Gruppo: Apnea
Titolo: Silent Cities
Anno: 2012
Provenienza: Nuova Zelanda
Etichetta: Immortal Frost Productions
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TRACKLIST
  1. Mediums
  2. She Is...
  3. Mibi
  4. Sleeping Horses
  5. Sve
DURATA: 23:21
 

Il panorama black metal e le sue continue contaminazioni hanno partorito nella seconda metà della decade ormai alle nostre spalle (2000-2010) realtà come Alcest, Lantlôs, Netra, Epitimia e Cold Body Radiation che possono essere amate quanto odiate per il proprio "io musicale" che si allontana dalle forme più ortodosse del genere oscuro, favorendo l'ingresso di flussi post-rock e di sonorità legate allo shoegaze in composizioni tendenti a dipingere trame in cui il colore predominante è il grigio. Tale panorama si è poi allargato a macchia d'olio, tant'è che sono state rilasciate un'infinità di uscite di questo stampo e fra queste molteplici produzioni vi è anche quella dei neozelandesi Apnea intitolata "Silent Cities".

Di questo ep, rilasciato nel 2012 dall'allora duo composto dal polistrumentista e cantante nonché mente del progetto Drew Reid e dal batterista Ben Mikkelsen, ho avuto notizia solo da poco, avendone ricevuta una copia tramite la Immortal Frost Productions che al tempo ne stampò una serie limitata di trecento copie, e se devo essere onesto sono rimasto abbastanza soddisfatto del suo ascolto.

Lo stile in sé non mi dispiace, poiché non amando le correnti che prediligono quantità esagerate di sensazioni zuccherine e divagazioni popolari, ho avuto modo di addentrarmi senza troppi problemi nella commistione equilibrata di atteggiamenti crudi (generati attraverso riff semplicemente aggressivi e una batteria pronta a scoppiare improvvisamente in velocità) e altri delicati e malinconici, che invece si nutrono di melodie morbide ma addolorate e atmosfere meste.

La band risulta essere piuttosto statica in questo "Silent Cities", ma il formato ep la salva in quanto la durata non estesa del lavoro riduce al minimo il danno comportato dalla mancanza d'idee. Inoltre essendosi attenuta rigidamente agli standard stilistici del genere, risulta dopo un po' sin troppo prevedibile nell'impostazione dei cambiamenti d'umore e d'ambiente innestati nel corso dei pezzi. Infine non potendo nemmeno contare sul supporto di una produzione ideale (la voce nei momenti più concitati pare proprio soffrire la viscosità dei suoni che le ruotano attorno) non troverei giusto considerarne il risultato superiore a una striminzita sufficienza.

Gli Apnea hanno sicuramente appreso le basi per portarsi avanti e "Silent Cities" in fin dei conti potrebbe risultare un buon sottofondo, una compagnia che non ti lascia di stucco, tuttavia in possesso di qualche spunto piacevole, soprattutto per ciò che concerne il lato tranquillo e melancolico della proposta. E proprio da qui dovrebbero ripartire nell'eventualità di creare un successore. Staremo quindi a vedere, qualora ciò dovesse accadere, se il duo sarà in grado di soddisfare le aspettative dei fan della scena, io glielo auguro.