Gruppo: Glacial Fear
Titolo: Equilibrium Part 1
Anno: 2009
Provenienza: Italia
Etichetta: Autoprodotto
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TRACKLIST
  1. Black Mountains
  2. Technicolor Society
  3. Control
  4. New Noise [cover Refused]
DURATA: 17:12
 

Quasi vent'anni di onorata carriera e non sentirli: è da due decadi o poco meno infatti che i Glacial Fear si tengono in piedi, vanno avanti imperterriti per la loro strada e avendo ormai una formazione consolidata da tempo continuano a sfornare buona musica.

Il meridione della nostra Penisola non può prescindere da questa realtà calabrese, che si è più volte reinventata. L'orizzonte musicale da loro ormai frequentato è al giorno d'oggi molto hardcore, vantando un Peppe Pascale che ci ha abituato a prove brutali con gli Zora e che in questa veste decisamente più sfaccettata e colorita sembra trovarsi a proprio agio.

L'ultima fatica dei Glacial Fear risale al 2009 ed è l'ep "Equilibrium Part 1", che succede al buon album "Filthy Planet" del 2007. L'uscita, composta da quattro brani e stampata solo in formato vinile, ci presenta un quartetto affiatato, che si muove in maniera coordinata, dando spazio a tutti gli elementi. Il riffing di Gianluca Molè, unico dei membri fondatori rimasto, è vario a livello di influenze, impossibile non notare nel suo stile certe peculiarità rimembranti Voivod e Coroner.

"Black Mountains" e "Control" (bello l'uso della voce pulita) si rivelano essere armi affilate, "Technicolor Society" è una svolta che evidenzia ancora una volta quanto la mente del Molè sia raffinata e preparata a creare suoni che rimangono in testa, fra il tribale in stile Sepultura e una visione avanguardistica dell'hardcore, con un riff acido e melancolico che regge il ritornello. Aggiungeteci una ritmica che dopo anni di affiatata esperienza è praticamente perfetta, da parte di Tat0 al basso e di Rotondaro dietro le pelli, e il gioco è fatto.

"Equilibrium Part 1" porta a casa risultato pieno, concludendo il suo corso con una rivisitazione di un brano degli svedesi Refused, "New Noise", a cui i Glacial Fear donano nuova vita: rasoiate classiche dello straight-edge hardcore, Peppe Pascale che urla come un dannato, riservandosi momenti in cui la voce diviene notevolmente meno vistosa, pronta però a esplodere in qualsiasi momento.

I ragazzi hanno mantenuto l'umiltà di chi si approccia a questa musica con passione e amore, sarebbe ora che riscuotessero un minimo in popolarità e riscontro sia da parte del pubblico nostrano, sia al di fuori dai confini nazionali. Supporto per questo pezzo di storia italica, aspettando con piacere l'ennesimo capitolo da aggiungere a una discografia che non presenta passi falsi. Thrash, death, hardcore? No, Glacial Fear!