Gruppo: Galar
Titolo: Til Alle Heimsens Endar
Anno: 2010
Provenienza: Norvegia
Etichetta: Dark Essence Records
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TRACKLIST
  1. Forspill
  2. Ván
  3. Paa Frossen Mark
  4. Grámr
  5. Det Graa Riket
  6. Ingen Siger Vart Vunnin
  7. Til Alle Heimsens Endar
  8. Etterspill
DURATA: 42:42
 

Come spesso accade quando ci si confronta con certi dischi, il punto di vista tecnico non è la via più giusta per dare un giudizio che si possa definire consono. Prendendo spunto dalle varie voci giunte al mio orecchio tramite amici e conoscenti, i Galar erano stati percepiti da alcuni in fase calante o di evoluzione (se si vuole intenderla così), oppure venivano esaltati a dismisura da altri. Quando ho avuto quindi la possibilità d'inserire nel lettore "Til Alle Heimsens Endar", ero ansioso di capire cosa mi attendesse, conscio del fatto che "Skogskvad" al tempo mi aveva impressionato positivamente.

La proposta del duo composto da Slagmark e Fornjot — supportato per l'occasione dal batterista Phobos (Aeternus e Gravdal) — continua il percorso intrapreso con l'album di debutto, forte delle influenze di Enslaved, Windir, memorie bathoriane e la classe innata di chi è capace — seppur solo in parte — di ridare vita ai fasti degli Ulver: di certo tutto questo non può essere categoricamente definito come delusione o lavoro di passaggio. Oltre a uno schema probabilmente ciclico — ma alquanto indovinato — delle soluzioni compositive, ciò che caratterizza le tracce di questa nuova uscita sono la personalità — che si alimenta come detto dell'esperienza di realtà note, mettendoci però la faccia — e la propensione a ricreare atmosfere silvestre intense.

L'intro e outro strumentali, "Forspill" e "Etterspill", si avvalgono di un uso degli archi sinistro e di un piano di semplice accompagnamento, rappresentando l'alfa e l'omega di una scaletta che al proprio interno sa scatenarsi in velocità, offrire passaggi grondanti di melodie, tratti acustici e un alternarsi e intrecciarsi di voci che innalzano il fattore evocativo e la pulsante voglia di centrare dritto il bersaglio, raggiungendo il cuore dell'ascoltatore in maniera eccelsa. Dopo essersi rudemente slanciata e aver goduto di una spinta ritmica considerevole, "Vàn" sfodera fraseggi melodici della chitarra solista che ne abbelliscono il minaccioso incedere e quando la voce pulita prende piede l'odierno scompare, immergendosi in un mondo passato che rivive nelle note emesse, come provenissero da chissà quale stagione ormai dimenticata.

Si percepisce già da questo primo episodio come i Galar abbiano affinato la qualità della loro composizione: oggi più che mai gli elementi sonori di stampo classico non sono elementi di sola finitura, ma vengono inseriti nell'intelaiatura strumentale nel modo più corretto, dando così vita a piccole gemme quali "Paa Frossen Mark" e "Grámr" (per durata il pezzo colosso del disco). L'ultima canzone citata sprigiona un animo battagliero, nel quale fiorisce uno stacco acustico splendido per la semplicità e la bellezza con cui carezzevolmente si dipana, mentre viene adornata dalla comparsa della incantevole voce femminile di Cecilie Langlie (Omit, Havnatt e Vagrant God).

"Til Alle Heimsens Endar" mantiene intatte molte delle caratteristiche già descritte, è una traccia robusta, del lotto forse è quella più minacciosa, per quanto i toni vibranti al suo interno sembrano capaci di alleggerire l'animo e curare naturalmente le ferite subite durante uno scontro efferato. È invece da considerare a parte la strumentale "Det Graa Riket", una sonata intima e notturna come la foresta che si accinge al sonno, una canzone che accompagna l'uomo nelle ore di buio e nella quale gli strumenti tessono una trama suadente che elegantemente si addice alle movenze bucoliche in possesso "Til Alle Heimsens Endar".

I Norvegesi hanno confermato — e per quanto mi riguarda esaltato — il buonissimo lavoro fatto in antecedenza con una prova maiuscola. Il loro è un disco che richiede una giusta dose di empatia, tant'è che per coloro i quali sono abituati e limitati ad apprezzare la musica superficialmente o a fruire abitualmente di lavori a base esclusiva di tupa tupa potrebbe essere una vera impresa trovare la maniera di connettervisi. Consiglio caldamente l'acquisto di questa nuova creatura dei Galar sia agli appassionati dello stile che a chiunque abbia voglia di andare oltre i propri soliti confini musicali: per questi ultimi potrebbe rivelarsi una inattesa quanto piacevole sorpresa.