Gruppo: Iron Walrus
Titolo: Insidious Black Sea
Anno: 2014
Provenienza:   Germania
Etichetta: Redfield Records
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TRACKLIST
  1. Sleep
  2. Get Murdered
  3. Erdbeermund
  4. Minds
  5. You
  6. Missing Times
  7. Heat
DURATA: 29:13
 

Ci sono giornate nelle quali non hai proprio voglia di fare nulla, giornate in cui l'apatia prende il sopravvento ed è in questi momenti che la scelta del disco adeguato può cambiare la situazione. Al sottoscritto, ma credo sia capitato a tanti, basta davvero l'album giusto al momento giusto per risollevare le sorti di ore buttate letteralmente al vento. In ordine di tempo nell'ultima circostanza simile è stato il debutto dei tedeschi Iron Walrus a darmi la sveglia desiderata.

La formazione sassone è composta da membri ed ex di realtà rodate come Dampfmachine, Brother Love Kain, Aggressive Age, Atomic Peat, Good Witch Of The South e Panzerhölle e si cimenta in una proposta che fonde sonorità doom, stoner, sludge e hardcore. Potreste immaginarla come una sorta di commistione fra EyeHateGod, Goatsnake, Helmet e Unearthly Trance; con questi ultimi riscontrabili perlopiù in un paio di situazioni atmosferiche, in certe soluzioni del riffing impostato da Ingo e Bene e in alcuni frangenti dell'interpretazione vocale di Aufi.

Il loro primo parto "Insidious Black Sea" racchiude sette brani per neanche mezzora di musica, che il più delle volte vengono alimentati da ritmiche e atmosfere elementari. Le pulsazioni emesse sono frequentemente violente e scure nei toni, schiantandosi contro l'orecchio come farebbe un pugno ben piazzato. Ciò avviene soprattutto negli episodi più diretti che prendono il via con la traccia posta in apertura "Sleep", seguita dalla mattonata "Get Murdered".

Gli Iron Walrus vanno in pausa nella fase di mezzo del disco: "Erdbeermund" è una traccia resa inquietante dalla voce di Klaus Kinski, che abbandona il cantato per recitare un testo del poeta francese Francois Villon; mentre in "Minds" viene fuori la prestanza del gruppo sulla lunga distanza, facendosi introdurre da una scia sonora ipnotica ciclica, decisamente pesante e all'interno della quale trova il proprio spazio un breve intervallo di chitarra pulita. Da lì in poi sono bastonate sino alla fine, anche se i tre episodi conclusivi ("You", "Missing Times" e "Heat") paiono maggiormente fruibili e ricchi di un'ambientazione generale più adrenalinica e meno compressa se messi a confronto con i due in apertura.

Il gruppo ha dato vita a un album solido e non ho grosse riserve nel definirlo una prova di debutto riuscita. "Insidious Black Sea" del resto è stato composto da musicisti navigati, che hanno una precisa idea di quali siano gli ingredienti adatti a far funzionare un'uscita del genere e lo si percepisce per tutta la sua compatta durata. Per gli Iron Walrus siamo solo alle battute iniziali di questa nuova avventura, in futuro sarà quindi auspicabile ascoltare prestazioni ancora più intense. Speriamo che questo sia il primo di molteplici e graditi incontri con la loro musica.