Gruppo: Alestorm
Titolo: Captain Morgan's Revenge
Anno: 2008
Provenienza: Regno Unito
Etichetta: Napalm Records
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TRACKLIST
  1. Over The Seas
  2. Captain Morgan's Revenge
  3. The Huntmaster
  4. Nancy The Tavern Wench
  5. Death Before The Mast
  6. Terror On The High Seas
  7. Set Sail And Conquer
  8. Of Treasure
  9. Wenches & Mead
  10. Flower Of Scotland [cover The Corries]
DURATA: 41:31
 

È difficile, qualunque età si abbia, non restare travolti e affascinati dai temi che ruotano intorno al mondo piratesco. E senza dubbio è su questo fascino che la musica degli scozzesi Alestorm (letteralmente: "Tempesta di Birra"), precedentemente conosciuti come Battleheart, fonda il suo successo; nati sotto la stella dei Running Wild, la formazione leggendaria per quel che concerne il "Pirate Metal", gli Alestorm si propongono non solo di riprenderne le tematiche, ma anche di trasporre quelle lontane atmosfere nella propria musica.

"Captain Morgan's Revenge", uscito nel 2008 per la Napalm Records, è il loro album di debutto con il nome di Alestorm (cambiato su richiesta dell’etichetta, per quanto con il precedente non fosse uscito nessun album), e si presenta con una copertina decisamente curata ed evocativa, che lascia trasparire l'aspetto perfezionistico e studiato della loro proposta, perfettamente in linea con le richieste, se così si può dire, commerciali che la Napalm si suppone prediliga, in tempi come questi. E di certo si può dire che l'album non deluda affatto dal punto di vista sicuramente più importante, quello musicale; ci troviamo davanti ad una proposta che a livello strumentale e compositivo rientra tranquillamente nei canoni del più comune power metal, che però i quattro scozzesi utilizzano per celebrare in modo peculiare e inconfondibile il loro topos, e al quale aggiungono un comparto vocale del tutto atipico; il buon Cristopher Bowes, infatti, accompagnerà le suggestive melodie con un timbro decisamente gutturale, dal tono bassissimo e impreciso, grezzo, a voler marcare proprio quell'aspetto rozzo e piratesco su cui i quattro scozzesi vogliono mettere l'accento; i ritornelli inoltre conterranno molto spesso delle parti corali, a sottolineare in modo ancor più deciso proprio l'atmosfera da taverna puzzolente che la loro musica inevitabilmente ci farà tornare in mente. Il risultato è una proposta che colpisce definitivamente nel segno, tanto da poter quasi essere definita cinematografica, poiché starebbe molto bene come colonna sonora di film come "I Pirati Dei Caraibi". Da apprezzare anche la durata limitata del disco, appena più di quaranta minuti: abbastanza per apprezzare gli aspetti, a dir il vero non eccessivamente vari, della loro musica, e per lasciarsi trascinare dal mondo pieno di rum, tagliagole e isole del tesoro in cui gli Alestorm ci porteranno, ma non tanto da annoiare o stufare, conseguenza che una tipologia così specifica di proposta musicale inevitabilmente comporterebbe ad un ascolto prolungato. Invece, il passaggio nel lettore risulta sicuramente disimpegnato, ma divertente, originale e coinvolgente.

Entrando nel dettaglio, si può dire che singolarmente i pezzi si assestino tutti su un buon livello; il disco attira probabilmente più interesse nei suoi primi due pezzi, la splendida apertura "Over The Seas", sparatissima presentazione di quello che vuole rappresentare la musica, e la traccia che da il titolo all'album (nonché la più lunga tra le dieci che lo compongono), "Captain's Morgan Revenge", che narra in modo assai fiabesco e suggestivo di un ammutinamento sanguinoso ai danni dello stesso Capitano Morgan, e della maledizione che ne consegue. Da notare sicuramente anche la buona "Nancy The Tavern Wench", in cui viene meno per un attimo l'atmosfera casinista, se così si può definire, che caratterizza il resto del disco, e "Set Sail And Conquer", che al contrario è il trionfo dell'aspetto più spedito e puramente power della loro proposta. Le altre tracce scorrono lisce fino alla fine, quando un'azzeccatissima e decisamente rozza "Wenches & Mead" lascia spazio alla loro personale interpretazione di "Flower Of Scotland", uno dei più conosciuti inni scozzesi, tributo dei quattro musicanti alla loro patria, unico momento dell'album in cui viene messo da parte il Jolly Roger.

Non si può certo dire che gli Alestorm pongano particolare accento sul lato puramente tecnico nel loro sound, per quanto ascoltando il disco non si assista a grosse sbavature; le linee di chitarra (ad opera di Gavin Harper) e basso (Dani Evans) svolgono il loro compito in modo pulito, sprecandosi molto raramente in sequenze solistiche, e così anche dietro alle pelli il buon Ian Wilson fa il suo lavoro in modo alquanto meccanico e stereotipato, senza lanciarsi in particolari azzardi: ritmi spediti e doppia cassa spesso e volentieri, eccezion fatta per la buona "Nancy The Tavern Wench", pezzo più lento e, in parte, cupo. Infine, di gran peso e molto curato l'aspetto tastieristico, che è quello che maggiormente spicca nella creazione dello sfondo piratesco, portato avanti dallo stesso Bowes, ma anche qui, molta sostanza e poche divagazioni. Ma era forse prevedibile che, per un gruppo che pone così tanto l’accento sull'atmosfera e sulla tematica, non ci si sarebbe trovati davanti ad un tipo di musica eccessivamente tecnica, tanto più che l'aggettivo raffinato non ha molto in comune con l'accezione di piratesco che è nel nostro (e nel loro) immaginario.

Per il resto, si può contestare al gruppo forse che la loro musica appaia eccessivamente costruita e studiata, cosa che sicuramente ha contribuito alla loro così precoce esplosione e al forte ascendente che già esercitano su una certa massa; se è vero che, a mio avviso, il risultato funziona e diverte, è anche vero d'altronde che sarà molto difficile per loro sperimentare qualcosa di nuovo in uno schema così predefinito.

Solo il tempo potrà parlare; per ora, godiamoci questo ottimo esordio che difficilmente non ci farà venire voglia di scatenarci, magari dopo una bella bevuta di rum!