Gruppo: Count Raven
Titolo:  Mammons War
Anno: 2009
Provenienza:  Svezia
Etichetta: I Hate Records
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TRACKLIST
  1. The Poltergeist
  2. Scream
  3. Nashira
  4. The Entity
  5. Mammons War
  6. A Lifetime
  7. To Kill A Child
  8. To Love, Wherever You Are
  9. Magic Is…
  10. Seven Days
  11. Increasing Deserts
DURATA: 01:08:40
 

Esistono ancora band per le quali ti viene in mente una sola cosa quando pensi all’uscita prossima di un loro disco: devo comprarlo! I Count Raven sono una delle realtà in questione, la I Hate Records ha messo a segno un colpaccio aggiungendo al proprio roster questo nome storico della scena doom.

Tredici infiniti anni d'attesa per un rientro in scena che non poteva essere dei migliori, appena inserito nel lettore sono rimasto di stucco nell'ascoltare una "The Poltergeist" che non ha perso il mordente e la vena sabbathiana cara agli svedesoni, nulla per fortuna è cambiato. Dan, e il suo imprinting vocale in stile Ozzy, è rimasto uguale al ricordo che avevo d’esso e le restanti dieci tracce del lavoro non fanno altro che confermare quanto l’attesa alle volte venga ripagata in pieno.

Momenti di pura maestosità aleggiano su una "The Entity" dilatatamente dolciastra, "Mammons War" è carica d’epicità e ha nel suo interno la miglior prova vocale del lavoro accompagnato da un delizioso operato tastieristico che le infonde una profondità espressiva notevole, è alternativa, fuori dallo schema doom classico, ma di giusta collocazione.

"A Lifetime" ci riconduce nel mondo scuro e pachidermico disegnato dal trio, allungata a perdizione, tanto da ricordare certi brani legati al funeral seppur condita da un'apertura acustica che rimembra la meravigliosa "Planet Caravan", è uno dei tre brani corposi e lunghi che questa prova ci permetterà d’ascoltare, suoi fratelli saranno infatti "To Kill A Child", una classica ballata, e "Seven Days", probabilmente questo risulta essere il più legato alle sonorità primordiali del genere, una vera e propria hit che sprigiona evocatività dal primo all'ultimo secondo.

Strana è la sensazione trasmessa da tracce tipo "To Love, Wherever You Are" e la conclusiva "Increasing Deserts" che riescono ad infondere una sensazione uditiva di stampo spaziale/cosmico come se si stesse ascoltando un'opera di casa Hawkwind, dei viaggi senza meta alcuna, un infinito che costantemente avvolge .

Giungere alla conclusione  di un album che dura oltre un'ora e non rendersene conto, aver voglia di rimetterlo subito su: questo è l’effetto che Dan, Fredrik e Jens sono capaci di regalare ai propri appassionati, il merito di ciò va anche ad una produzione d'alto livello che permette loro di sfruttare al meglio ogni singola nota proposta e che si sposa in maniera ideale ad una composizione mai monotona.

I Count Raven sono una garanzia, hanno rispettato ancora una volta con professionalità e musica d’alto valore il loro rapporto con l’arte.