Gruppo: Saratan
Titolo:  Antireligion
Anno: 2010
Provenienza:  Polonia
Etichetta: My Kingdom Music
Contatti:

Sito web  Facebook  Twitter  Youtube  Reverbnation

 
TRACKLIST
  1. Extinguishing The Hope
  2. Antireligion Pt. 1
  3. Dead Inside
  4. My Demise
  5. Reject Adonai
  6. Pray For The Rest
  7. Destroy Yourself
  8. Crave Suicide
  9. Antireligion Pt. 2
DURATA: 33:20
 

I Saratan avevano fatto il loro ingresso in scena con un debutto, "Cult Of Vermin", dalle discrete potenzialità ma ancora immaturo, si ripropongono con un "Antireligion" nel 2010 che sembra essere degno e più elaborato successore.

Le influenze oltre oceaniche sono state mantenute, se i Testament si fanno ancora vivi solamente in alcune linee vocali, il suono si è decisamente irrobustito puntando più su soluzioni di matrice Slayer e inserendo nelll'impato tratti europei di Kreator, Alastor e Virgin Snatch.

Il loro thrash soffre ancora di quella forma derivativa, tuttavia è lievemente maturato sia per composizione che impatto e ciò è riscontrabile già nella traccia posta in apertura "Extinguishing The Hope". Odiernamente pare sfruttani più il groove ("Dead Inside"), siano in grado d'inserire nel contesto ritornelli particolarmente fruibili ("My Demise") rendendo pezzi pestati e tutto fuorché definibili commerciale abbordabili.

È semplice quanto bella l'introduzione di basso che da vita a "Pray For The Rest", canzone nella quale sembra proprio che i Metallica ci mettano la zampino, e in altrettanta maniera si rivelano interessanti i due capitoli che danno titolo al disco, "Antireligion Pt. 1-2.", difformi fra loro per intensità e modo di presentarsi. Il primo è arrembante, blastato e violento, mentre il secondo posto in conclusione fa intravedere la presenza di tratti orientaleggianti con la voce della suadente Emilia Bardan ad adornarne l'andare, puntando successivamente su una ridondante aggressività che ne manterrà ben salde le redini della situazione sino allo spegnersi.

L'evoluzione sta, anche se lentamente, prendendo il largo, i brani scorrono meglio, la voce di Jarek è più intellegibile e definita, il cantante ha migliorato anche il modo di approcciare le canzoni, e il suo basso per quanto non faccia nulla di particolare ben si presta come valido supporto alla batteria di Wiektor. Dal canto suo il batterista offre una discreta prestazione dietro le pelli, alle volte potrebbe darle una svolta scegliendo soluzioni più dinamiche, ma l'impostazione utilizzata sembra comunque aver dato i propri frutti.

Il riffato di Adam possiede una discreta costruzione e risulta più elaborato rispetto al recente passato, ha le caratteristiche thrash richieste per fare un salto in avanti e quando decide di cimentarsi in sede solistica se la cava discretamente. Capita però che venga messo in ombra dalla presenza di ospiti importanti come Vogg (Decapitated), Jacek Hiro (Decapitated nei live, Sceptic, Virgin Snatch) e Daniel Kesler (Redemptor) che in fase di assolo fanno la parte dei leoni, non che non si apprezzino tali inserimenti, tuttavia vien da chiedersi del perché non abbia provato a far tutto lui stesso.

La produzione curata agli Hertz studio sorregge bene la prestazione, si è passati da quella scarna di "Cult Of Vermin" a una più curata, non perfetta, ma sicuramente fornita di una marcia in più la cui l'unica pecca additabile pare sia quella d'aver dato forma a un suono forse troppo conosciuto.

Il trio polacco si è incamminato seguendo una strada precisa, gli amanti della scena da cui provengono e delle formazioni citate all'inizio della recensione diano loro una possibilità, le coordinate sonore da cui traggono orientamento dovrebbero evitare il sopraggiungere di ascolti deludenti.