Gruppo: Wodensthrone
Titolo: Curse
Anno: 2009
Provenienza: Regno Unito
Etichetta: Bindrune Recordings
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TRACKLIST
  1. Fyrgenstréam
  2. Leódum On Lande
  3. Heófungtid
  4. Those That Crush The Roots Of Blood
  5. Black Moss
  6. Upon These Stones
  7. Pillar Of The Sun
  8. That Which Is Now Forgotten - 597
DURATA: 01:09:34
 

Regno Unito e Romania apparentemente sembrano avere nulla in comune, eppure l'intreccio fra queste due nazioni ha giocato un ruolo fondamentale nella creazione di "Loss", album d'esordio dei Wodensthrone, band originaria delle Sundered Lands nel nord-est dell'Inghilterra. Il Clan — termine con il quale si definisce il gruppo — rende omaggio alla propria terra, ai propri avi e alle proprie tradizioni, usufruendo delle cruente note di un black metal di terza generazione ma avulso da modernismi o sperimentazioni.

I numi tutelari di questo progetto, nonché massime fonti di ispirazione, sono i Fen e i Negura Bunget: dai primi assorbono quella capacità di creare un suono dal forte sapore naturalistico, evitando però innesti più rock e progressivi, mentre dai secondi quell'alone pagano arcano e misterioso. Questo fatto però non deve sorprendere, in quanto è sufficiente dare uno sguardo alla biografia dei ragazzi inglesi per accorgersi di come la strada di queste tre band si sia incrociata nel corso di esibizione live precedenti all'uscita di questo disco, per poi sfociare addirittura in un invito a registrare l'album a Timisoara nei Negura Studios! L'ascolto su Myspace dei primi brani composti in carriera non fa altro che ribadire come questi incontri abbiano pesato sul modo di intendere la musica dei nostri, che si è fatta via via meno grezza.

Il disco si apre sulle note di "Fyrgenstréam", una intro soffusa le cui parole ci immettono in questa sorta di viaggio nel tempo e che conduce direttamente a "Leódum On Lande", in cui l'animo più bestiale e rozzo rappresentato dallo screaming e dalla furiosa batteria si fonde con lo spirito folkloristico legato alle terra, fiero ed epico, col contributo di tastiere presenti ma non invasive. Il pezzo forte giunge però di lì a poco con "Heófungtíd", omaggio alla mighty Nordland, maestosa ed epica: poco più di otto minuti che rapiscono per intensità e feeling e di cui Bathory e Falkenbach sarebbero fieri.

Proprio la corposità dei brani, con picchi oltre i dodici, rappresenta però croce e delizia di "Loss": chi riuscirà a entrare in empatia coi Wodensthrone non si accorgerà nemmeno dello scorrere del tempo, affascinato e sedotto da uno Spirito che giunge da lontano; mentre per tutti gli altri sarà non poca la fatica per far scoccare il settantesimo e ultimo minuto di ascolto, dato che raramente compariranno scossoni emotivi, poiché è stata privilegiata una sorta di lenta e inesorabile avanzata (non a livello ritmico sia chiaro), come viene sottolineato anche dalla conclusiva "That Which Is Now Forgotten - 597", che ritrova un certo pathos che si era leggermente affievolito a metà scaletta. Un'ultima annotazione la merita anche lo strumentale "Pillar Of The Sun", pezzo acustico in cui spicca l'utilizzo di una sorta di scacciapensieri.

I Wodensthrone hanno tutte le carte in regola per colpire nel segno vista una proposta — passatemi il termine — alla moda, ma assolutamente non ruffiana e con margini di miglioramento importanti, dato che si tratta pur sempre di un debutto. Se a questo aggiungo che sul sito della Bindrune Recordings il disco è in vendita a 13$ (con un tasso di cambio nei confronti dell'Euro a 1.4, lascio a voi i conti...) non ci sono scuse per ignorarli.