Gruppo: Hangarvain
Titolo:  Best Ride Horse
Anno: 2014
Provenienza:   Italia
Etichetta: Red Cat Records
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TRACKLIST
  1. Through The Space And Time
  2. Get On
  3. Turning Back On My Way
  4. Free Bird
  5. Knock Back Doors
  6. Way To Salvation
  7. Hesitation
  8. Father Shoes
  9. Last Time
  10. A Life For Rock'N'Roll
DURATA: 37:13
 

Il rock made in Italy è vivo e vegeto, il sottosuolo nostrano si muove e spesso meglio di quanto non si pensi. Per fortuna piccole, ma attente etichette come la Red Cat Records vanno a pescare proprio da lì, portando a galla tante realtà che andrebbero ascoltate e seguite. In questa occasione ci occupiamo dei partenopei Hangarvain.

La band composta da Sergio Toledo (voce), Alessandro Liccardo (chitarra), Alessandro Stellano (basso) e Andrea Stipa (batteria) ha pubblicato il primo album "Best Ride Horse", un lavoro che mette in mostra il potenziale di una compagine che sa ciò che vuole. Le influenze provengono da artisti come Lynyrd Skynyrd, Creed, Mr. Big e Shinedown, con un pizzico di Zakk Wylde. La scaletta è ricca di pezzi veramente gradevoli da ricevere all'orecchio: si passa dalle più ritmate "Through Space And Time", "Free Bird" e "Knock Back Doors" agli immancabili e sostanzialmente indovinati brani lenti "Turning Back On My Way" e "Way To Salvation". Si nota tuttavia l'assenza di un paio di tracce che facciano da traino, elevando ulteriormente il valore complessivo.

La mancanza di una canzone regina comunque non incide negativamente sul vissuto del disco, che dall'inizio alla fine mantiene intatta la sua ruvida fruibilità. Il merito è della buonissima prova dietro al microfono di Toledo, capace di adattarsi all'umore del brano in corso, ottimo nel duetto con Mark Basile in "Hesitation", ma con una pronuncia inglese in generale da rivedere Altrettanto importante il supporto del convincente riffato di Liccardo e le solide basi sulle quali adagia il suo operato, fornite dalla coppia Stellano-Stipa.

Gli Hangarvain fanno parte di quelle formazioni che trovano il modo di farti premere nuovamente il tasto play, poiché il tempo trascorso in loro compagnia è spensierato e musicalmente piacevole, tanto che definirli semplicemente un ottimo sottofondo sarebbe riduttivo e mortificante per dei musicisti in grado di comporre materiale di più che discreta fattura e anche commercialmente appetibile.

Mi auguro di incrociare nuovamente il rock dei napoletani in un futuro prossimo, magari riscoprendolo dotato di quel pizzico di maturità compositiva e personalità in più che li aiuti a distinguersi maggiormente dai tanti onesti mestieranti del genere. Le capacità per aprirsi un varco fra la folla le hanno, dovranno solo trovare il modo di sfruttarle appieno.