Gruppo: Bretus
Titolo: Bretus
Anno: 2009
Provenienza: Italia
Etichetta: Autoprodotto
Contatti:

Sito web  Facebook  Youtube

 
TRACKLIST
  1. Sitting On The Grave
  2. From The South
  3. Dark Cloaks Arrive
  4. In Okirica
  5. The Only Truth
DURATA: 26:07
 

La Calabria continua a mostrarsi regione attiva e propositiva, i Bretus differiscono però dalle realtà che vi abbiamo già presentato — fra le quali ricordo Zora, Land Of Hate e Carnal Gore — per il semplice fatto che i ragazzi sono legati a un altro movimento musicale: lo stoner-doom. La formazione prende vita nel 2000 dalla mente Ghenes (basso), che in accoppiata con Neurot (chitarra) inizia a dar forma ai primi pezzi, completandosi con gli inserimenti successivi di Sest (batteria) e Marko (voce); ciò da ulteriore spinta alla nascita del demo partorito nel 2008. Passa un solo anno e il motore si riavvia, le direttive sono quanto di più classico e piacevole un amante dello stile possa ritrovare, con le influenze di casa Black Sabbath, lo stoner di Wino e soci e la psichedelia desertica dei Goatsnake convogliati in unico flusso, che dà come risultante i cinque brani dell'ep "Bretus".

Non c'è nulla di nuovo sotto il sole e del resto il territorio già battuto lo si deve sempre e comunque saper interpretare e far proprio, tanto che i Nostri hanno nel carattere una delle qualità migliori. "Sitting On The Grave" e "From The South" si impongono grazie a un riffing imponente e massiccio, scuro, andante, dai toni settantiani accentuati, sul quale la voce è libera di adagiarsi, alternando fasi grattate maligne e urlate a un buon canto pulito, quando ne sente il bisogno.

I Bretus suonano pesante e cadenzati, con la batteria pestata a rimarcare l'incedere che affonda volutamente la propria figura nel terreno; è quindi in un certo senso prevedibile quanto apprezzabile l'innesto di uno strumentale che spezzi la solidità di tali catene, portando a galla la vena compositiva più sognante e atmosferica. Ecco quindi arrivato il turno di "Dark Cloaks Arrive", che ammanta l'ascoltatore, ricoprendolo con un velo grigio fitto e malinconico tessuto dall'umore tristemente acustico, che lo rende particolarmente adatto a distaccarsi dalla frenesia in dote al resto del mini; una pausa breve ma intensa.

All'interno di "In Onirica" è il groove fornito dal comparto ritmico a fare la voce grossa: basso e batteria si compattano e la chitarra infila un riffone dietro l'altro, con l'innegabile Iommi a ispirazione; e vorrei anche vedere, interpretare questo genere e non amare i Black Sabbath sarebbe una contraddizione alquanto folle. "The Only Truth" infine accresce la sensazione di «heavy impact», aggiungendo altra carne al fuoco: la svolta verso una direzione più anni Ottanta e un cambio in corsa nella parte centrale la rendono coinvolgente, mentre gli assoli si incastrano alla perfezione nell'intelaiatura creata. Il disco finisce e un sorriso di soddisfazione rimane sul viso.

"Bretus" è ben prodotto e fornito di una discreta cura per quanto riguarda gli arrangiamenti, un bel biglietto da visita. Se in futuro le coordinate stilistiche sulle quali i Bretus continueranno a muoversi manterranno la stessa energia, magari riuscendo a inserirvi un minimo di personalità, potrebbe scapparci fuori un gran disco. Non ci resta quindi che attendere e seguire il percorso del gruppo, del resto ragazzi siete avvisati: una volta tirato il sasso, non si può nascondere dietro la mano!