Gruppo: Guilty As Sin
Titolo: Psychotronic
Anno: 2011
Provenienza: U.S.A.
Etichetta: G.A.S.
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TRACKLIST
  1. Start Transmission
  2. Destroyed Reptoid 1.0
  3. Frothing At The Cunt
  4. Into Dust
  5. Boston Beatdown
  6. Addicted To Cyanide
  7. Gobekli Tepe
  8. When Machines Eat Flesh
  9. Psychotronic
DURATA: 36:50
 

I Guilty As Sin continuano la loro marcia a ritmo serrato, producendo un disco l'anno. Il trio formato dal batterista Zak Ovoian, dal bassista Ryan Dilberian e dal chitarrista Dan Mcadam ci ha fatto adesso omaggio del terzo album "Psychotronic". Quali saranno stavolta le sorprese al suo interno? La band ha da sempre prediletto le sezioni strumentali e la miscela di più sonorità: saranno ancora una volta queste le armi vincenti in loro possesso? Inserito il disco nel lettore, la risposta non tarda ad arrivare.

La prettamente elettronica e totalmente rilassata "Start Transmission" aprire i giochi, poi sostituita in un battito di ciglia dall'arrembante punk e rock "Destroyed Reptoid 1.0", in cui spiccano le tirate di stampo death metal spaccacranio di Zak. Ciò che si prospettava si sta pian piano avverando, e quando l'attitudine punk già mostrata nella precedente si coniuga con quella thrash in "Frothing At The Cunt", è facile comprendere che ci si dovrà aspettare davvero di tutto. La prima parte della scaletta vola via con una rapidità disarmante, pezzi brevi e sparati; divertenti i colpi di tromba in "Into Dust" e come non godersi ancora uno sfogo libero e piacevole qual è "Boston Beatdown", sprezzantemente -core?

Da qui in poi la natura di "Psychotronic" ha però una totale svolta, le tracce cambiano sia per estensione che impostazione e lo si nota da "Addicted To Cyanide": uno strumentale essenzialmente thrash, fatto di riff pesanti e accordi allungati con fughe improvvise in splettrato velocissimo e brevissime tirate di batteria, che nascondono una gradevole sacca di tranquillità nella quale la chitarra si diletta in fase solistica. A seguire c'è l'evoluzione orientaleggiante di "Gobekli Tepe" (nome derivante da un sito archeologico turco nel quale fu ritrovato il più antico tempio in pietra sinora scoperto e risalente all'era neolitica), fantastica nelle sue movenze tribali scandite dal darbuka e dalle rifiniture offerte dalla solistica di tromba e dai finger-cymbals, a cura degli ospiti John Eskici, Matt Rivero e Sabrina Tarulli.

La carne al fuoco è molta di più, la proposta è varia e non ha perso la voglia di guardare oltre che caratterizzava il percorso intrapreso dapprima con "Led To The Slaughter" e rafforzato in "III", tant'è che l'incontro con "When Machines Eat Flesh", leggermente più standard e pesante rispetto alle altre, mi aveva leggermente ingannato, tanto da immaginare erroneamente un finale di lavoro più classico. Pensiero cancellato dai dodici minuti di "Psychotronic", che alternano fasi psichedeliche, una continua jam-session e una sorta di scia cacofonica e noise.

Per i Guilty As Sin è come se lo spirito da sala prova che ti permette sempre e comunque di fare ciò che ti fa sentire libero non fosse mai scomparso. Lo si nota dal modo in cui affrontano i vari cambi di stile senza farsi troppi problemi, alle volte tutt'altro che perfetti, tuttavia in grado di trasmettere qualcosa di proprio. Per il sottoscritto ciò conta molto di più di una tecnica invidiabile o un arrangiamento curato all'inverosimile.

Se avete avuto già a che fare con la musica del trio, "Psychotronic" è da ascoltare e acquistare, supportandone la passione. Se non vi fosse mai capitato all'orecchio, dategli una chance: i Guilty As Sin non sono i tanto, forse troppo, decantati Opeth, non produrranno genialità come i Leprous, possiedono però spunti alquanto interessanti e soprattutto personali.