel nome del gruppo (la divinità lovecraftiana Xastur e quella celestiale Xenaoth, secondo quanto riportato da Malefic) si rivela esatto per percepire la realtà di queste ambientazioni. Infatti nello scorrere dei vari brani è proprio la sospensione generata da linee più morbide e sognanti (ascoltate ad esempio "The Prison Of Mirrors", già edita in versione leggermente più corta in "Subliminal Genocide") e arrangiamenti a volte asincroni e dissonanti a creare uno stallo stilistico che è portatore di tensioni e visioni da incubo. Potremo già accorgercene nella pianistica e seducente "Spoken In Vibes Of Coldness" o nella catacombale "Degenerate Uprising", nelle quali veniamo rapiti da un growl impastatissimo ma che riporta a tempi lontani, come ci fosse una fusione fra My Dying Bride, Carcass e Thergothon per restare ai giorni nostri; forse si dovrebbe parlare di reminiscenze Drone nella scurissima "Merciless Reflection". Certo è che in qualunque modo la si metta, questi brani suonano perfettamente e le scorribande cromatiche che inizialmente giocano a cozzarsi addosso divengono con il passare degli ascolti l'arma vincente e inquietante di questo "Nightmares At Dawn". Le soluzioni divaganti dei vari strumenti e le "stonature" riescono a riportare in vita agitazioni e orrori che da molto non percepivo in maniera così netta.

Altro fattore importante è l'utilizzo della voce pulita (assolutamente mai invasiva, ma perfettamente incastonata alle visioni tetre e buie dei brani), grazie alla collaborazione di Marissa Nadler (in "Portal Of Hatred" riesce a mettere i brividi addosso) e Robert Nusslein, che nonostante siano a tratti velati danno spessore ulteriore alle creazioni di Xashtur. Non va poi sottovalutato l'insieme architettato dalle tastiere orrifiche, dalla chitarra acustica e dagli inserti in loop che amalgamati assieme riescono veramente a far percepire il tocco impalpabile della Morte, per merito di giochi di ombre e velature di alta scuola. Vorrei segnalare a questo proposito la forza primordiale con cui esce "Screaming At Forgotten Fears" (anch'essa in versione più breve in "To Violate The Oblivious").

La produzione varia impercettibilmente da brano a brano, è tutto l'insieme però a formare un unico stato di estatico rapimento in cui si viene mesmerizzati e rapiti da forze notturne ibride e fosche, inquietanti e pericolose. L'incedere di passi spauriti nelle tenebre, a questo sembra prepararci Malefic in ogni sua canzone e lo scream lacerante ben manifesta lo sgomento e la perduranza infinita di riflessi mostruosi che vivono negli abissi dell'uomo; "Society Wants To Die" ne è un'altra prova definitiva.

"Nightmares At Dawn" è un lavoro che a mio avviso il buon Mammarella ha fatto bene a regalare a tutti gli estimatori degli Xasthur e di certo Black Metal. Ruvidità in questo caso certamente non va di pari passo a calo creativo ed "Enthroned Uselessness" anzi particolareggia ulteriormente una creatura già carica di negatività seducenti e umori velenosi che si insinuano fra le coltri per penetrarvi nelle orecchie infidamente.

Disco veramente raccomandato a chi non ha paura del buio e dei suoi demoni ancestrali e lascivi, ma anche a chi adora il profumo malsano delle gole più profonde delle proprie morbosità. Xasthur è tornato un'ultima volta... per rapirci nella notte.