Informazioni
Gruppo: IV Luna
Titolo: The Last Day Of An Ordinary Life
Anno: 2011
Provenienza: Roma, Italia
Etichetta: Autoprodotto
Contatti: www.quartaluna.com
Autore: Fedaykin

Tracklist
1. 63 Seconds To Black O
2. September 28th, 2003
3. Unsafe Prison
4. I Realize
5. In The Shade
6. Last Days Of My Ordinary Life
7. La Tua Voce
8. Magic Room
9. Unsuitable
10. Disappeared
11. The Best Day
12. Goodnight Moon
13. Tentativi (bonus track)

DURATA: 57:29

IV LUNA - The Last Day Of An Ordinary Life Dopo quasi otto anni dall’ultimo full, “D’Incanto”, tornano in grande stile i romani Quarta Luna, con un’uscita tanto interessante quanto facilmente reperibile: è da premettere, infatti, che nonostante il lungo periodo di inattività e, come vedremo, la qualità della release stessa, i nostri hanno deciso di rendere scaricabile gratuitamente questo “The Last Day Of An Ordinary Life” sin dalla data della sua pubblicazione, distribuendo tuttavia a pagamento una copia fisica in digipack con una traccia aggiuntiva, “Tentativi”. Tra i motivi di questo lungo ritardo, il gruppo stesso ci segnala l’intensa attività che alcuni dei suoi membri svolgono con altri progetti, su tutti i Doomraiser di BJ (basso) e i Belladonna di Alex (batteria), nomi conosciuti e apprezzati non solo nell’ambito capitolino; lo stesso BJ era stato peraltro sostituito nell’EP “Anteroom” da Giacomo Citro, nell’ormai lontano 2006.
Alle aspettative che quindi si erano create intorno a questo album, specie tra i più affezionati, i IV Luna rispondono mettendo sul piatto cinquanta minuti abbondanti di heavy metal marcatamente chitarristico e debitore di un certo prog rock all’italiana. Il disco è in grado di appassionare e di mettere in mostra i propri lati migliori già al primissimo ascolto; nonostante, infatti, le composizioni dei romani siano caratterizzate da una certa complessità e non si risparmino nei tecnicismi e in garbugli ritmici e di chitarra che, va da sè, sono sempre assai graditi in ambito progressive, la loro musica ha anche l’enorme pregio di saper scorrere liscia come l’olio; la parola d’ordine, qui, è spontaneità, e si vede che questi signori hanno alle spalle una conoscenza e una passione musicale che permette loro di comporre con enorme autenticità e senza forzature. Il risultato di questa passionalità è un genere che va ben oltre ogni etichetta, in cui le influenze vengono fuori da sè, senza confini. La prima metà dell’album va davvero da dio, contando tra le altre cose su un pezzo trascinante come “Unsafe Prison”, il cui ritornello si imprime con estrema facilità nella memoria, su una “I Realize” in cui il buon Mik duetta con la bravissima Alice Pelle (presente anche in altre traccie, ma sicuramente protagonista in modo particolare qui), che le conferisce delle tinte vagamente gothic, fino ad arrivare ad un picco di interesse con l’affascinante “La Tua Voce”, unico pezzo in lingua italiana del disco (se non si conta la bonus track "Tentativi"), in cui la poesia e la musica si accompagnano con dolcezza e fermezza – in certi punti il testo è forse un po’ forzato, ma sappiamo quanti gruppi scelgano di cantare in inglese proprio per le naturali difficoltà che l’italiano crea nel lasciarsi incastrare nella musica; gli echi di prog nostrano comunque escono fuori maggiormente quando i nostri cantano nella loro lingua madre. Tornando al disco, dopo “La Tua Voce” si può dire che si perda un pochino, ripetendo schemi e soluzioni in parte già ascoltate prima, per riprendersi sensibilmente con gli ultimi due pezzi, prima della outro “Goodnight Moon” e, per la versione digipack, della già citata, splendida, “Tentativi”, che probabilmente vale da sola l'acquisto.
Tecnicamente, i ragazzi se la cavano molto bene; il lavoro di chitarre, basso e batteria è davvero impressionante, mentre la voce di Mik ha più di una imperfezione, specie sulle tonalità basse, ma è qualcosa che lui riesce a compensare moltissimo grazie al timbro particolare che possiede e, soprattutto, grazie a un grande talento nell’interpretare i testi, che quindi fanno sembrare quelle poche imperfezioni più autentiche; c’è da dire, comunque, che il cantato è estremamente vario, spaziando da toni docili ad altri più aggressivi, e in certi frangenti è davvero molto arzigogolato e difficile da eseguire. Mi resta più di un dubbio sulla produzione, invece: ho trovato i suoni piuttosto carenti di profondità, e i volumi non sempre bilanciatissimi, anzi capita che il cantato sia coperto dalle trame di basso e chitarra; mi piace molto lo stile del gruppo, che utilizza sonorità piuttosto vintage, a volte riverberate e distanti proprio a dipingere dei paesaggi lunari, ma credo che il disco ci avrebbe guadagnato moltissimo se l'acustica fosse stata un pelo meno piatta.
Sono comunque fermamente convinto che qualunque appassionato di buona musica dovrebbe, al termine di questa lettura, dare una possibilità ai IV Luna, specie in virtù della già discussa totale gratuità di questa release, e non lo dico per pubblicizzare dei miei compaesani, ma perchè sono effettivamente rimasto molto colpito dal disco già al suo primo ascolto. In ogni caso, speriamo di non dover aspettare altri otto anni prima del prossimo full, perchè sono sicuro che abbiano ancora moltissimo da dire e da dare!