Gruppo: Antonio Pantano
Titolo:  Arcandia
Anno: 2014
Provenienza:   Italia
Etichetta: Autoprodotto
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TRACKLIST
  1. Intro: March To The Frozen Plain
  2. Hymn To The Brave
  3. Valley Of The Dragons
  4. Icy Tempest (The Epic Frost)
  5. Heroes Of The Mighty Castle
  6. Furia Divina (King Atheristan VI)
  7. Orania
  8. Ancient Folks Of The North (Clash Of The First Century)
  9. Elvish Woods
  10. Born From The Cold
  11. On Top Of The World
  12. Majestic Wind Of The Northlands
  13. Escape From The Frost (Across The Crystal Lake)
  14. Closing: Return To Summer Lands
  15. Cooley's Reel (Neoclassic Guitar Version)
  16. Dragonvale [traccia bonus, version RPG]
  17. EagleWood [traccia bonus]
  18. Cooley's Reel [traccia bonus, versione Symphonic Metal]
DURATA: 78:49
 

Sono un convinto sostenitore della musica del nostro Paese, se poi proviene anche dalla mia terra, la Sicilia, lo sono doppiamente. È il caso di "Arcandia" di Antonio Pantano, un disco interamente strumentale che, seguendo una certa vena ispiratrice che analizzeremo a breve, vuole cercare di offrire un'esperienza a 360°. Perché questo? Perché l'idea di base non è tanto quella di presentare un album da ascoltare, ma un composto audiovisivo per perdersi nelle "Chronicles Of The Nordic Warriors" di cui il prodotto racconta.

Le dirette fonti d'ispirazione sono abbastanza ovvie, con il Turillone nazionale in primis, lì dove Pantano cerca di mescolare una formula di metal sinfonico con innesti folk, ambientati in un contesto fantasy a metà tra il classico e il recente di Martin. Nulla da obiettare in ciò, se non per la "vagamente" estrema somiglianza con certi elementi delle "Chronicles Of Ice And Fire / Game Of Thrones", anche per via della cura nel ricreare un prodotto complesso e completo che, purtroppo, abbiamo dovuto solo intravedere in formato digitale.

Mandato giù il colpo, e avendo perso qualche diottria nel leggere tutta la storia raccontata tra le pagine del libretto (che in formato digitale aveva anche scritte da "promo" a coprire il testo), la sensazione che ne è rimasta non è stata totalmente positiva. Prima di tutto perché, per quanto a un primo impatto sonoro l'opera dimostri un'incredibile passione e impegno, alla fine dell'ascolto sono davvero pochi i momenti epici di questa saga fantasy. L'eccessiva tendenza a strafare e perdersi in arzigogolate sovrapposizioni tra chitarre multiple e arrangiamenti ripetuti fa dissolvere tutto il pathos in brani che sin dalle prime note sembrano realmente voler narrare qualcosa. È il caso della portante "Icy Tempest (The Epic Frost)", di "Orania" e di "Majestic Wind Of The Northlands": composizioni anche interessanti, ma che (come nel caso dell'ultima) finiscono per diventare a tratti dei calderoni generici di idee mescolate che non riescono a trovare una forma finale.

Ma attenzione: non si tratta certo di un'opera sconclusionata. Anzi, secondo il sottoscritto, Antonio Pantano dimostra un'estrema soluzione di atmosfere quando i brani sono più semplici e concisi: l'oscura "Born From The Cold", i brani siglati come bonus, ma soprattutto la seguente "On The Top Of The World" sono seriamente delle tracce che non stonerebbero affatto in previsione di una colonna sonora (intento sottinteso di Pantano stesso). Questo perché, nel loro piccolo, portano la semplicità e la cura di un concetto netto. Non è un caso, inoltre, che proprio questi brani siano quelli meno ispirati allo stile metallico di Luca Turilli, a dimostrazione che, con una maggiore attenzione ai dettagli e una minore foga, il siciliano potrebbe davvero plasmare meglio le tante idee che ha concentrato nella sua saga orchestrale (e magari allontanarsi dalla fonte d'ispirazione principale).

Lo stesso discorso, brevemente, vale per la parte testuale: un'idea molto bella e artisticamente ben riuscita (o almeno lo sembra, non ci sarebbe dispiaciuto valutare la carte e la qualità del libretto). Purtroppo, questa pecca di ingenuità nel mescolare più parti di una storia, tanti attori e stili descrittivi diversi, con narrazione in terza e prima persona; probabilmente un focus maggiore su uno degli avvenimenti avrebbe giovato sia musicalmente sia testualmente, rilassando la vena creativa.

In definitiva, un disco che è l'ennesima dimostrazione che la grande passione posta in un progetto troppo ambizioso e pomposo può solo rischiare di non raggiungere l'altissimo obiettivo prefissato. Allo stesso tempo, però, "Arcandia" è un prodotto che non si vergogna di spiazzare l'ascoltatore con grande varietà e complessità compositiva, anche sfruttando la voce di Peter Baker (della BBC) come narratore. Le doti artistiche di Pantano non sono in dubbio, come chitarrista (in "Cooley's Reel") o per orchestrazioni più generiche: una maggiore pacatezza compositiva, però, gli assicurerebbe il raggiungimento della meta che si è prefissato.