Gruppo: Black Willows
Titolo:  Haze
Anno: 2013
Provenienza:   Svizzera
Etichetta: Autoprodotto
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TRACKLIST
  1. Haze
  2. Doors Of Perception
  3. Neptune
  4. Haiku
  5. Black Magic
  6. Apache
  7. Velvet Diamond
  8. Set Us Free
  9. Dead Mantra
DURATA: 67:93
 

Ci sono dei tratti orientali nella musica dei Black Willows. Lo si intuisce subito dalla raffinatezza dei grigi inchiostro impressi sul digipak in cartoncino opaco, e in particolare da quel logo intrecciato e radiante posto tra le nubi della copertina come un "Om" al centro dell'universo. E poi c'è un brano dal titolo inequivocabile come "Haiku", oppure quell'oasi profumata di loto che è "Black Magic", note spezziate e rifrazioni elettriche che si stendono su di un ronzante drone dai sapori indiani in grado di titillare i padiglioni auricolari del Buddha. È però evidente che la formazione svizzera non si sia accontentata della mera contemplazione del "mondo fluttuante" per affrontare il proprio viaggio sonoro, anzi. Un chiaro indizio sono quei curiosi colori che fanno capolino dall'anta sinistra della confezione. Si sfila il foglio ivi contenuto e… BAM! Si rimane attoniti di fronte alla colata psichedelica di teschi intrecciati color fucsia, spalmati su di un mini poster a sei facciate. Chissà cos'hanno intravisto i Black Willows oltre le cortine nebulose che ammantano tutto il disco, quel che è certo è che quando le valvole degli amplificatori si surriscaldano e viene pigiato a fondo il pedale della distorsione ne esce un suono, quello che pervade tutto "Haze", rumoroso e annichilente almeno tanto quanto i contrasti tonali scelti per la grafica, pesante ma talmente dinamico da schizzare ben oltre i confini del sistema solare.

I Black Willows suonano massiccio stoner-doom zuppo di psichedelia, saturo di elettricità sino a farsi trascendente, sempre attento a non perdere però mai il controllo della forma canzone grazie alla centralità del groove incessante scolpito dai tamburi e dalle modulazioni dei bassi persistenti. I brani, soprattutto quelli conclusivi, sono dominati dai lunghi viaggi strumentali espansi tipici del genere, fortunatamente sempre guidati dalla poderosa luce guida del ritmo e mai azzoppati da inutili assolo fine e se stessi. Dal denso magma di note affiorano sovente melodie memorabili intonate da una voce persa tra le tempeste magnetiche, come nel caso di "Doors Of Perception", e neppure mancano le tipiche distese floydiane nelle quali cercar riposo tra riflessi più miti, come quelle udibili nella massiccia "Neptune". Poche radure schiacciate tra pinnacoli di elettricità torreggiante, comunque, il centro della cosmologia di "Haze" resta il riff preciso, deflagrante e nitido come il logo visibile sulla copertina del disco.

Non sono certo i soli ad aver scelto lo spazioporto Black Sabbath per partire alla volta dello cosmo, i Black Willows, ma va detto che per tutta la durata dell'album l'astronave rimane governata con confidenza, controllo e potenza visionaria certo non comuni. Chissà fin dove si sapranno spingere. Buon viaggio.