Gruppo: Hogjaw
Titolo: Ironwood
Anno: 2010
Provenienza: U.S.A.
Etichetta: Swampjawbeamusic
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TRACKLIST
  1. Rollin Thunder
  2. Blacktop
  3. Three Fifty Seven
  4. Ol' Slippery Willie
  5. County Line
  6. Ain't Ever Gonna Win (Without A Little Bit Of Sin)
  7. Two Guns
  8. Walkin
  9. Flathead
  10. Hornswogglin
DURATA: 49:52
 

Portatori sani di southern rock: è questa è la definizione più adatta per gli Hogjaw. La band americana proveniente dall'Arizona, arrivata al secondo lavoro con "Ironwood", si cimenta in una prova a base di whisky, aria calda del sud e tanto rock, che di frequente appoggia le sue basi sulle ali del movimento settantiano.

La scaletta godereccia è in grado di offrire pezzi dotati di una forte carica come "Rollin Thunder", antipasto succulento per l'efficace doppietta formata da "Blacktop" e da "Three Fifty Seven": la prima dall'umore malinconico e con un riffing che si estende, lasciando un retrogusto amaro, mentre la voce di Krysti Lyn è pronta a supportare l'emozionante ritornello; la seconda vivace e con una sei corde realmente mozzafiato sia nella fase di costruzione del pezzo che quando si lancia in assolo, inoltre le tastiere inserite da Andy Francis come tappeto non fanno altro che enfatizzarne l'incedere coinvolgente.

Che i maestri dello stile abbiano lasciato il segno è evidente e sarebbe anche strano non notare la presenza di gente come ZZ Top, Molly Hatchet o Lynyrd Skynyrd in un disco southern. Imbattersi quindi in "Ol' Slippery Willie" non fa che confermare quanto l'amore per tali realtà non sia scemato col tempo: il brano è classico sino all'osso e vede la partecipazione della voce femminile a opera di Amanda Peachey. A seguire prende forma la ballata "County Line" e non poteva mancare di certo un brano simile! Melodie in pieno stile sudista e un assolo finale da lacrime di piacere, qui gli Skynyrd hanno messo lo zampino, eccome.

Il lavoro scorre disinvolto, rilasciando un'alta concentrazione di adrenalina. I ritmi si rialzano con "Aint' Ever Gonna Win (Without A Little Bit Of Sin)", spietata sin dall'iniziale introduzione con quel campanaccio a scandirne l'entrata. Non vi è una nota fuori posto, è una vera e propria hit. La voce è al massimo della resa e le chitarre non hanno nessuna intenzione di smettere di regalarci divagazioni soliste da infarto.

Superata la metà della scaletta, l'aria è densa e l'odore del whisky è sempre più intenso. Ora "Two Guns" ci attende al varco: immaginate uno scontro fra pistoleri fuori da un saloon e il brano che gira a palla nelle vostre orecchie. La steel guitar — nota anche come slide guitar e usata frequentemente nel blues e nel country — di John "J.R." Richard (già presente in "Blacktop") ne è elemento fondamentale. La sua versione elettrificata ha visto artisti come Ry Cooder e David Gilmour — se non conoscete questi artisti fate un mea culpa grande quanto l'universo — farne uso principale o fattore contaminante delle loro composizioni.

Prossima tappa "Walkin": un tempo medio rock che si snoda fra una ballata e momenti animati minacciosi; seguita da "Flathead", una di quelle canzoni che fanno saltare la testa, indiavolata, ricorda lo stile di Charlie Daniels, un hard rock da cui lasciarsi trasportare, la cosa più semplice da fare. Ancora partecipazioni e la grande famiglia vede unirsi alla festa Rob Toner e Steve "SteaK" Larson; il secondo si esibisce nell'uso di una Dobro (chitarra resofonica), oltre che alla voce. La parola fine è affidata a "Hornswogglin", unica traccia registrata live nello studio del batterista, suono imperfetto, ma reale.

Nello scrivere di "Ironwood" ho citato i vari ospiti che supportano la prestazione degli Hogjaw, ma è sacrosanto rendere merito alla formazione, che vede dietro al microfono Jonboat Jones (anche chitarrista), cantante dalla voce non priva di pecche, tuttavia forte di una carica espressiva significativa, caratteristica fondamentale per il genere proposto. Che dire invece di Kreg Self (chitarra solista), uno che riesce a farti godere appena mette una nota nel pezzo? Ascoltate e capirete. La sezione ritmica affidata a Elvis DD (basso) e Kwall (batteria e cori) è compatta, incessante e sforna basi che stendono il tappeto rosso alle chitarre. Cosa si vuole di più?

Il southern rock è linfa vitale per chi sogna l'America sconfinata, se siete fra questi e la Rebel Flag vi ha da sempre infiammato, "Ironwood" non può assolutamente mancare nella vostra collezione: buy or die!