Gruppo: Yayla
Titolo:  Fear Through Eternity
Anno: 2012
Provenienza:  Turchia
Etichetta: Merdumgiriz
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TRACKLIST
  1. Forsaking
  2. Essence; Hate, Guilt, Fear
  3. End Of Purity
  4. Regret
  5. Angst
  6. Decrepitude
  7. Chagrin
  8. Last Hope And Death
DURATA: 37:29
 

Che il black metal sia sempre stato vicino all'ibridazione tanto musicale quanto infra-mediatica non è certo una novità: artisti che hanno sconfinato in altri lidi più o meno saltuariamente (Ulver, Ildjarn, Vinterriket), libri fotografici collegati all'immaginario di genere ("True Norwegian Black Metal" di Peter Beste, per citarne uno), senza contare gli ormai infiniti documentari o pseudo-tali (da "Satan Rides The Media" a quell'assurdità di "The Misanthrope" firmato Nocturno Culto, con tutto ciò che scorre nel mezzo). Questo articolo tratta in realtà di un esperimento su entrambi i fronti.

Poco più di un anno fa recensivamo "Nihaihayat", quarta e a oggi ancora ultima fatica del turco Emir Toğrul, mente della one-man band Yayla. Ora ci ritroviamo a fare un tuffo nel passato, al 2012, quando la Merdumgiriz, etichetta dello stesso Toğrul, diede alle stampe l'album "Fear Through Eternity". Il lavoro in questione è una parentesi esclusivamente ambient, completamente basata sull'utilizzo di sintetizzatore, senza nessun effettivo contatto con i suoni del metal estremo; allo stesso tempo, questo album è anche la colonna sonora dell'omonimo film scritto, diretto e prodotto ancora una volta dall'inesauribile Toğrul. Proprio questo film è il contenuto del dvd da poco arrivato in redazione.

Dimenticate tutto ciò che sapete o presumete di sapere sulla cinematografia sperimentale: "Begotten" di Mehrige (nettamente il lungometraggio "più black metal" mai concepito, a mio personalissimo parere) non ha niente a che spartire con quanto viene qui messo su pellicola. I trentasette minuti di girato in completo bianco e nero, che dovrebbero rappresentare "la storia dei figli del Male abbandonati", sono in realtà... una cosa che non ho assolutamente capito. Ciascuno degli otto brani del disco rappresenta una diversa scena del film: all'inizio, durante l'abbandono, una figura incappucciata (l'attore Deniz Arı) cammina in uno spazio aperto e si dirige verso le mura di pietra di quello che pare un castello. A seguire, ogni brano ritrae un diverso momento del peregrinare di questa figura all'interno della costruzione: a volte in stato di totale immobilità ("Decrepitude"), altre in un'angosciante andirivieni all'interno di una stanza illuminata solo dalla luce filtrante dalle strette aperture di pietra ("Chagrin"). Altrove, ancora, l'intero pezzo è niente altro che una sequenza di zoom-in/out sulle mani dell'uomo, appoggiate a una parete e solo vagamente percettibili a causa dell'oscurità assoluta che permea la scena.

Le atmosfere e gli spazi lambiti dal lavoro sonoro di Yayla sono più che apprezzabili: mettono in luce una certa capacità di evocare umori poco rilassanti, a volte disturbati e in generale molto cupi, cui si uniscono echi marziali che arrivano vagamente a ricordare i Triarii (di nuovo "Decrepitude", con il suo incedere a passo di marcia). Allo stesso tempo, la lunga "Essence..." fa uso di un più vasto campionario di suoni, vicino all'ambient melodico e intimista di stampo simile al primo Eluvium. D'altro canto, devo ammettere di non riuscire a comprendere appieno il significato del cortometraggio, dei suoi lunghi stacchi di completa oscurità, del significato di determinate scelte stilistiche, su tutte la staticità dell'immagine e il registro assolutamente minimale.

Esperimento piuttosto interessante, tirando le somme, quanto estremamente imperscrutabile, "Fear Through Eternity" è un'opera convincente dal punto di vista musicale, più interlocutoria dal punto di vista visivo. A ogni modo, per poter comprendere appieno questo viaggio di dannazione, la sensazione è che si renda necessaria la guida di Emir Toğrul, poiché lo spettatore sprovveduto non possiede i mezzi per trarre le dovute conclusioni.