Gruppo: Nomad Son
Titolo: First Light
Anno: 2008
Provenienza: Malta
Etichetta: Metal On Metal Records
Contatti:

Facebook

 
TRACKLIST
  1. Forever Twilight
  2. Shallow Grave
  3. Seven Notes In Black
  4. Delirium
  5. At The Thresholds Of Consciousness
  6. The Wraith
  7. Empyrean Fade
  8. The Light At The End
DURATA: 45:14
 

La band doom metal dei Nomad Son nasce dall'incontro dei membri della realtà stoner dei Frenzy Mono con Albert Bell, il bassista dei Forsaken. Da questo connubio è stato partorito un album di doom classico con reminiscenze settantiane intitolato "First Light". È un disco di nove tracce che ha come influenze di base Candlemass, Trouble e le movenze dei Black Sabbath più vicine allo stoner, senza dimenticare l'esperienza e una certa dose di epicità acquisita dalla militanza di Albert in quegli stessi Forsaken che dal 1990 si cimentano in prove sempre di alto livello nello stile più strettamente legato alle radici della versione metallica del genere.

Già dalla prima traccia si percepisce chiaramente la presenza di Leif Endling e soci. In "Forever Twilight" vengono esposti riff monolitici, brevi accelerazioni e assoli agili dal piglio non indifferente. "Shallow Grave" che le sussegue è fornita di una natura maggiormente fruibile, più di compagnia, un appiglio luminoso al quale verrà contrapposto uno dei passaggi più scuri: "Seven Notes In Black". Con il suo incedere pachidermico, possente e quasi oppressivo, il pezzo getta le fondamenta per un alone "grigio" che a mo' di nuvola ricoprirà il prosieguo del lavoro.

La strumentale "Delirium" è forse l'unico passo falso commesso dalla band: un brano ambient collocato fuori posto che spezza in maniera irritante l'andamento progressivo che sin lì si era creato. Se fosse stato posto a ricoprire il ruolo di introduzione o outro probabilmente avrebbe avuto un senso.

Con "The Wraith" invece viene fuori la vena epica più volte solo accennata nei brani precedenti. In questo episodio viene pienamente evidenziata da partiture e movenze alquanto evocative e massicce, condite da sensazioni progressive settantiane che donano quel quid in più a una canzone di per sé già ben fatta. La vera sorpresa tuttavia risiede nella conclusiva "The Light And The End", che a un primo ascolto mi ha fatto sobbalzare, facendomi chiedere quante volte i maltesi abbiano ascoltato "Planet Caravan"... Non che ciò sia un male, tutt'altro, è proprio quella vena musicale che ricorda il pezzo dei Sabbath a renderla gradevolissima e una lieta fine per "First Light".

I Nomad Son sono una band in forma sia dal punto di vista delle prestazioni dei singoli che per quanto concerne il lavoro svolto complessivamente, un gruppo discretamente ispirato e con un Jordan Cutajar sopra le righe dietro al microfono. Se avete voglia di ascoltare del buon doom, non vi resta altro che concedere loro un po' del vostro tempo, ne sarete ampiamente ricompensati.