Gruppo: Blood Revolt
Titolo:  Indoctrine
Anno: 2010
Provenienza:   Canada
Etichetta: Profound Lore Records
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TRACKLIST
  1. Salvation At The Barrel Of A Gun
  2. Dead City Stare
  3. Bite The Hand, Purge The Flesh
  4. God’s Executioner, Praise Be
  5. My Name In Blood Across The Sky
  6. Indoctrine
  7. Year Zero
  8. The Martyrs Brigade
DURATA: 42:19
 

Il nome Blood Revolt è nuovo, le facce che vi stanno all'interno no. Il monicker ha preso vita quest'anno ma dietro vi si celano artisti che con il settore estremo del metal hanno un legame duraturo da molti e molti anni. La formazione è così composta: A.A. Nemtheanga, C. Ross e James Read, un trio di tutto rispetto visto i precedenti in band quali Primordial, Axis Of Advance, Conqueror, Revenge e via discorrendo nelle quali sono o erano membri effettivi. Non essendo gente di primo pelo quello che ci si poteva attendere era quanto meno un disco formalmente suonato bene e sotto questo punto di vista c'è in effetti poco da dire, imbastiscono un lavoro frequentemente serrato e minaccioso dove la batteria si slancia in tirate battenti e la chitarra ricama su riffing crudi non mancando a entrambi gli strumenti la voglia di fare delle vere e proprie scorribande in lande doom per accrescere la portata atmosferica del sound, il che è di giovamento di sicuro per un album, "Indoctrine", che non fa dell'innovazione o della ricerca la propria bandiera.

Il genere è un black nudo, scarno dov'è lo sfrontato e alle volte sconsiderato pensiero di colpire più che dar vita alla canzone che fa da comandamento guida, vi è riscontrabile di tutto, lo stile è imbastardito primordialmente da passaggi punk, grindcore con la voce di Nemtheanga che si propone più volte pulita e asimmetrica alle movenze imposte dalle ritmiche lasciando un senso di sbigottimento iniziale che con l'andare degli ascolti potrà indurre a due semplici conclusioni: A) ha sbagliato tutte le entrate, l'avranno lasciato così che fa più true, oppure B) è talmente inabituale che mi piace. Beh dopo averlo messo e rimesso su tante volte personalmente opto per la seconda ma non mi meraviglierei affatto se qualcuno la pensasse diversamente.

Il disco è alquanto omogeneo, la violenza dell'opener "Salvation At The Barrel Of A Gun" è similare a quella riscontrabile in "Dead City Stare", "God’s Executioner, Praise Be" e nella titletrack, un quartetto che mette a dura prova la resistenza delle vostre vertebre cervicali. Con "My Name In Blood Across The Sky" la pressione diventa monolitica arrivando a incarnare forma doom intorno al quarto minuto, sembra di ascoltare momentaneamente i Candlemass prima che ripartano con la solita scarica in velocità. Chiudono altre due rappresentanti oltranziste del modo più canonicamente estremo di riproporre un old school metal, sia "Year Zero" che "The Martyrs Brigade" tirano dritto per dritto senza pensarci troppo su.

Il concept che tira in ballo il malessero odierno in cui un uomo può essere condotto alla follia da una condizione sociale instabile e costrittiva fra religioni e politica è interessante, purtroppo l'album verrà dibattutto e di sicuro non offrirà la propria spalla a tutti.

I pezzi accontenteranno i fan dell'estremo in genere, la produzione lo-fi è sicuramente un punto su cui si può star a discutere ma che ritengo calzante per mantenere vivida quella gelida e tetra sensazione che i testi vogliono esprimere.I Blood Revolt hanno rilasciato un disco non per tutti, se si vuole entrare in contatto con il loro messaggio si deve scendere al compromesso di accettarlo per quello che è, per com'è, l'unica cosa da fare è ascoltare e vedere cosa riesce a darvi.