Gruppo: Dimholt
Titolo:  Liberation Funeral
Anno: 2014
Provenienza:  Bulgaria
Etichetta: Autoprodotto
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TRACKLIST
  1. Blindead
  2. The Neverhealing Wound
  3. Chaos Reborn
  4. The Shades Of Night
  5. Black Horizon
  6. In Tombs
  7. Armageddon
  8. Ruins
  9. ...At The End...
  10. Theodicy
DURATA: 58:39
 

I gruppi estremi in Bulgaria sono decisamente pochi, è quindi con piacere che accogliamo nuovamente sulle nostre pagine i Dimholt, formazione di Burgas, cittadina sulle sponde occidentali del Mar Nero; in vita da diversi anni e con un paio di uscite "minori" all'attivo, il quintetto celebra con "Liberation Funeral" il raggiungimento del primo album completo.

La proposta della band è decisamente canonica, ma non per questo poco appetibile: un black metal battagliero, volutamente sottoprodotto e in pressoché perenne up-tempo, che tuttavia non disdegna qualche apertura melodica qua e là, che se da un lato nulla aggiunge a quanto già sentito "gazzilioni" di volte, dall'altro si lascia apprezzare oggi come in ogni altra occasione. Per dare qualche coordinata più precisa dico che, a un primo ascolto, prima di leggere qualsiasi tipo di informazione pervenutami insieme al promo all'infuori di nome e provenienza del gruppo, ho per qualche ragione ricollegato le sonorità dei Bulgari agli Abigor degli inizi: bene, leggendo il foglio delle informazioni, salta fuori che l'ingegnere del suono che ha avuto per le mani "Liberation Funeral" è niente meno che Thomas "TT" Tannenberger... una delle due storiche metà della formazione austriaca. Certo, i Dimholt fortunatamente non scadono affatto nella categoria dei "gruppi fotocopia", ma è innegabile che la scelta di TT in sala di produzione e l'operato dello stesso diano un chiaro indirizzo all'album.

Al di là di questa curiosità, il disco scorre senza nessun problema, salvo forse qualche appesantimento nella parte centrale che avrebbe potuto essere evitato (i cui brani si aggirano intorno ai sette minuti), ma nulla di preoccupante. Come mi è capitato di sottolineare in tanti altri casi, i Dimholt danno il meglio di sé quando pigiano a fondo sul pedale dell'acceleratore, perdendo un po' di concentrazione invece nei momenti più compassati e rallentati, però il lavoro ne soffre fortunatamente in maniera marginale, soprattutto grazie alle buone soluzioni inanellate nei passaggi melodici (la seconda parte di "Black Horizon", per dirne una). Insomma una pecca che, in un album di debutto, si accetta di buon grado, specialmente da parte di una band originaria di un Paese dove il black metal non si mastica proprio tutti i giorni.

Aspettiamo con interesse e un pizzico di curiosità sviluppi futuri.