Gruppo: Minotauro
Titolo: Master Of The Sea
Anno: 2013
Provenienza: Italia
Etichetta: Dust On The Tracks Records
Contatti: Sito ufficiale
 
TRACKLIST
  1. The Idol
  2. Master Of The Sea
  3. Hero
  4. The Day Of Redemption
  5. Another Day
  6. Never Loose Your Faith
  7. This Is What We Need
  8. The Taste Of Freedom
  9. Devil's Sign
DURATA: 52:07
 

Cimentarsi in un campo diverso dal solito è un "esercizio" davvero utile per non fossilizzarsi e tenere allenata ed elastica la propria mente. Il rischio che si corre però è di offrire ai lettori una critica troppo generica oppure eccessivamente dura, se il genere in questione non piace. Per l'occasione ritorno a un amore di gioventù e come tale tanto breve quanto intenso: il power metal europeo.

"Master Of The Sea" è il debutto dei triestini Minotauro, fondati nel 2010 dal chitarrista Roko Smajlagic. Fin dal principio è palese l'orientamento internazionale e professionale della band, che gode di una produzione di livello e ospiti di riguardo, tanto che non pensavo nemmeno di avere a che fare con un gruppo italiano (forse un brutto pregiudizio, lo so). Tutto ciò non è comunque un caso, poiché la formazione presenta elementi provenienti da diverse nazioni, come ho scoperto consultando il suo sito Internet.

Entrando nello specifico, il power metal dei Nostri è piuttosto variopinto e rifugge le formule tricolori vincenti del passato, basate su doppia cassa a manetta e ritornelli ripetuti allo sfinimento. Al contrario i Minotauro prediligono un approccio vario, ricco di tempi medi, accelerazioni mai esasperate e un riffing talvolta decisamente più duro rispetto alla media delle formazioni del filone, come accade in "This Is What We Need". A questa durezza però si contrappone la fruibilità di grande presa tipica del genere (mai ruffiana però), che in un paio di occasioni mi porta alla mente l'eco dei pionieri Helloween (per esempio in "Never Loose Your Faith" o nella stessa "The Idol"), mentre in "Another Day" si respira aria dei Labyrinth di "Return To Heaven Denied"; addirittura l'apertura "ariosa" di "Master Of The Sea" fa risuonare il nome "tabù" DragonForce, depurato però dall'intransigenza ritmica tipica di Herman Li e compagni.

Come detto poc'anzi le tessere del puzzle musicale sono piuttosto diversificate e coprono uno spettro di soluzioni piuttosto ampio: le tastiere col supporto dell'orchestra sono in grado di generare sinfonie maestose ("The Idol"), atmosfere pompose ("The Day Of Redemption") e passaggi dal gusto neoclassico (l'incipit di "Hero"), spingendosi fino all'accenno folk che apre "Never Loose Your Faith" e sa di Mago De Oz o a suoni sintetici. Le chitarre dal canto loro non lesinano impegno nemmeno nei frequenti assoli che cesellano le canzoni.

Per quanto riguarda la produzione, i suoni sono potenti e ogni singolo strumento viene valorizzato in diversi frangenti, compreso il basso di Davor Pavelić. Va citata inoltre la prestazione eclettica del tastierista Ales Lavric, fondamentale per ottimizzare gli umori differenti che si alternano nel disco e inoltre —  come riporta la biografia del sito web —  la sua esperienza negli arrangiamenti a cavallo fra classica e metal è stata importante per sfruttare al meglio il contributo della Croatian Orchestra IstiraPhonic.

Esaurita la parte più oggettiva di questa recensione, è tempo per me di avventurarmi nella critica più specifica e personale. Trovo "Master Of The Sea" un album studiato e davvero professionale, privo di "effetti speciali" effimeri, a lungo andare, e perciò in grado di catturare soltanto dopo numerosi ascolti. Così facendo però i Minotauro contano di resistere più a lungo nel lettore rispetto alla concorrenza, nonostante manchino in scaletta dei veri brani-traino capaci di colpire immediatamente l'ascoltatore. Lo stesso cantante Rudy Berginc si difende adeguatamente, senza mai giocare jolly in grado di far saltare il banco.

I Minotauro sono dotati delle carte in regola per produrre album sempre più interessanti per gli amanti del power metal, perché possiedono conoscenze e capacità; già questo "Master Of The Sea" comunque si difende e ha carne al fuoco da assaporare con calma in più bocconi.