Gruppo: Locus Titanic Funus
Titolo:  Castus Lacrima
Anno: 2013
Provenienza: Russia
Etichetta: Another Side Records
Contatti: non disponibili
 
TRACKLIST
  1. Locus Titanic Funus
  2. Морфий
  3. Фея
  4. Зеркало
  5. Covered With Sorrow
  6. The Last Separation Time
DURATA: 42:46
 

Giungono a noi dalla Russia, sconosciuti e senza referenze, i Locus Titanic Funus, duo formato nel 2010 che ha sfornato quest'anno il debutto "Castus Lacrima". Lo stampo in cui è stata forgiata la musica contenuta in questo album è ben noto, ma, come vedremo, è fortunatamente ben lontano dal ricalcare i sentieri spudoratamente commerciali che molte compagini odierne tentano di spacciare come Gothic.

La desolante atmosfera evocata da "Locus Titanic Funus" è solo un preludio, tuttavia predispone già un primo parametro per incasellare l'andamento psicologico del disco in questione. Con "Морфий" e "Зеркало" l'espressione assume contorni funerei e disagiati: il pathos ricreato, avvalendosi di una ben orchestrata combinazione tra grevi e ruvide chitarre e melodie malinconiche, lascia campo libero a carezzevoli raggi di luce che sembrano voler offrire un appiglio per sfuggire alla disperazione imperante. Lo scenario richiamato pare essere però soltanto un miraggio quando la voce rabbiosa e grezza di Alexey frantuma all'istante le fugaci visioni di salvezza generate dagli interventi cristallini ed eterei di Mila. Proprio il cantato in lingua madre, forse anche solo a livello inconscio, induce a visualizzare sterminate distese di terreno ghiacciato e improduttivo, le quali contribuiscono a erigere nell'anima quel senso di smarrimento totale che la musica dei Locus Titanic Funus propone.

Con pezzi come "Фея" e "Covered With Sorrow" siamo immersi nel grigiore di una livida, tetra e amara giornata di pioggia invernale, la cui avanzata è favorita da un sottile quanto intenso gioco di sensazioni che spaziano tra la rassegnazione più totale, il dolore più profondo, l'incontenibile consapevolezza di una decadenza eterna e, in certi momenti più neri, la rabbia più feroce. Il risultato di tali incroci empatici palesa tutta la pesantezza sotto cui è schiacciato uno spirito ingabbiato dall'ineluttabilità di un fato impietoso, che non lascia mai margini di manovra e che fagocita all'istante ogni scintilla di felicità.

Insomma, quanto ci viene offerto non è certamente nulla di nuovo, però la proposta è genuina, in qualche modo personale e mai stucchevole: fattore tutt'altro che scontato in un campo minato come quello del Doom a tinte gotiche. La durezza dell'oppressiva componente metallica convive e si amalgama molto bene con la parte più atmosferica; l'angoscia qui non è solo una maschera posticcia dietro cui (mal)celare attitudini adolescenziali, ma è una verace e imprescindibile componente dell'espressività artistica del duo russo. Ben lungi dall'assumere connotati diabetici, la musica dei Locus Titanic Funus esprime una sofferenza esistenziale autentica, una condizione che non ha assolutamente nulla a che vedere con le farse a cui certe sgualdrine (s)vestite di lattice ci hanno abituato. In conclusione, quindi, credo che, nel caso tra le vostre preferenze di ascolto siano annoverati gruppi come Nox Aurea, Draconian e certi Paradise Lost, dovreste proprio rivolgere la vostra attenzione verso "Castus Lacrima".