Gruppo: Ankhagram
Titolo: Neverending Sorrow
Anno: 2007
Ristampa: 2010
Provenienza: Russia
Etichetta: Stygian Crypt Productions
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TRACKLIST
  1. To My God
  2. No Fate
  3. Ya Umirayu (I'm Dying)
  4. ...From My Died Heart...
  5. Last Shout Of A Dying Swan
  6. ...End Of Everything...
DURATA: 57:00
 

Il 2010 è stato di sicuro un buon anno per il progetto solista del russo Dead, gli Ankhagram. L'artista ha rilasciato il nuovo lavoro "Where Are You Now" per Silent Time Noise Rec. e contemporaneamente la Stygian Crypt ha ristampato uno dei capitoli più interessanti della sua discografia quale è "Neverending Sorrow".

Il funeral doom-death metal melodico, decadente e grondante disperazione non è lontano dal ricordare ai più l'approccio dei finnici Shape Of Despair, le composizioni però soffrono lievemente di una sorta di omogeneità perdurante che le rendono quasi un unico blocco. Se da un lato la si potrebbe interpretare come una scelta sensata e indicante la volontà di far percorrere all'ascoltatore un sentiero del dolore continuo nel feeling, il ripetersi ciclicamente di alcuni schemi compositivi tende ad appiattirlo, facendolo sorreggere perlopiù dall'aspetto atmosferico; dall'altro è però carico di fascino scuro e contaminato da una tristezza inspessita dall'uso calibrato dei sintetizzatori all'interno dei brani.

La scaletta mostra il meglio di sè nella traccia d'apertura intensa all'inverosimile "To My God", mentre la natura vivida delle sensazioni è talmente forte da renderle palpabili. La situazione si ripropone in maniera simile nell'accoppiata centrale formata da "Ya Umirayu (I'm Dying)" e "...From My Died Heart...", che in parte provano a distaccarsi dall'influenza costante di altri gruppi (oltre ai finlandesi citati ne riconoscerete un paio alquanto noti), facendo intendere che Dead non solo conosce approfonditamente lo stile, ma è anche capace di mettervi una parte di sè, realmente piccola a conti fatti, tuttavia una variabile di cui si deve doverosamente tener conto.

Leggendo i testi di "Neverending Sorrow", i cliché di base vi verranno serviti su un piatto d'argento: essi non brillano certo per innovazione, ma possiedono il pregio di identificarsi pienamente con le note che li rappresentano, questo fa sì che insieme formino un'accoppiata appetibile al palato musicale di chi ama navigare in tali torbide e spesso poco rumorose acque; l'esempio lampante di questo connubio parola-suono trova riscontro gradito in "Last Shout Of A Dying Swan". La chiusura viene poi affidata a "...End Of Everything...", che si impadronisce della "Marche Funebre" di Frédéric Chopin, tramutandola in un canzone del genere; altro cliché non da poco che comunque fa la sua onesta figura.

Suonato più che discretamente, prodotto invece con la dovuta perizia e il giusto equilibrio fra le varie componenti, "Neverending Sorrow" non rivoluzionerà né porterà con sè chissà quale cambiamento, rivelandosi quindi una dignitosa prestazione che potrà racimolare giudizi positivi all'interno del ristretto circolo di amanti di questo grigio panorama musicale. Senza dimenticare la nuova sezione grafica differente rispetto all'originale, ora maggiormente incline a dar senso figurato alla decadenza.