Gruppo: Monolith Cult
Titolo:  Run From The Light
Anno: 2013
Provenienza:   Inghilterra
Etichetta: Future Noise Recordings
Contatti: Facebook  Soundcloud  Reverbnation  
 
TRACKLIST
  1. Sold Down The River
  2. Monolith Cult
  3. Blind Watchmaker
  4. Violent Movements
  5. Human Cull
  6. Suicide And Heroin
DURATA: 41:35
 

Il panorama doom continua a sfornare band di valore e album interessantissimi da far girare nello stereo, stavolta a farmi compagnia sono gli inglesi Monolith Cult con il loro debutto "Run From The Light". Il nome del gruppo ai più dirà poco o nulla, la formazione è però composta da artisti che hanno fatto tanta strada e militano — o hanno militato — in realtà ben più rinomate quali Solstice, Serenity, Lazarus Blackstar, Khang e Threads.

Il fattore esperienza è da tenere in conto sin da subito, dato che una volta inserito nel lettore il disco si nota immediatamente l'idea di suono principale, ricca di profonde vibrazioni, ben delineate e curate, preposte a scavare le tracce. I Nostri prendono spunto da una base di influenze largamente riconoscibili come Black Sabbath, Trouble, Saint Vitus e dagli stupendi Goatsnake, ai quali si va a sommare un approccio oscuro e retrò che in varie circostanze porta a galla rimandi collegabili al mondo N.W.O.B.H.M.

Il rovinoso destino che attende di essere svelato dalle canzoni contenute in "Run From The Light" è pesante, contorto, colmo di sezioni allentate in cui si radicano sensazioni di disperazione e istinti di perdizione. Se da un lato è possibile apprezzare anche frangenti che iniettano nella musica un brivido adrenalinico e frenetico (come avviene in "Blind Watchmaker", "Human Cult" e nella conclusiva "Suicide And Heroin"), dall'altro la grave e inesorabile vena distruttiva che regna internamente a "Sold Down The River" e "Violent Movements" e l'enfatica impostazione del canto di BryOutlaw (come quella racchiusa in "Monolith Cult" per esempio) sembrano intente a celebrare un rituale destinato a concludersi tragicamente.

La verità è che i Monolith Cult sono partiti in quarta, tirando fuori un album che difficilmente passerà inosservato a chiunque mastichi il genere da tempo. Si tratta di una prestazione robusta, equilibrata, ben suonata e più che discretamente prodotta, quindi il sottoscritto non può far altro che suggerirvi di dar loro una chance, poiché se la meritano. Del resto verrete ripagati da un ascolto che, per dirla in stile Facebook, si guadagna il mi piace sul campo.